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Polarquest2018, la scienza si fa largo tra i ghiacci per trovare risposte su passato e futuro

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Polarquest2018, la scienza si fa largo tra i ghiacci per trovare risposte su passato e futuro

Il team scientifico all'arrivo
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courtesy Polarquest
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Missione compiuta. Gli scienziati a bordo della barca a vela “Nanuq” hanno concluso con un bilancio largamente positivo la spedizione Polarquest2018, che ha circumnavigato l’arcipelago delle Svalbard, nel mar Glaciale Artico, percorrendo 1500 miglia e raggiungendo le parte esterne della banchisa.

Salpata il 22 luglio da Isafjordur, in Islanda, e rientrata un mese più tardi, la missione ha ottenuto importanti risultati nei diversi progetti scientifici in programma. “Ancora non riesco a credere che Polarquest2018 abbia conseguito il 100% degli obiettivi di un programma interdisciplinare cosi vario, senza alcun margine per errori e con risorse limitate – ha detto il capo progetto Paola Catapano - Incredibilmente, tutto ha funzionato al primo tentativo”.

L'INVASIONE DELLE MICROPLASTICHE

Sono stati effetuati decine di campionamenti di microplastiche, di cui uno alla latitudine record di 82°07’ N, ai limiti della banchisa. I campioni sono analizzati dall’Istituto Scienze Marine del CNR, ma già a occhio nudo è apparso che, anche a latitudini estreme, la quantità di plastica che infesta le zone più remote del pianeta è sorprendente.

RAGGI COSMICI E CLIMA

Un altro importante obiettivo della missione riguardava lo studio dei raggi cosmici. Grazie al rivelatore PolarQuEEEst, assemblato al CERN, con la partecipazione di studenti di scuola superiore, e installato a bordo da un team di fisici del Centro FERMI di Roma e dell’ INFN (Istituto Nazionale per la Fisica Nucleare), “abbiamo raccolto un insieme di dati senza precedenti del flusso di raggi cosmici alle più alte latitudini mai raggiunte al livello del mare - ha spiegato Ombretta Pinazza, fisico dell’INFN di Bologna - Attendiamo ora di analizzare le correlazioni con gli altri due rivelatori identici a quello montato a bordo, attualmente in presa dati in Norvegia continentale e in Italia”.

Queste rilevazioni permetteranno anche di meglio comprendere l’influenza dei raggi cosmici sulla formazione delle nubi e la correlazione con le fasi climatiche su un periodo di oltre 500 milioni di anni, contribuendo alla comprensione del cambiamento climatico.

FARE SCIENZA CON MINI DRONI

Soddisfazione anche per i ricercatori del progetto AURORA, condotto a bordo dal professor Gianluca Casagrande dell’Università Europea di Roma e della Società Geografica Italiana: “Grazie a droni a basso costo e sensori di categoria “citizen science” – ha spiegato Casagrande - abbiamo potuto eseguire la cartografia speditiva e ad alta risoluzione e osservazioni nel termico e infrarosso vicino in aree remote e scarsamente visitate dell’arcipelago”

LA RICERCA DEI RESTI DEL DIRIGIBILE ITALIA

Uno degli obiettivi di spicco di Polarquest2018 era la ricerca dei resti del dirigibile Italia, della spedizione di Umberto Nobile, schiantatasi sui ghiacci 90 anni fa (primo tentativo documentato di localizzazione dei resti del dirigibile Italia). Il veliero Nanuq ha raggiunto l’area da cui venne inviato il primo SOS dal radiotelegrafista dell’Italia (sul posto è stata celebrata una cerimonia in memoria dei dispersi del dirigibile); qui, il coordinatore tecnico Mike Struik ha attivato un sonar 3 D multibeam per la ricerca di possibili resti metallici del dirigibile.

I dati raccolti saranno analizzati nelle prossime settimane. “Siamo ansiosi di vedere i dati del sonar, non solo per quanto riguarda il dirigibile, ma soprattutto perché quell’area dell’Oceano Artico non è stata mai sondata prima e ci darà preziose informazioni sulla batimetria” ha detto Morten Stendhal, direttore della Norbit Subsea a Trondheim.

Tutti i momenti più salienti della spedizione Polarquest saranno riassunti in un documentario di prossima uscita.