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Il "blackout informativo" sui migranti delle guardie costiere italiana e spagnola

Il "blackout informativo" sui migranti delle guardie costiere italiana e spagnola
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Marcos Moreno / AFP
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Nonostante gli sbarchi non siano cessati, le guardie costiere di Italia e Spagna hanno smesso di condividere sui social network informazioni sui migranti. Se un lettore distratto scorresse i loro profili Twitter ufficiali, non troverebbe traccia di alcuna crisi umanitaria.

Una volta sull'account Twitter @guardiacostiera si trovavano puntuali aggiornamenti sulle operazioni di ricerca e soccorso dei barconi alla deriva, utili sia alla stampa sia all'opinione pubblica. Dal marzo 2017, invece, è tutto un fiorire di premiazioni e cerimonie, sequestri di prodotti ittici, soccorsi di sventurati diportisti, consigli per la sicurezza, tartarughe e ricci sottratti ad un fato avverso. Lo stesso dicasi per @salvamentogob: fino al dicembre 2018 il profilo ha mostrato con orgoglio le operazioni di salvataggio delle "pateras", dei barconi, all deriva. Nel 2019 questo tipo di tweet hanno lasciato il posto a consigli su cosa fare in caso di ictus, foto di tramonti e balene e delfini che giocano nell'Oceano.

In Grecia, invece, su Twitter la Guardia Costiera ellenica continua a fornire informazioni sul salvataggio o l'arresto dei αλλοδαπών, letteralmente "alieni", ovvero: i migranti.

Euronews ha analizzato migliaia di tweet dei tre corpi di salvataggio per mettere in evidenza il cambio di strategia comunicativa su uno degli argomenti più "caldi" del dibattito pubblico.

Spagna: cambio di strategia politica (e comunicativa)

Se in Italia ben conosciamo la politica di "porti chiusi" del ministro Salvini, in Spagna si va alle urne a fine mese e il "blackout informativo" sui migranti, come lo definisce El Mundo, ha coinciso con l'irruzione del partito anti-immigrazione Vox nel dibattito pubblico (a dicembre 2018 l'exploit elettorale in Andalusia). I tweet di Salvamento Marítimo (Sasemar) erano proprio tra le fonti più utili per i media, come mostra un rapporto della Ong Málaga Acoge.

La temperatura politica che circonda il dibattito spagnolo sull'immigrazione è testimoniata dagli ultimi provvedimenti del governo Sanchez che un sindacalista ha definito come "uno sforzo di fare i duri" davanti agli occhi dell'opinione pubblica. Provvedimenti di segno opposto rispetto alla decisione di accogliere l'Aquarius dopo che l'attracco fu negato sia da Malta che dall'Italia.

Alcune navi di soccorso sono state allontanate dalla zona calda del Mare di Alborán, ora pattugliata dalla sola Clara Campoamor; quindi sono stati negati alle navi delle Ong, Open Arms e Aita Mari, i permessi per dirigersi al largo della Libia. Entrambe sono bloccate in porto da mesi.

Leggi: Ong e migranti, lo stop alla Aita Mari evidenzia il cambio di rotta del governo spagnolo

Il direttore di Sasemar, il socialista Ignacio López Cano, al timone da inizio 2018, si è reso protagonista di un cambio di rotta comunicativo. La Guardia Costiera spagnola, sotto il Ministero dello Sviluppo, ha risposto a Euronews che "in questo momento stiamo approntando un nuovo piano di comunicazione digitale per Salvamento Marítimo. In questo interim, e mentre decidiamo la strategia di comunicazione sulle nostre reti sociali, continueremo come sempre a dare informazioni alla società attraverso i canali tradizionali". Tra questi, il rapporto pubblicato dal Ministro dell'Interno ogni 15 giorni con i dati sulle operazioni di soccorso.

Anche la Spagna soffre dello stesso problema, il clima è tossico e il costo politico è troppo alto".
Eugenio Cusumano
Professore di Relazioni Internazionali alla Leiden Universiteit

L'assenza di foto di barconi su @salvamentogob non vuol dire che i flussi di migranti si siano interrotti, anzi: rispetto al 2018 gli arrivi via mare sono aumentati del 66.3%. Si parla di 5.628 migranti giunti su 174 imbarcazioni, non contando coloro che tentano l'attraversata delle recinzioni delle enclave Ceuta e Melilla. Numeri sostanzialmente in linea con quelli diffusi dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom) e da Unhcr. L'agenzia delle Nazioni Unite fa sapere a Euronews che i dati raccolti sono indipendenti e non dipendono solamente da quelli forniti dalle guardie costiere ma si basano soprattutto sul personale presente al momento degli sbarchi.

La Guardia Civil ha allestito un comando operativo per coordinare le operazioni con rappresentanti di Frontex, dell'esercito, dell'intelligence, della polizia, di Sasemar e della Croce Rossa. Un'inchiesta di El Pais mostra come la Guardia Costiera spagnola non sia stata mai così impegnata come nel 2018, quando un terzo delle operazioni di salvataggio sono state operate in acque marocchine.

Italia: "Fateci raccontare quello che accade"

Il buco nero informativo degli account social della Guardia Costiera italiana sui migranti dura ormai dal 5 marzo 2017, dal tweet "#Centraleoperativa coordina 2 operazioni #Sar: circa 180 #migranti salvati da due nave #GolfoAzzurro". Sono le settimane dell’avvio delle indagini della procura di Catania e del procuratore capo Carmelo Zuccaro sulle Ong: l’indagine conoscitiva è stata aperta il 17 febbraio 2017, mentre il 22 marzo si è tenuta l'audizione di Zuccaro davanti al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen.

Qualche mese prima, a dicembre e poi a febbraio, il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, aveva accusato le Ong di “rendere più difficile per le autorità di sicurezza europee indagare sulle reti dei trafficanti”. Le indagini di Zuccaro sulle Ong non hanno finora portato ad alcun rinvio a giudizio.

Il silenzio, dicono gli addetti consultati, riguarda anche i comunicati stampa. Qualche mese dopo, nell'ottobre 2017, un gruppo di giornalisti ha firmato un appello ai corpi istituzionali per ottenere il ripristino delle comunicazioni con la stampa e l'agibilità dei cronisti nei porti di sbarco: fateci raccontare quello che accade. "Da mesi nessuno risponde al telefono [...] Pari criticità vale anche per i porti di sbarco. Benché i cronisti siano in possesso di accrediti dalle varie Prefetture di competenza, i giornalisti vengono tenuti a debita distanza sui moli". Primo firmatario: il giornalista di Radio Radicale, Sergio Scandura. Sul sito dell'emittente, a rischio chiusura, un archivio con i video delle operazioni di soccorso del corpo della Marina Militare. Rimane attivo su Twitter il servizio di Alarm Phone.

Importante è sottolineare come l'Italia abbia assistito nel 2019 ad una diminuzione drastica degli sbarchi rispetto al passato. Il Comando generale italiano (MRCC) si è disimpegnato dalle operazioni nella zona SAR libica.

Come spiega l'esperto Matteo Villa dell'Ispi, l'assenza di comunicazioni corrisponde parallelamente proprio a questo disimpegno della Guardia Costiera nelle operazioni di salvataggio oltre le acque territoriali italiane.

"Quando arriva una chiamata, la notizia viene comunicata a Malta e alla Libia senza essere diffusa pubblicamente. Le operazioni ora si fanno solo tra guardie costiere". Le informazioni, insomma, vengono passate ai "colleghi" libici - anche se ora da "porto sicuro" il Paese è passato ad essere in situazione "preoccupante", a detta dello stesso Salvini.

La guardia costiera libica, tuttavia, a volte non risponde per molte ore e questo ha già portato al naufragio di diversi barconi, con conseguente perdita di vite umane.

Questo tipo di notizie ora sono talmente sensibili da essere diventate quasi un segreto. Ma finché l'evento non è mediatizzato, al Viminale non interessa
Matteo Villa
Ispi

Le informazioni sugli sbarchi sono a disposizione di chi sa dove cercarle sul sito della Guardia Costiera, dove ogni mese viene pubblicato un rapporto sulle attività SAR nel Mediterraneo Centrale (siamo fermi a dicembre 2018, tuttavia), e sul cruscotto del Viminale, aggiornato quotidianamente.

Come si vede, nonostante i tweet assenti per il 2018 e per il 2019, gli sbarchi non sono cessati: quest'anno sono arrivati 550 migranti. A dicembre 2018, zero tweet sulle operazioni di salvataggio a fronte di 46 persone soccorse dalla Guardia Costiera. Su Facebook, un'analisi dei 208 post pubblicati dal 1 gennaio 2016 mostra che l'ultima vera comunicazione sui migranti risale al febbraio 2017. Il canale Instagram del Corpo è stato attivato nel dicembre di quell'anno.

Gli sbarchi autonomi, o "fantasma"

"Gli eventi vengono trattati come sbarchi autonomi", commenta Villa, "Si cerca di abbassare il livello informativo e la salienza dell'evento. Se fosse la stessa Guardia Costiera a comunicarlo, potrebbe rischiare di ritrovarsi a fronteggiare la politica dei porti chiusi come è successo con la Diciotti ad agosto, oppure ad aspettare invano l'indicazione di un porto sicuro. Quando i barconi arrivano autonomamente nei pressi delle 12 miglia nautiche, allora questi casi vengono trattati come emergenza ed è obbligatorio portarli in porto. Su questo il Viminale non può fare nulla".

"Ora questi sbarchi avvengono in maniera fantasma", dice il professor Eugenio Cusumano dell'Università di Leida, autore di uno studio sull'ipocrisia della comunicazione istituzionale delle missioni Search and Rescue. Gli sbarchi fantasma avvengono senza intercettazione: i migranti sbarcano da soli e si danno alla macchia.

Nel 2019 assistiamo a due tipi di fenomeni, aggiunge Cusumano: le operazioni SAR che avvengono nella zona di ricerca e soccorso italiana, a cui non viene data nessuna visibilità mediatica, e gli sbarchi fantasma, appunto.

"La Guardia costiera ha dovuto adattarsi ad una comunicazione di basso profilo per mantenere relazioni istituzionali decenti con il Ministero dell'Interno. La Guardia Costiera continua a salvare vite come suo obbligo morale, ma lo fa dietro le quinte".

La Guardia Costiera italiana e il comandante Nicastro, suo portavoce, non hanno risposto alla richiesta di commenti da parte di Euronews. Lo stesso vale per Frontex.

Anche a livello europeo ipocrisia sulla comunicazione interna rispetto a quella "di facciata"

Nel suo studio, Cusumano mostra come le contraddizioni investano anche le operazioni di protezione dei confini europei Triton, programma europeo sostenuto da Frontex, e EUNAVFOR Med, comunemente noto come "Sophia".

Nonostante queste due operazioni di pattugliamento confini abbiano condotto un numero relativamente esiguo di operazioni di salvataggio, i responsabili hanno dato loro grande enfasi retorica - almeno pubblicamente. Tuttavia, cambiato il clima - ovvero in seguito alle polemiche sul cosidetto ruolo di "pull factor", o fattore di attrazione, scatenate da Frontex - i vertici dell'operazione "Sophia" hanno iniziato a minimizzare il loro coinvolgimento nelle operazioni umanitarie nel Mediterraneo davanti al Consiglio europeo. La riunione dei capi di Stato deve rinnovare all'unanimità ogni 6 mesi il mandato e comprende anche membri preoccupati da questo "pull factor", peraltro già smentito da studi accademici.

"Adesso la missione Sophia è finita vittima della stessa ipocrisia organizzata che ne ha garantito la sopravvivenza: il governo italiano, temendo fosse un "pull factor" di ulteriori sbarchi in Italia, ha tolto il proprio sostegno alla missione che le stesse autorità italiane avevano richiesto e ottenuto 4 anni fa", conclude Cusumano.

In Grecia, dove continuano le comunicazioni e gli sbarchi

Neanche in Grecia il flusso dei migranti si è arrestato, anzi, è allo stesso livello di quello spagnolo con 5.621 arrivi via mare nel 2019 calcolati da Iom e 5.492 da Unhcr. In questi anni, la guardia costiera locale non ha mai smesso di condividere informazioni sul suo sito e su Twitter, nonostante l'account sia meno attivo rispetto a quello dei colleghi italiani e spagnoli.

Dal 1 gennaio 2016 al 1 aprile 2019, dei 3207 tweet diffusi da @HCoastGuard, 672 riguardano operazioni SAR. La loro frequenza rispecchia quella dei tentativi di approdo sulle coste greche - fenomeno che è andato via via attenuandosi senza mai cessare del tutto dall'estate 2016 in poi. Sono 270 i tweet di quell'anno; 229 nel 2017; 165* nel 2018 e appena 8 (su un totale di 40 tweet) nel 2019. Un portavoce della Guardia Costiera greca, che vanta una stretta collaborazione con Frontex, ha riferito ad Euronews che "noi non abbiamo cambiato il nostro modo di lavorare. Il flusso di migranti è minore, quindi sono minori le comunicazioni. Ma bisogna chiedere a Spagna e Italia perché [abbiano smesso di condividere queste informazioni]"

Secondo gli esperti consultati, il Paese non avrebbe convenienza ad un blackout informativo istituzionale: la crisi degli sbarchi continua, infatti, nonostante i numeri non siano più quelli di qualche anno fa. Non c'è motivo di fare credere il contrario.

Su questo Google sheet trovate i dati.

AGGIORNAMENTO: Carlotta Weibl, portavoce della Sea Eye, riferisce che "una volta il centro di controllo di Roma ci chiamava per comunicarci un'emergenza, dandoci le coordinate. Oggi non riceviamo quasi alcuna informazione da Roma o Malta. Parlano direttamente con la Libia e noi siamo tagliati fuori. Tutto viene subappaltato alla guardia costiera libica e viene fatto di tutto perché questi migranti non possano neanche avvicinarsi all'Europa".

* Nella prima versione dell'articolo avevamo scritto erroneamente 1665.

Leggi anche: "Navigare a vista, il racconto delle operazioni di ricerca e soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale", studio di Associazione Carta di Roma e Osservatorio di Pavia.