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Guaidó a Euronews: "Non ci sarà nessuna guerra civile in Venezuela"

Guaidó a Euronews: "Non ci sarà nessuna guerra civile in Venezuela"
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CARACAS (VENEZUELA) - Il leader dell'opposizione Juan Guaidó è diventato un eroe nazionale. Ma fino a un mese fa, pochissime persone in Venezuela conoscevano il suo nome. Fino al 23 gennaio, quando si è autoproclamato Presidente ed è stato catapultato alla ribalta internazionale.

Nelle ultime tre settimane, Juan Guaidó ha incarnato un nuovo tentativo da parte dell'opposizione venezuelana di rimuovere Nicolas Maduro dal potere.

Ma il 35enne ex leader studentesco può davvero farlo?

L'inviata di Euronews, Anelise Borges, ha avuto la possibilità di incontrare Juan Guaidó dopo uno dei suoi comizi a Caracas, per parlare dell'incerto futuro del Venezuela. E del suo sconvolgente presente.

"Maduro è assolutamente disconnesso dalla realtà"

Anelise Borges, Euronews:
- Signor Presidente, grazie per aver accettato di parlare con noi, con Euronews.
Nicolás Maduro ci ha detto che la sua campagna politica e il suo movimento politico, che descrive come un colpo di stato contro di lui, sono finiti, hanno fallito. Cosa ne pensa?

Juan Guaidó:
"Il Venezuela ha anni di costruzione di un progetto, uno, in particolare: la costruzione di un movimento, di una mobilitazione che converta verso l'unità. Oggi il 90% del paese vuole uscire da questa crisi. Una crisi generata da chi oggi usurpa le funzioni a Miraflores. Una crisi umanitaria senza precedenti. 3 milioni e 300 mila venezuelani, il 15% della popolazione, è stata costretta ad emigrare.
53 punti in meno del PIL venezuelano, 2 milioni% di inflazione nell'ultimo anno. Difficilmente un leader civile può fare un colpo di stato. Questo è ciò che fanno i militari. Se fosse un colpo di stato, perché sono ancora libero? Dando interviste, generando mobilitazione, autorizzando l'ingresso di aiuti umanitari, nominando ambasciatori nel mondo? Non lo so. Sembra che oggi chi è a Miraflores stia usurpando le sue funzioni e sia completamente separato dalla realtà...quando vediamo grandi manifestazioni come quella che abbiamo visto il 12 febbraio, senza precedenti, in Venezuela, in 60 luoghi del territorio nazionale...quando vediamo un volontarito organizzarsi per l'ingresso degli aiuti umanitari pacifici. Non lo so. Sembra che oggi, e in modo allarmante perché chi paga sono i cittadini, Maduro sia assolutamente disconnesso dalla realtà venezuelana
".

"Il futuro è garantito e Maduro è sempre più isolato"

Anelise Borges, Euronews:
- Questa crisi, questa situazione in cui il Venezuela ha due presidenti, sta durando più tempo di quanto previsto da molti osservatori. E' preoccupato che il suo movimento possa perdere forza, perdere slancio?

Juan Guaidó:
"Sì, il Venezuela ha un presidente legittimo al comando: il sottoscritto. Sfortunatamente in Venezuela ci sono state elezioni nel 2018 che ci hanno portato a questo bivio. L'articolo 233 della nostra Costituzione mi consente di assumere la presidenza in carica e di indire elezioni veramente libere in Venezuela. Vediamo un Maduro sempre più isolato, che non ha alcuna possibilità di mobilitazione, perchè la base del suo consenso sta sparendo...per esempio, Luisa Ortega Diaz, che era procuratore, nominata da Chavez, oggi è in esilio...tiene prigioniero Miguel Rodríguez Torres. Ogni giorno le immagini del chavismo stanno sbiadendoe. Quindi il successo del nostro movimento è garantito. Il nostro supporto sta crescente grazie all'aiuto internazionale, nel riconoscimento, nella legittimità, nel coinvolgere altri movimenti...un lavoro fatto di gruppi, sindacati, associazioni, giovani, studenti, volontari...Così il futuro del Venezuela è garantito. Dobbiamo convivere con questo duro presente, dove le persone muoiono di fame, dove coloro che sono nel regime oggi negano un'emergenza umanitaria senza precedenti, almeno in questo emisfero. La buona notizia è che il futuro oggi è garantito per il Venezuela e che Maduro è sempre più isolato".

"Stiamo parlando a tutti i lavoratori, civili e non civili"

Anelise Borges, Euronews:
- Parla di un movimento in crescita, che sta ottenendo sempre più supporto. Ma questo appoggio non significa nulla se non ha le forze armate dalla sua parte. Sta negoziando con l'esercito venezuelano in questo momento?

Juan Guaidó:
"Stiamo parlando a tutti i lavoratori pubblici, civili e militari che sono disposti a raggiungere tre obiettivi che ci consentiranno di compiere un passo verso un Venezuela migliore: la fine dell'usurpazione, un governo di transizione e elezioni libere. Qualsiasi funzionarioe pubblico che sarà disposto a partecipare a questo processo sarà soggetto anche all'amnistia e alle garanzie, e questo fa parte del timore che le forze armate avvertono oggi. Certo, stiamo parlando con i lavoratori pubblici a tutti i livelli, insisto, civili e non civili".

"Le forze armate, il settore più perseguitato"

Anelise Borges, Euronews:
- Cosa le sta dicendo l'esercito?

Juan Guaidó:
"L'ha visto lei stessa! 27 sergenti hanno espresso insoddisfazione a Cotiza, tre settimane fa. Oggi vengono torturati nella direzione del controspionaggio militare. Un generale dell'aeronautica ha espresso sostegno per la nostra causa. Ogni giorno riceviamo messaggi e chiamate, ma c'è un settore che è particolarmente perseguitato, anche con torture: le forze armate. Oggi in Venezuela ci sono 350 prigionieri politici, 160 prigionieri militari, torturati, perseguitati, anche le loro famiglie. Il Venezuela oggi vive ancora sotto una dittatura. Ecco perché, gliel'ho detto, non ci sono due presidenti, c'è un dittatore crudele, molto crudele in Venezuela, e noi stiamo esercitando le funzioni per avere un'elezione davvero libera: questo è il mandato costituzionale che ho ottenuto. Questa è la cosa importante che il mondo conosca in questo momento. Quindi parlare alle forze armate è la chiave per arrivare ad una transizione pacifica, questo è ciò che vogliono i venezuelani".

"Da che parte staranno le forze armate?"

Anelise Borges, Euronews:
- Qual è il suo piano a breve termine? Quale sarà la sua prossima mossa?

Juan Guaidó:
"La priorità è lasciare che gli aiuti umanitari entrino nel paese il 23 febbraio. Ci aiuterà a contenere l'emergenza. Con questo, stiamo anche testando le forze armate, per vedere da che parte stanno: sono dalla parte dei cittadini, della Costituzione o dalla parte di qualcuno che oggi usurpa le funzioni e che tiene alla fame anche le truppe professioniste delle forze armate e dei quadri intermedi? Non possono vivere con il loro stipendio. Oggi il salario minimo del venezuelano è di 6 dollari al mese. Quindi nessuno può vivere con 6 dollari al mese, si riesce a malapena a sopravvivere. Quindi non credo che un militare, un civile, un'infermiera o qualcuno che appartiene al sindacato dei trasporti apprezzi questa situazione.
La situazione in Venezuela è molto tesa, perché un piccolo gruppo si mantiene continuando a rubare parte dei beni della Repubblica e la burocrazia statale ogni giorno rende piu complicato il processo di ricostruzione, anche di ricostruzione dell'industria petrolifera, il processo di smontaggio e rimontaggio dello stato di diritto, della libertà di espressione e di elezioni veramente libere a breve termine. Ma come ho detto durante il comizio, il campo di battaglia è scelto dall'oppressore, e noi abbiamo fatto tanti sacrifici in questi anni di lotta, in questa costruzione di una maggioranza, di una maggioranza elettorale, di una maggioranza esercitata nelle strade, e stiamo facendo tutto il possibile per uscire da questa dittatura
".

"Con duemila bolivar non si compra nemmeno un caffè con il latte"

Anelise Borges, Euronews:
- Ha appena parlato del salario minimo qui in Venezuela. Nei suoi discorsi, sembra riferirsi molto alla crisi, lei dice di aver capito questa crisi, che lei stesso la sta subendoo. Molta gente dice che le autorità qui in Venezuela vivono fuori dalla realtà. Così ho chiesto a Nicolás Maduro, cosa pensava si possa comprare con duemila bolivar. Non è stato in grado, o non ha voluto, darmi una risposta. Lei sa che cosa si puo comprare oggi con duemila bolivar?

Juan Guaidó:
"Non si può comprare, ad esempio, un caffè con latte. Ma in Venezuela non si può comprare un chilo di formaggio, se si trova, perche oggi ci sono cose che non puoi comprare perchè non ci sono...Non puoi comprare una scatola di antibiotici. Non puoi comprare nemmeno un dollaro. Con duemila bolivar non si arriva nemmeno a un dollaro...si può immaginare cosa si può comprare con un dollaro in Spagna o in Francia. Qui è anche peggio, perché la nostra economia è stata dollarizzata. Con un'inflazione che ha raggiunto i 2 milioni%, le persone hanno cercato di proteggere il loro stipendio, e commercianti o imprenditori hanno iniziato a calcolare le spese in dollari. Quindi, quello che compro con duemila bolivar in Venezuela...non riesco nemmeno a comprare un caffè con il latte. Un piccolo caffè con latte, che fa parte del rito della cultura venezuelana, bere un caffè mattutino e condividerlo con qualcuno. Oggi non si può piû fare, in Venezuela".

"Nessuna guerra civile, ma il Venezuela è già un bagno di sangue"

Anelise Borges, Euronews:
- La situazione è molto difficile. Alcuni dicono che non è mai andata cosi male. Ma alcuni dei suoi alleati hanno parlato di sostenerla fino in fondo e tutte le opzioni sono sul tavolo, persino un intervento militare. Potrebbe esserci un bagno di sangue, un massacro. Appoggerebbe persino quello?

Juan Guaidó:
"**Oggi in Venezuela c'è già un bagno di sangue. Caracas, dove stiamo facendo questa intervista, è la capitale più violenta del mondo. La seconda città più violenta è Valencia, due ore da qui, da Caracas. La quinta più violenta è Puerto Ordaz, che dista sei ore. Siamo già in un bagno di sangue. Oggi in Venezuela c'è un bagno di sangue perché è il paese più violento del mondo. Il FAES, che è un'unità speciale della polizia e delle forze armate, assassina a sangue freddo, sequestra i manifestanti a casa e li uccide, 70 in una sola settimana. Ci sono state 150 persone uccise nelle proteste del 2017. Quindi è discutibile parlarne. Capisco che lei lo dica, perché ciò potrebbe portare ad una presunta guerra civile.
Ma non ci sarà una guerra civile in Venezuela, perché nessuno è disposto a immolarsi per Maduro. Nessuno è pronto a correre rischi per qualcuno che non ha un futuro politico, che non è riconosciuto dal mondo, che non ha nemmeno il rispetto dei suoi subalterni, che ha rotto la catena del potere quando non è stato eletto in una posizione che non corrisponde a lui. Quindi questa opzione - l'intervento militare - spaventa Maduro, motivo per cui continua a organizzare esercitazioni militari esi fa riprendere insieme alle truppe. Mentre noi ci riuniamo con i volontari, pacificamente, ci vestiamo di bianco, cerchiamo aiuti umanitari, cercando paesi che ci aiutino contro questa emergenza...
Quindi non c'è nessuna possibilità di una guerra civile in Venezuela perché ne stiamo già vivendo una e nessuno rischierà per qualcuno che non ha principi ideologici e che sta cercando di salvare solo se stesso e non i suoi cittadini, ll diritto alla vita, il diritto ad una sana alimentazione, il diritto alle libertà sindacali...
Quando dicono che c'è una potenza che vuole intervenire e prendersi tutte le risorse naturali del Venezuela, dico che è completamente sbagliato. il nostro principale cliente storico, della nostra industria petrolifera. Persino Chavez e Maduro vendevano al nostro cliente principale, che sono gli Stati Uniti. Il secondo è l'India. Stiamo già vendendo negli Stati Uniti. Maduro lo sta gia facendo!"

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**"MI hanno chiamato Trump, Duque, Pinera e Macron"

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Anelise Borges, Euronews:
- Il vostro principale cliente è anche uno dei suoi principali alleati in questo momento: il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lui l'ha chiamata. Che cosa aveva da dirle?

Juan Guaidó:
"Il Presidente Trump mi ha chiamato, ma anche il Presidente colombiano Duque e, pochi minuti fa, il Presidente cileno Sebastián Piñera. Ho parlato anche con il Presidente della Francia. Abbiamo parlato con tutti loro. Parte di ciò di cui ho parlato con Trump è il sostegno alla democrazia, il sostegno alla nostra costituzione, il movimento che guida i venezuelani in modo dignitoso e sovrano.
Nelle tre settimane in cui ho svolto questo lavoro, abbiamo già avuto il sostegno di quasi 60 paesi, che danno a un paese come il Venezuela grandi opportunità e risorse, la capacità di recuperare presto la nostra economia
".

"Al regime manca una cosa essenziale: la fiducia"

Anelise Borges, Euronews
- Quanto è stato importante questo supporto internazionale per lei?

Juan Guaidó:
"**È fondamentale...come anche la mobilitazione della nostra gente. Viviamo in un mondo globale. Il nostro primo cliente del petrolio è gli Stati Uniti. Poi l'India, poi la Russia e la Cina, con cui abbiamo diversi accordi. Queste relazioni sono importanti per il futuro del mio paese e di qualsiasi altro paese. Per avere il sostegno e la fiducia che abbiamo ottenuto. Pochi giorni fa abbiamo ricevuto 110 milioni di dollari di sostegno da 30 paesi per gli aiutiumanitari per il Venezuela. Questo è qualcosa che il regime non è in grado di fare perché gli manca qualcosa di essenziale per ogni società: la fiducia".

"Conviene a Russia e Cina sostenere ancora Maduro?"
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Anelise Borges, Euronews
- Nicolás Maduro ha ancora alcuni amici importanti all'estero. Sto parlando di Cina e Russia. Ha contattato anche loro? Cosa hanno da dirle?

Juan Guaidó:
"Vogliamo parlare con tutti. La Russia e la Cina hanno importanti investimenti nell'industria petrolifera venezuelana e anche alcuni progetti di costruzione che il governo cinese ha eseguito attraverso la loro banca di sviluppo. Quasi il 90% di queste costruzioni è paralizzata: treni, fabbriche, zuccherifici, tra le altre cose. Stiamo parlando di 60 bilioni di dollari bloccati!
Il Venezuela è passato dalla produzione di 3,5 milioni di barili di petrolio al giorno a un milione di barili al giorno. Quindi in modo pragmatico, logico, economico, finanziario...è positivo per la Russia che un paese, che è un partner commerciale passi da tre milioni a un milione di barili? Credo che la risposta sia ovvia. Conviene alla Cina che il 90% di ciò che ha investito nel lavoro di costruzione in Venezuela sia bloccato? Penso che la risposta sia ovvia. Proprio come è ovvio, per i venezuelani, che con Maduro non si mangia, non c'è democrazia, non ci sarà fiducia, non ci saranno prestiti per far ripartire l'economia"
.

Anelise Borges, Euronews:
- Ma questi leader hanno risposto al telefono? E' riuscito a convincere qualcuno a ascoltarla sulla possibilità di cambiare la loro opinione su Maduro?

Juan Guaidó:
**"Ci stiamo assicurando che ricevano il messaggio".

**

REUTERS/Carlos Garcia Rawlins
Juan Guaidó durante un comizio a Caracas impugna una copia della Costituzione venezuelana.REUTERS/Carlos Garcia Rawlins

"Non sono preoccupato, se do la mia vita per il popolo"

Anelise Borges, Euronews:
- Nicolás Maduro è sottoposto a molte pressioni internazionali. Ma sembra che sia difficile difficile anche essere nei tuoi panni, signor Guaidó. La Corte Suprema in Venezuela le ha imposto il divieto di viaggiare, hanno bloccato i suoi conti bancari. Lei stesso parla di membri della sua famiglia sottoposti a pressione e intimiditi. E' preoccupato per quello che potrebbe accadere a lei o alla sua famiglia?

Juan Guaidó:"In Venezuela, esercitare la politica o esercitare l'opposizione può costarti la vita. Questo è successo a Fernando Albán, che è stato assassinato dal Sebin (polizia segreta, ndt). Può costare anche la libertà, come Leopoldo López, che è in prigione da 5 anni, o Juan Requesens, un politico, che è stato rapito. Può farti esiliare come Carlos Vecchio, José Manuel Olivares, Gabi Arellano e altri. Può costare l'asilo politico come Freddy Guevara. Certamente c'è un rischio se sei un politico in Venezuela. La persecuzione giudiziaria che fanno contro di me accade anche ai sindacati. Rubén Gonzalez, principale sindacalista delle industrie di base in Venezuela, è in prigione. Questo è molto curioso, perché noi supponiamo di avere un regime o un governo di sinistra che, però, mette in prigione i leader sindacali. È una contraddizione molto profonda di questo regime.
Non sono preoccupato per la mia vita o la mia libertà, se do la mia vita per servire il popolo. Conosciamo i rischi che affrontiamo. La nostra più grande paura è che ciò che sta accadendo in Venezuela diventi la normalità. Andare in un ospedale dove i bambini muoiono di malnutrizione o disidratazione. In un ospedale dove non puoi comprare antibiotici. Oggi gli ospedali non hanno antibiotici.

**E ci sono casi più gravi. Ad esempio, come è successo a un nostro attivista, che aveva un proiettile nella coscia. Ha perso una gamba perché non c'era alcool disinfettante in ospedale. Questa è la nostra preoccupazione, che i nostri figli crescano con il sogno di lasciare il loro paese ed emigrare perché non trovano opportunità nel paese in cui sono nati. Non ha niente a che vedere con la prigione ed è per questo che non ci siamo fermati nemmeno se siamo stati minacciati".

"Rilanceremo il petrolio del Venezuela"

Anelise Borges, Euronews:
- Ora voglio parlarle del petrolio. E' l'unica fonte economica per il Venezuela. Ha appena nominato un nuovo consiglio di amministrazione per PDVSA e CITGO. Come funzionerà esattamente? Perché sono aziende che hanno già dei presidenti. Questa decisione ha conseguenze legali e finanziarie.

Juan Guaidó:
**"Soprattutto legali. Inizialmente abbiamo nominato un consiglio ad hoc di PDVSA, che è il proprietario di CITGO Holding Corporation. Abbiamo nominato questi consigli di amministrazione per poter assumere il controllo delle attività. Quando ci riconoscono come il Presidente in carica, dobbiamo assolvere alle nostre funzioni, come richiesto dal nostro lavoro. E avendo giurisdizione venezuelana e americana, siamo nella facoltà di prendere il controllo del Consiglio. CITGO è una raffineria negli Stati Uniti che lavora il petrolio extra pesante, che è il tipo di petrolio che ha il Venezuela. Questo è il motivo per cui questo è stato un partner strategico per il nostro paese per anni. Ed è per questo che, tra le altre cose, gli Stati Uniti sono il principale cliente del nostro petrolio. Il petrolio extra pesante deve essere venduto alle raffinerie che possono lavorarlo per ottenerne un prodotto finito. Ciò avviene soprattutto negli Stati Uniti, in Cina e in India.
Nei prossimi giorni prenderemo il controllo di CITGO e continueremo a farla unzionare normalmente. Perché a causa della riduzione della produzione di petrolio in Venezuela, dove siamo passati da 3,5 milioni a un milione di barili al giorno, purtroppo stiamo inviando solo 100.000 barili dei 700.000 che la raffineria può elaborare. Sarà una transizione molto tranquilla. Faremo lo stesso una volta che potremo prendere il controllo di PDVSA, che è stata distrutta in Venezuela. PDVSA era diventata la terza più grande industria petrolifera del mondo. Oggi è assolutamente indebitata, in crisi e smantellato a causa di una pessima gestione".

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REUTERS/Manaure Quintero
Juan Guaidó ad una conferenza per il quinto anniversario dell'arresto di Leopoldo López.REUTERS/Manaure Quintero

"Elezioni? Ê presto per parlare di candidati"

Anelise Borges, Euronews:
- Lei insiste sull'importanza di avere elezioni davvero libere in questo paese. Ha intenzione di partecipare alle elezioni? Spera di passare da Presidente ad interim a Presidente del Venezuela?

Juan Guaidó:
"Il mio ruolo in questo momento è quello di coordinare tutti i settori, per guidare e coordinare un processo molto complesso e senza precedenti. Siamo di fronte a una dittatura, alla persecuzione, all'assassinio politico, ad una drammatica crisi sociale. Quindi la scelta ocesso di chi sarà il nostro candidato, perché avremo un solo candidato per tutti i nostri settori, dobbiamo lasciarla per quando l'usurpazione sarà finita e riuniremo tutti i settori del paese. Parlare in questo momento di una candidatura ci separerebbe, e questo non è ciò che vuole in questo momento ogni cittadino venezuelano".

"Attireremo investimenti in Venezuela, un paese finalmente libero"

Anelise Borges, Euronews
- Quali sono le prospettive per il Venezuela?

Juan Guaidó:
"Felicità, speranza, recupero delle nostre industrie in modo che possiamo creare posti di lavoro e diventare di nuovo il paese che siamo sempre stati: un paese a braccia aperte. Siamo il paese con la seconda più grande comunità di italiani. Abbiamo spagnoli e colombiani che vivono qui.
Siamo sempre stati un paese che ha accolto molte persone perché c'erano molte opportunità. Perché abbiamo un bel clima, riserve minerali, industrie. Allora, quale sarà il nostro futuro? Un futuro con molte opportunità, una volta ristabilito lo stato di diritto e la sicurezza giudiziaria, in modo da attirare investimenti dal mondo in Venezuela, un paese finalmente libero
".

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