"Foreign Fighters": processi in patria? L'Europa in ordine sparso

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Diverse le reazioni dei ministri degli Esteri europei alla richiesta di Donald Trump di processare e riaprire le porte ai combattenti andati a ingrossare le file dell'Isil in Siria e Iraq. I paesi europei procedono in ordine sparso, processi sono spesso a rischio per mancanza di prove.

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Come si comporteranno gli Stati europei di fronte al rientro in patria di propri cittadini andati a ingrossare le file dell'ISIL in Siria e Iraq? Che fine faranno i cosiddetti "foreing fighters" che il presidente Trump promette di rispedire indietro dopo la cattura?

Per il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ogni paese potrebbe decidere da solo: "Se parliamo di persone che hanno la nazionalità tedesca, hanno il diritto di rientrare, ma in Siria (perchè stiamo parlando di persone che sono in Siria) non abbiamo modo di verificare, ecco perché ci coordiniamo con francesi e britannici".

Per il ministro della Giustizia francese, Nicole Belloubet: "La situazione geopolitica è appena cambiata, con il ritiro degli americani - spiega - per il momento, non cambiamo politica. Ci siamo preparati nel caso in cui accadesse qualcosa di nuovo, e in questa fase la Francia mantiene la sua posizione, vale a dire si valuterà caso per caso ".

Netta la posizione dell' Ungheria come dimostrano le parole del ministro degli Esteri Peter Szijjarto: "Penso che non dovremmo permettere loro di tornare in Europa. E' una delle sfide piu' difficili che ci attendono quella di mantenere i Balcani occidentali il piu' chiusi possibile e ostacolare in tutti i modi il loro rientro".

Il presidente Trump ha parlato di circa 800 combattenti dell'ISIL catturati dalle forze armate curde, alleate in Siria con gli Stati Uniti.

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