Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

In Iran il costo del silenzio ha superato quello della protesta: perché un compromesso tra manifestanti e governo sembra impossibile

La gente di Anzali protesta l'8 gennaio
La gente di Anzali protesta l'8 gennaio Diritti d'autore  عکس از شبکه‌های اجتماعی
Diritti d'autore عکس از شبکه‌های اجتماعی
Di Alain Chandelier
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Alla base delle manifestazioni in corso in Iran non ci sono solo ragioni economiche. Si tratta di un fenomeno più profondo, strutturato e complesso

Con il 2026 appena iniziato, le strade di Teheran, Mashhad, Isfahan e di decine di altre città iraniane stanno assistendo a un’ondata di proteste scoppiata il 28 dicembre nel bazar di Teheran dopo il crollo del rial.

Sebbene le anali si siano concentrate sulla rimozione dei sussidi e sull’aumento vertiginoso del costo dei beni essenziali, in prima linea non ci sono solo i meno abbienti.

È evidente la presenza di una “classe media spinta sotto la soglia di povertà” e di una “Generazione Z privata di qualsiasi futuro”.

Secondo molti analisti, non si tratta di una classica rivoluzione del XX secolo per il pane, ma di una “Ribellione dei de-classati”.

Si tratta di individui la cui istruzione, competenze e standard cognitivi appartengono alla classe media globale, ma la cui realtà economica li ha costretti a una lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Non sono scesi in piazza solo per il prezzo del pane: stanno reclamando il loro diritto a un futuro.

Il grande degrado: rabbia di status

L’Iran sta vivendo un fenomeno che i sociologi chiamano “Il Grande Degrado”.

Secondo le statistiche ufficiali, sotto la pressione di un calo del 94 per cento del potere d’acquisto pubblico e di un aumento del 3.319 per cento del tasso di cambio del dollaro sul mercato libero negli ultimi otto anni, professionisti a tempo pieno come ingegneri informatici, medici e artisti non possono permettersi un appartamento modesto o un nuovo laptop.

In questo contesto, le persone non hanno perso la propria identità culturale, hanno perso la loro posizione sociale, consumata dall’inflazione cronica.

Imprigionati in un “presente senza futuro”

In un’economia funzionante, il tempo è un alleato: lavori, risparmi e ti muovi verso obiettivi come comprare una casa o progredire negli studi.

In Iran, il tempo è il nemico.

Quando l’inflazione supera i risparmi, più corri, più ti allontani dai tuoi obiettivi. Questa generazione è intrappolata in una “camicia di forza temporale”, dove tutta l’energia è spesa per la sopravvivenza immediata, lasciando poco spazio mentale per immaginare un domani migliore.

La “macchina del tempo al contrario”

Essere declassati significa viaggiare in una macchina del tempo al contrario. La classe media iraniana si sente spinta indietro di decenni.

Acquisti che dieci anni fa erano ordinari, come un’auto economica, un viaggio internazionale o la sostituzione di dispositivi digitali, sono diventati lussi irraggiungibili.

Questa sensazione di regressione, mentre il mondo avanza, genera una profonda “rabbia di classe”.

Quando la “normalità” diventa lusso

Il costo di una “vita normale”, comprensiva di internet veloce, accesso ai media globali, libertà di scelta nell’abbigliamento e sicurezza del lavoro, è aumentato così tanto da diventare praticamente un bene di lusso.

I manifestanti riconoscono di pagare il prezzo di uno standard di vita del XXI secolo vivendo però una qualità della vita di un’epoca passata.

Cadere sotto la “soglia di sopravvivenza”

Mentre la classe media piange la perdita della qualità della vita, i gruppi marginalizzati lottano per la sopravvivenza.

Con i prezzi alle stelle di beni indispensabili come abitazioni e proteine, molti sono spinti ai margini della società.

Un governo salito al potere nel 1979 con la promessa di sostenere i meno abbienti è ora visto, nel 2026, come la rappresentazione più spudorata di capitalismo clientelare.

Un piccolo gruppo di individui strettamente legati al governo ostenta auto di lusso e stili di vita opulenti sui social media, mentre predica ascetismo al pubblico.

Questa disparità ha trasformato la povertà in un’ingiustizia politica.

L’alleanza di “stomaci vuoti, menti piene”

Nelle rivoluzioni classiche, la classe media spesso si schierava con lo Stato per paura del caos.

Nell’Iran di oggi, invece, la classe media si vede come vittima dello stesso sistema.

Quando un lavoratore non pagato da sei mesi si trova accanto a uno studente che sa che non lo aspetta alcun impiego dopo la laurea, emerge un “dialogo reciproco di sofferenza”, alimentando un movimento nazionale unificato.

Il paradosso del compromesso difficile

Le rivoluzioni classiche chiedevano: “Chi governerà?” Le proteste odierne chiedono: “Come possiamo vivere?”

Le richieste di una vita normale, di internet libero e di una moneta stabile non sono negoziazioni per il potere politico, ma rivendicazioni per lo spazio necessario a respirare.

Il compromesso è estremamente difficile perché il sistema politico ha dimostrato di essere disposto a sacrificare la “normalità” dei cittadini indefinitamente per preservare i suoi dogmi ideologici.

I sussidi statali e le donazioni caritatevoli non possono più lenire l’umiliazione di un popolo che riconosce che la sua povertà deriva dalla cattiva gestione politica, non dalla scarsità di risorse.

Un nuovo paradigma politico

Ciò che il mondo sta osservando non è un disturbo ciclico, ma l’emergere di un nuovo modello politico.

Questo movimento è guidato da una generazione connessa globalmente e da una classe media devastata che ha raggiunto la stessa conclusione: il costo del silenzio ora supera il costo della protesta.

L’obiettivo non è sostituire un’ideologia con un’altra, ma sostituire un’ideologia statale che tutto pervade con la possibilità radicale di una “vita normale” e di un futuro visibile.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Chi è Reza Pahlavi, l'erede al trono persiano, e qual è la sua visione della politica iraniana?

L'Iran reprime le proteste: oltre 200 morti, tensione con Usa e Israele

Proteste in Iran: Teheran minaccia ritorsioni se Usa e Israele intervengono, manifestazioni in Ue