Kobane è circondata dall’esercito siriano e da milizie fedeli a Damasco. Migliaia di sfollati fuggono, mentre la città a maggioranza curda affronta bombardamenti e crisi umanitaria
Kobane, nota in arabo come Ayn al-Arab, è da giorni sotto un assedio soffocante imposto dall’esercito siriano e da fazioni affiliate al governo, con un massiccio afflusso di sfollati verso questa città a maggioranza curda.
La paura e il panico crescono, mentre la città è completamente tagliata fuori dall’acqua, dall’elettricità e da Internet, oltre a subire una grave carenza di carburante, sotto il peso dei continui bombardamenti e della crescente insicurezza alimentare e sanitaria.
Situata nel nord-est della Siria, Kobane si trova in un’area a maggioranza curda che per anni è stata controllata dalle Forze Democratiche Siriane (Sdf) - una coalizione di milizie principalmente curde che ha gestito ampi territori in autonomia dopo la guerra contro l’Isis, con il sostegno statunitense.
Negli ultimi mesi, tuttavia, il governo siriano guidato dal presidente Ahmed al‑Sharaa ha avviato un’offensiva per riprendere il controllo delle province settentrionali ed orientali, imponendo l’integrazione delle Sdf nelle forze armate e di sicurezza nazionali.
Nelle aree liberate dall’Isis, l’esercito siriano e milizie affiliate hanno riconquistato territori e infrastrutture, mentre le Sdf hanno ceduto posizioni strategiche come prigioni e campi di detenzione o hanno accettato in parte i piani di integrazione.
Questo riassetto politico e militare ha creato tensioni e violazioni del cessate il fuoco, con Kobane che è diventata uno dei principali punti di attrito tra le forze curde e quelle fedeli a Damasco.
Assedio “da tutti e quattro i lati”
Euronews ha intervistato alcuni residenti, che hanno descritto la vita quotidiana sotto assedio come drammatica.
Il musulmano Ashraf Mahmoud afferma: “La città soffoca, senza acqua potabile, carburante o elettricità. Le panetterie rischiano di chiudere per mancanza di farina”. Secondo lui, parlare di cessate il fuoco “non riflette la realtà”, perché l’area è bersagliata continuamente da razzi, granate e armi pesanti.
Mahmoud sottolinea che la comunità internazionale “non dovrebbe rimanere in silenzio” e chiede un’azione concreta per imporre un cessate il fuoco e mediare tra i combattenti curdi e il governo di Damasco.
Ashraf Mahmoud descrive la situazione umanitaria come “catastrofica”: l’assedio, in corso da oltre una settimana, ha creato gravi carenze di latte, medicinali e forniture mediche, generando uno “stato di panico e caos”. L'uomo ha chiesto l’intervento urgente delle organizzazioni internazionali per garantire cibo e medicinali, soprattutto per neonati e malati.
La Mezzaluna Rossa curda ha segnalato la morte di cinque bambini e di un uomo di 48 anni a causa del freddo estremo e della mancanza di nutrimento.
Secondo Saif Eddin Qader, Kobane è assediata “da quattro lati”: tre controllati da fazioni affiliate al governo siriano e il quarto dal confine turco chiuso. La città “sta pagando il prezzo della sua lotta contro il terrorismo”, con elettricità, acqua e Internet completamente interrotti e tutte le strade bloccate da oltre dieci giorni.
Sonia Ibrahim, una curda di Kobane, racconta di sfollati interni che affollano scuole e negozi privi di porte e finestre. “La città è completamente tagliata fuori da tutti gli elementi della vita”, dice, esortando il mondo ad agire.
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) delle Nazioni Unite stima che circa 134.000 persone siano state sfollate nel nord-est della Siria verso le aree controllate dalle Forze democratiche siriane (Sdf).
Il timore di una ripetizione dei massacri
Kobane si trova a circa 130 km a nord-est di Aleppo, lungo il confine turco-siriano, con il fiume Eufrate a circa 30 km a ovest. La sua posizione la rende particolarmente vulnerabile, soprattutto con gli attuali movimenti militari.
Gli attivisti temono che possano verificarsi massacri simili a quelli di Sahel e Suwayda. L’Osservatorio siriano per i diritti umani segnala un massacro nella provincia di al-Raqa, dove sei civili, tra cui due bambini, sono stati uccisi da fazioni affiliate al governo di transizione, dopo che era stato chiesto loro se fossero curdi o arabi.
Human Rights Watch ha chiesto a tutte le parti in conflitto di proteggere i civili, consentire l’accesso umanitario e indagare sugli abusi.
L’ombrello internazionale delle Sdf
Oggi i curdi rappresentano la maggioranza nel nord e nell’est della Siria, in città come Hasakah, Qamishli e Kobane. Storicamente la loro presenza era limitata, ma dopo la Prima guerra mondiale le promesse di autonomia furono tradite dai trattati internazionali, dividendo i curdi tra Siria, Iraq, Turchia e Iran.
Le aree controllate dalle Sdf sono ricche di gas, petrolio e risorse agricole, rendendole strategiche.
Alcuni osservatori interpretano l’assedio come un tentativo di smantellare l’esperimento di autonomia curda, proprio mentre i curdi rivendicano il diritto all’autoamministrazione.
Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Iom), citata dall’agenzia internazionale The New Arab, più di 134.000 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case nel nord‑est della Siria in seguito agli scontri tra governo e forze curde.
Il cambiamento di politica degli Stati Uniti ha modificato l’equilibrio nella regione. Dopo anni di alleanza con le Sdf nella lotta all’Isis, Washington ha annunciato la fine del suo ruolo di protezione, consegnando il dossier delle prigioni dell’Isis al governo di Damasco. Questo ha privato le Sdf di una risorsa strategica e ha indebolito la loro posizione militare e politica.
Secondo alcuni osservatori, il ritiro degli Stati Uniti ha ha lasciato i curdi esposti all’avanzata dell’esercito siriano. Mahmoud ha evidenziato che l’Sdf ha creato “una sorta di democrazia” e chiede un’integrazione che tuteli tutte le comunità, esortando gli Stati Uniti a riconsiderare la propria posizione.
L’importanza simbolica di Kobane
Saifuddin Qader descrive Kobane come “il simbolo dell’identità curda in Siria e della resistenza contro l’Isis”, sottolineando l’impegno per l’autonomia non solo dei curdi, ma di tutte le comunità siriane, inclusi alawiti, drusi, cristiani, sunniti e sciiti.
Critica la posizione americana, definendola “vergognosa” e un “secondo tradimento dei curdi”, mentre avverte che la minaccia dell’Isis non è ancora sconfitta.
Damasco rifiuta qualsiasi autorità autonoma
Il governo siriano, contattato da Euronews, non ha risposto direttamente, ma nelle dichiarazioni pubbliche definisce le Sdf come “forza separatista” e respinge ogni forma di amministrazione non subordinata a Damasco, ritenendo qualsiasi federalismo o autoamministrazione “costituzionalmente inaccettabile”.
La Rete siriana per i diritti umani (Snhr) ha documentato violazioni delle Sdf a Raqqa: almeno 22 civili, tra cui tre bambini, sono stati uccisi il 18 gennaio 2026, tra bombardamenti, cecchinaggio, colpi diretti e attacchi di droni.
Sono stati diffusi video che mostrano il prelievo di bambini dalla prigione di al-Aqtan, che era sotto il controllo delle Sdf prima di essere conquistata dall'esercito siriano, in scene che hanno attirato critiche e sono state considerate dagli attivisti come una violazione dei diritti dei minori.
Video forniti dal giornalista curdo Rokan Oral