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Il Venezuela, tra scontri e clima da guerra fredda. Un'altra vittima a Caracas

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REUTERS/Adriana Loureiro
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Ancora una vittima nelle strade di Caracas, una donna di 27 anni, Jurubith Rausseo, colpita da un proiettile. La capitale del Venezuela da 48 ore è nuovamente scenario di scontro tra sostenitori dell'opposizione, che cercano il rovesciamento del presidente Nicolas Maduro, e la guardia nazionale bolivariana, che per ristabilire l'ordine non esita a ricorrere alle maniere forti.

"Ero laggiù quando il semaforo appena sopra la mia testa è stato centrato da un proiettile - racconta un giovane, intervistato per le strade di Caracas - Vogliamo solo la libertà".

Un altro aggiunge: "Siamo esausti. Non possiamo comprare niente, non riusciamo neanche a mangiare. Come facciamo a vivere qui? Non ci sono medicine, manca la luce, l'energia, il gas. Tutto".

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Nuova carta per Guaidó: uno sciopero generale

Non ha avuto l'esito sperato dall'opposizione l'"Operazione Libertà" lanciata dal leader Juan Guaidó, che aveva esortato l'esercito a sollevarsi contro il presidente in carica, per unirsi ai venezuelani che lo sostengono.

"Non c'è altra via se non quella della protesta, in strada - dice un cittadino di Caracas, fra le strade invase dalle barricate - Una dimostrazione pacifica, ma convinta, perché solo rimanendo in strada proveremo alla comunità internazionale che la gente non ne può più della dittatura di Nicolas Maduro".

Guaidó intanto si gioca anche la carta degli scioperi scaglionati, fino a raggiungere lo sciopero generale dell'intera funzione pubblica. "Le forze armate dovrebbero dire chiaramente che sono con noi - dice - Non siamo gli uni contro gli altri. Non c'è contrapposizione tra noi. Al contrario, devono stare dalla parte della gente".

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Minacce e accuse incrociate tra Stati Uniti e Russia

Sul piano internazionale intanto la questione venezuelana apre scenari da guerra fredda, con Washington che ora evoca un'azione militare - anche se ribadisce: è preferibile la soluzione pacifica - e Mosca che minaccia: "Passi aggressivi comporterebbero conseguenze gravi". Maduro ha già dichiarato vittoria.

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"Il colpo di stato tentato ieri questa schermaglia golpista è stata diretta personalmente dalla Casa Bianca e da Jon Bolton", dice il presidente, accusando il consigliere americano per la Sicurezza nazionale. Maduro ha anche negato di essere pronto a lasciare il Paese, in una situazione che si fa sempre più tesa e confusa, ma anche pericolosa per i cittadini che oggi potrebbero tornare a manifestare.

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Dopo i comizi e le marce di entrambi i leader in Venezuela, la polizia e i manifestanti si sono affrontati nelle strade di Caracas, in un nuovo capitolo della crisi politica, economica e sociale che sta investendo il Paese.

REUTERS/Clodagh Kilcoyne
Washington, sostenitore di Maduro si affaccia dall'ambasciata venezuelanaREUTERS/Clodagh Kilcoyne