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Torino "insegna" lo sci a Pechino

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Torino "insegna" lo sci a Pechino

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Torino "insegna" le Olimpiadi a Pechino

Milano e Cortina d'Ampezzo sono ad un passo dalle Olimpiadi 2026.
L'assegnazione ufficiale avverrà solo nel giugno dell'anno prossimo a Losanna, ma gli scricchiolii che arrivano da Stoccolma - ultima città rimasta in lizza insieme al duo italico - lanciano Milano e Cortina verso il traguardo dei Giochi Olimpici del 2026.

Peccato che manchi Torino, con il suo background di esperienza derivata dalla buona organizzazione delle Olimpiadi 2006.

Valentino Castellani, ex sindaco di Torino, con la celebre giacca dei volontari olimpici.

In attesa di offrire collaborazione, eventualmente proprio a Milano e Cortina, a Torino si godono il successo del Politecnico, vera eccellenza italiana e unico progettista architettonico internazionale coinvolto per i Giochi Invernali di Pechino, in programma nel 2022.

Obiettivo: il riuso industriale dell'acciaieria di Shougang a Pechino, che diventerà la sede della disciplina del Big Air.

Del resto, Torino ha già una grande esperienza in fatto di riuso industriale: basti pensare alla riconversione della fabbrica Lingotto, ad opera dell'architetto Renzo Piano, fino alle più recenti OGR (Officine Grandi Riparazioni)

Se ne parlerà in un convegno dal titolo "L'eredità olimpica di Torino 2006 e Pechino 2008 verso Pechino 2022".

Di questo progetto, ci parla il professor Michele Bonino, delegato del Rettore del Politecnico, Guido Saracco, per i rapporti con la Cina.

"Come Politecnico siamo coinvolti nel collaborare con la Tsinghua University, la più importante università cinese e nostra partner da oltre 10 anni, nella trasformazione di questa acciaieria...immaginate una grande navata industriale che fungerà da area di accoglienza per gli spettatori olimpici, e quindi, mentre i colleghi cinesi, più tecnici, molto bravi negli impianti sportivi, progetteranno i veri impianti, la rampa per i salti e altre strutture nell'area industriale, a noi spetta il compito di ridisegnare questo recupero della navata industriale, che diventa un centro di accoglienza degli spettatori, circa 10mila metri quadri, in cui chi visiterà l'area olimpica troverà negozi, uffici, ristorazione, accoglienza, gli sponsor", spiega il professor Bonino.

L'edificio progettato dal Politecnico di Torino va in costruzione già a marzo 2019.
Ma l'apporto di Torino non finisce qui: nella sede olimpica di Chongli studiano lo sci dai maestri del Piemonte...

"La cosa che ha fatto Turismo Torino, molto interessante, è stata di portare dei maestri di sci dell'area piemontese, della Via Lattea, di Sestriere, di Bardonecchia a insegnare sci in Cina dove hanno risieduto per un certo periodo e, quindi, hanno portato in qualche modo le nostre Alpi in queste nuove stazioni sciistiche che stanno nascendo", continua il professor Bonino.

Il professor Bonino durante la nostra intervista via Skype.

Al Politecnico di Torino, l'anno scorso è stato fondato un "China Center" che occupa a tempo pieno - oltre al professor Bonino, che trova anche il tempo per insegnare, ovviamente - uno staff di 7-8 persone fisse e attorno una decina di colleghi che ormai viaggiano in Cina.

"Negli ultimi dieci anni, da quando il Politecnico ha iniziato le operazioni in Cina", prosegue il professor Bonino, "le collaborazioni con i principali Atenei cinesi sono cresciute esponenzialmente e, ultimamente, non solo con le Università, ma anche con le istituzioni, come con il Comitato Organizzatore dei Giochi, che abbiamo sviluppato negli ultimi tre anni".

Le "montagne" cinesi e il concetto di sostenibilità

Ma dove sono le montagne in Cina?
"Sono a 300 chilometri da Pechino e non sono delle gran montagne, arrivano a circa mille metri di altezza", dice il professor Michele Bonino. "_**Non sono molto spettacolari, erano desertiche, hanno piantato migliaia di alberi. E adesso stanno costruendo un treno veloce per arrivarci facilmente da Pechino.
Rispetto alle Olimpiadi 2008, questa volta i Giochi di Pechino saranno all'insegna del concetto di sostenibilità economica e per gli investimenti sugli impianti. Niente spese folli".

Il Parco Dora di Pechino

"A Torino c'è un grande navata che viene usata come una piazza coperta, che si chiama Parco Dora, era una vecchia fabbrica smantellata negli anni '80 e completamente ridisegnata. Pensate che è diventata un tale punto di riferimento che il Comitato Organizzatore dice 'Stiamo facendo il Parco Dora di Pechino'", conclude il professor Bonino, sorridendo.

Peccato per Torino

È davvero un peccato che Torino non sia più in corsa per un posto nella candidatura italiana, insieme a Milano e Cortina. Ma qui sono stati certi giochi geopolitici ad "eliminare" la terza punta italiana, sicuramente quella con una maggior esperienza recente di Olimpiadi.

Ecco la nostra intervista, quando la sindaca di Torino Chiara Appendino ci credeva ancora.