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L'Albania ha votato, tra timori di scontri e boicottaggi

L'Albania ha votato, tra timori di scontri e boicottaggi
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REUTERS/Florion Goga
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In Albania oggi 3,5 milioni di cittadini erano chiamati alle urne per eleggere 61 sindaci e consigli comunali. I risultati del voto sono attesi per lunedì mattina. Una tornata elettorale segnata da forti tensioni politiche. L'opposizione di centrodestra guidata da Lulzim Basha ha infatti deciso di boicottare il voto in almeno metà dei comuni, per protesta contro il governo socialista del premier Edi Rama, accusato di corruzione e di brogli nelle precedenti elezioni.

Rama ha insistito perché le elezioni si tenessero comunque, nonostante il parere contrario del Presidente della Repubblica, Ilir Meta. Le operazioni di voto, almeno nelle prime ore della giornata, si sono svolte in assoluta tranqullità. A vigilare sul processo elettorale c'è una missione internazionale guidata dall'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce), composta da circa 180 osservatori di diversi paesi, tra cui l'Italia.

Le più importanti sedi diplomatiche europee e l'ambasciata Usa hanno dispiegato sul terreno apposite squadre con proprio personale dedicato a seguire da vicino le operazioni di voto che si concluderanno alle 19 ora locale.

Dallo scorso febbraio, quando i deputati dell'opposizioni rinunciarono al loro mandato parlamentare, una serie di proteste organizzate a Tirana per chiedere nelle piazze le dimissioni di Rama sono sfociate in incidenti e scontri con la polizia e la comunità internazionale è intervenuta con ripetuti appelli alla calma e una ferma condanna degli atti di violenza. Le proteste non sono mancate questa domenica, ma si sono svolte in un'atmosfera più calma rispetto alle precedenti.

La maggioranza, che sin dall'inizio ha respinto ogni ipotesi di rinvio delle elezioni, ha mantenuto il punto anche quando il presidente della Repubblica, Ilir Meta, lo scorso 10 giugno, ha deciso di annullare la data delle amministrative "per offrire alle parti un'opportunità di dialogo", e decretando che il 13 ottobre è "l'unica nuova data legittima" per la tenuta delle elezioni.

I socialisti di Rama hanno bollato il decreto del Capo dello Stato come "incostituzionale" e hanno subito avviato le procedure per la sua rimozione dall'incarico. Anche i rappresentanti della maggioranza alla Commissione elettorale centrale (Cec) hanno dichiarato di ritenere "non valida" la decisione di Meta e sono andati avanti con i preparativi per le elezioni.

Con l'impegno di "non consentire lo svolgimento delle elezioni", i comuni gestiti dal centrodestra, hanno bloccato l'utilizzo degli spazi pubblici di loro competenza, da parte dell'amministrazione elettorale. In alcune città, le sedi delle commissioni elettorali di zona sono stati assaliti e i materiali destinati per il giorno del voto sono stati distrutti.

La pericolosa situazione venutasi a creare ha provocato un nuovo duro intervento della comunità internazionale. Nelle ultime 48 ore, l'Ue, Usa, Osce e le ambasciate dei più importanti paesi europei, inclusa l'Italia, hanno chiesto in coro che "il processo elettorale sia garantito, come il diritto di ogni cittadino a votare".

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