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In Finlandia e Spagna eletti i due parlamenti con più donne in Europa

In Finlandia e Spagna eletti i due parlamenti con più donne in Europa
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Pedro Sanchez partecipa ad una riunione con i membri del partito: Cristina Narbona, Adriana Lastra e Carmen Calvo, nel quartier generale del Psoe il giorno dopo le elezioni - REUTERS/Juan Medina
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Le ultime due elezioni europee di aprile, in Finlandia e Spagna, hanno visto la nascita dei due parlamenti con più rappresentanza femminile nel continente. In entrambi i casi sono state forze di sinistra a vincere: il Psoe di Pedro Sanchez e il Partito Socialdemocratico di Antti Rinne.

Con 164 deputate su 350 (26 in più della scorsa legislatura), quello eletto domenica è il parlamento spagnolo più "femminile" della storia. Le donne rappresentano il 46,8% degli eletti in parlamento. Il Psoe è primo per rappresentanza femminile al Congresso con 64 donne su 123 deputati, pari al 52%. Seguito dal Partito popolare con 34 deputate su 66, cioè il 51,5%; in Ciudadanos il numero di deputate è di 21 (36.8%) mentre Unidas Podemos, il cui cambio del nome ammicca proprio all'uguaglianza di genere, fa segnare una percentuale del 47.6% (20 su 42).

La percentuale del 46.8% di donne alla camera è la seconda più alta d'Europa: supera quella della Svezia, dove è del 46.1% (con 161 donne su 349 membri del Riksdag), ma non quella della Finlandia, dove si è votato due settimane prima. Qui le donne elette sono state 94 su 200, il che - calcolatrice alla mano - restituisce una percentuale del 47%.

In nessun parlamento europeo il 50% dei deputati è donna. In Italia, alla camera dei deputati sono state elette 225 donne, la percentuale è del 35,71%: è la più alta mai raggiunta da un ramo del Parlamento, superiore alla media Ue (31%).

Come mostrano i dati della banca mondiale, la curva a livello planetario delle donne in parlamento è in forte ascesa negli ultimi trent'anni, ma la media di tutti gli Stati è ancora sotto il 24%. Negli Stati Uniti, la percentuale è del 23.5%, molto lontana da quelle del cosiddetto "primo mondo".

Spagna, luci e ombre

Se il prossimo Congresso spagnolo sarà il più egualitario della storia del Paese, bisogna rimarcare che tutti i candidati alla presidenza del governo erano uomini.

Nel paese che verrà governato da Pedro Sanchez (in caso di accordo di coalizione), nel 2007 è entrata in vigore la legge sull'uguaglianza che obbliga i partiti a garantire che, per ogni cinque candidature, nessuno dei due sessi superi il 60 per cento o scenda al di sotto del 40 per cento. Da allora sono state tenute cinque elezioni generali. Dall'inizio di questa fase democratica, scrive il sito Moncloa, il numero di donne si è moltiplicato per otto: le donne nella Costituente erano appena 21 (il 6% per cento del totale).

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Uno sguardo globale

Come scrive il World Economic Forum, negli ultimi 20 anni sono stati fatti enormi passi avanti verso una maggiore rappresentanza femminile. "Nel 1997 le donne occupavano solo il 30% dei seggi in Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi. Ora questa barriera è stata infranta in 49 paesi. Ma dal 2015 i progressi si sono arrestati - e in alcuni casi si è assistito a degli arretramenti".

L'ultimo rapporto della Commissione europea pubblicato in occasione dell'8 marzo mette in luce aree in cui la disuguaglianza di genere la fa ancora da padrone, nella politica europea. I ruoli chiave sono ancora appannaggio maschile, così come i ministeri decisivi.

Su 149 Paesi valutati da uno studio del WEF, solo 17 sono governati da donne. Spiccano Angela Merkel, Jacinda Ardern in Nuova Zelanda e l'americana Nancy Pelosi, diventata la donna più influente della politica americana. In media, solo il 18% dei ministeri rispondo ad una donna. Allo stesso modo, le dirigenti sono solamente il 34% del totale e meno del 7% nei quattro paesi con i peggiori risultati (Egitto, Arabia Saudita, Yemen e Pakistan). I passi avanti più significativi sono stati compiuti da Bahamas, Colombia, Giamaica, Laos e Filippine.

Il caso italiano, per approfondire:_Donne in politica: i numeri - Un dossier AGI per comprendere il reale stato del 'gender gap' nelle istituzioni del nostro Paese_