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La "manualità" degli chef

La "manualità" degli chef
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Di Luca Colantoni
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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"Essere uno chef professionista non significa solo partecipare ai talent." Parola di Carlo Cracco ai nostri microfoni

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Lo ha detto Carlo Cracco proprio a euronews: "Masterchef e gli altri talent sono fatti da persone comuni che vogliono cimentarsi con la cucina, essere uno chef professionista è tutta un'altra cosa". Ed è vero. In quest giorni di Bocuse d'Or a Torino, vedendo all'opera i team di mezza Europa formati da chef pluristellati, si capisce perfettamente che servono anni di studio, una buona dose di estro e fantasia, tecnica e soprattutto tanta manualità. Insomma, in cucina non si può improvvisare.

Anzi, il contrario perché è facile trovarsi d fronte all'imprevisto e quindi diventa fondamentale avere la capacità di cambiare in corsa, cercare conclusioni che non erano state messe in preventivo senza però perdere di vista il quadro generale di ciò che si deve fare.

Ad esempio, prendiamo in esame proprio il Bocuse d'Or che è una autentica Olimpiade della Gastronomia. Cinque ore, quindi con l'incubo delle lancette che corrono, per preparare dei piatti che, per aggiudicarsi la vittoria, devono essere perfetti, con elementi uno sincronizzato con l'altro e che devono, tutti, nessuno escluso, stupire il palato dei giudici.

Ed eccola allora la manualità, paradossalmente e con i dovuti distinguo, la stessa certosina e sapiente manualità che deve avere un chirurgo. Lo chef studia, si aggiorna sulle nuove tecniche di lavorazione, conosce alla perfezione la composizione degli alimenti con i quali crea rispettando il territorio dove opera, ma anche adeguandosi alle nuove tendenze come la "cucina fusion", probabilmente la più estrosa di tutte.

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