Guaidó contro Maduro: cosa succede ora in Venezuela?

Guaidó contro Maduro: cosa succede ora in Venezuela?
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REUTERS/Manaure Quintero
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Cosa succederà ora in Venezuela? Guaidó ha forzato imprudentemente la mano, ma lo ha fatto senza avere il sostegno di tutte le forze armate? Quale sarà la reazione di Maduro? Il leader dell'Assemblea Nazionale rischia l'arresto?

Andiamo con ordine. Dopo mesi di stallo, Guaidó ha tentato lo strappo definitivo, apparendo in video per la prima volta assieme ad esponenti delle forze armate.

Dopo gli scontri di ieri, l'opposizione ha invitato il popolo a scendere nuovamente per le strade e protestare in occasione del 1 maggio (Operación Libertad); dall'altro, Maduro ha proclamato la vittoria contro quello che ha definito un tentativo di colpo di stato. Il presidente ha assicurato che non ci sarà impunità contro i "ribelli" e ha negato di essere in procinto di imbarcarsi su un aereo per Cuba, come ha detto il capo della diplomazia statunitense, Mike Pompeo.

Dopo la liberazione dai domiciliari, Leopoldo López, leader di Voluntad Popular - lo stesso partito di Guaidó - si è rifugiato con la famiglia prima presso la residenza dell'ambasciatore cileno, quindi nell'ambasciata spagnola di Caracas. Un cambio di passo dell'esercito, anche se non decisivo, è certamente indicato dalla liberazione di López, vera figura carismatica dell'opposizione venezuelana e mentore politico di Guaidó. Un segnale importante e di grande impatto, secondo gli analisti.

"La situazione è strana. Guaidó e i suoi alleati hanno chiesto ai militari di sollevarsi contro Maduro ma pare che molti pochi membri delle forze armate abbiano dato ascolto al suo appello", spiega a Euronews Tim Gill, esperto di Venezuela dell'Università della Carolina del Nord. Gill prova ad avanzare alcune ipotesi, come quella che Guaidó avrebbe avuto notizia di una rivolta dalle dimensioni più significative, che alla fine non si è vista, o come quella che tutto sarebbe un tentativo di provocare Maduro per fargli prendere provvedimenti drastici contro di lui e i suoi alleati.

Breve storia dei colpi di stato in Venezuela

"Le cose sembrano stare così: Guaidó crede gli Stati Uniti potranno compromettersi a livello militare quando Maduro si deciderà ad usare la forza repressiva contro di lui e i suoi compagni. E, come risultato, Maduro finalmente sarà costretto a lasciare il potere", segnala Gill. I chavisti e gli oppositori hanno annunciato opposti cortei per mercoledì 1 maggio, in un clima di tensione massima. Secondo la Ong Provea, si sono registrate proteste in 28 città del Paese. Un'altra Ong, Foro Penal, stima che siano state arrestate 119 persone, di cui 11 adolescenti.

Nicola Bilotta, ricercatore dell'Istituto Affari Internazionali, in un'intervista all'HuffPost si sente invece di escludere che gli Usa stiano valutando un intervento militare. "Guaidó vuole aumentare la pressione su Maduro attraverso una rivolta popolare e far scendere le persone in piazza. In questo modo l'esercito dovrà decidere se reprimere i manifestanti, oppure unirsi alla rivolta. Da quello che decideranno di fare si capirà effettivamente qual è il destino del Venezuela".

Il rischio di guerra civile rimane comunque alto, e per la prima volta lo stesso Maduro ha parlato di golpe.

I media venezuelani affermano che il generale Manuel Ricardo Christopher Figuera, che da poco è diventato il nuovo direttore del servizio di intelligence bolivariano, è stato uno dei militari ad unirsi a Guaidó. Come scritto qui, tuttavia, i tre uomini chiave per un'eventuale caduta di Maduro rimangono a lui fedeli. Si tratta di Vladimir Padrino López, Ministro della Difesa; dell'ammiraglio Remigio Ceballos, comandante del Comando Operativo Strategico delle Forze Armate, e del comandante generale dell'esercito, Jesús Suárez Chourio. Tutti e tre, ieri, hanno dichiarato via Twitter fedeltà assoluta a Maduro.