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Diesel, ancora un dilemma europeo

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Lo scandalo Dieselgate non sembra aver insegnato nulla alle case automobilistiche, i cui progressi per ridurre le emissioni in Europa sono stati minimi. Molti, invece, i soldi investiti per dimostrare che la loro tecnologia è pulita e introdurre nuovi test, ancora inefficaci. Queste le considerazioni di ambientalisti e esperti di salute pubblica al vertice Diesel tenutosi a Bruxelles martedi. Tutti chiedono un'inversione di marcia.

"C'è una possibilità che i produttori di automobili capiscano che abbiamo bisogno di più auto elettriche e di accelerare l'innovazione anche perché il modello di business tradizionale dalla produzione di un'auto alla fornitura di mobilità sta cambiando", afferma Connie Hedegaard, del consiglio sostenibilità della Volkswagen.

Il summit ha invitato gli Stati membri europei a coordinare il ritiro e il collaudo dei veicoli a livello europeo, utilizzando test indipendenti e vicini alle condizioni di strada per verificare il rilascio di emissioni. I test attuali mostrano che le nuove auto sono in regola, mentre le emissioni aumentano in modo massiccio quando testate in condizioni reali. Alcuni amministratori locali, come Victor Everhardt, vicesindaco di Utrecht, pensano a delle soluzioni drastiche.

"Forse dovremmo pensare alla tassazione, dovremmo introdurre il prezzo nel prodotto. Se si produce un prodotto inquinante, allora bisogna tassarlo. Migliore è il prodotto, minori sono le tasse".

Mentre città benestanti dell'ovest stanno cercando di sbarazzarsi delle auto Diesel, le città orientali ne stanno acquisendo sempre di più.

Il summit ha invitato le autorità legali a impedire la vendita di veicoli non in regola verso l'Est o in Africa.