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Macron in Cina: riequilibriamo gli scambi economici

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Macron in Cina: riequilibriamo gli scambi economici

Macron in Cina: riequilibriamo gli scambi economici
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Allude ai rischi di protezionismo il presidente francese Emmanuel Macron in visita di stato a Pechino. Parlando al pubblico di un vivaio di aziende che tessono gli scambi commerciali fra la Cina e Parigi ha parlato dei 45 miliardi di importazioni cinesi da parte della Francia e dei soli 15 miliardi di esportazioni francesi verso la Cina... "quindi abbiamo un accesso al mercato squilibrato che non è soddisfacente - ha precisato - se non osserviamo le cose da un punto di vista responsabile la prima reazione istintiva è quella di frenare da entrambi i lati, invece apriamoci ad una agenda positiva in cui le nostre aziende abbiano più accesso al mercato cinese con le nostre piccole e medie imprese di certi settori, con una apertura della Cina e una maggiore apertura agli investimenti cinesi in Francia".

I due presidenti, il cinese Xi Jinping e Macron,  hanno presenziato alla firma di una raffica di 50 accordi, tra cui quelli in settori strategici come aerospazio ed energia nucleare.

JD.com, la piattaforma di e-commerce cinese, ha preannunciato la vendita di beni francesi per il controvalore di due miliardi di euro spalmati su diversi mesi con ampi acquisto di vini pregati e cognac.

Macron ha visitato insieme alla première dame Brigitte la Città Proibita: un tour magnificato proprio come quello concepito in omaggio di un'altra coppia presidenziale, quella degli statunitensi Donald e Melania Trump.

Proprio come Trump Macron chiede in definitiva  "più sforzi" per un riequilibrio e la sua merce di scambio sottintende una migliore prospettiva negli accordi a tutto campo con l'Europa. Non a caso il capo dell'Eliseo ha ottenuto il plauso dei media cinesi con la connessione tra Francia, Europa e Cina ("siamo la memoria del mondo") sfoggiando un  multilateralismo a tutto campo ed elogiando Pechino per aver tenuto il punto sugli accordi di Parigi relativi al clima che Washington vuole palesemente disattendere.

L'agenzia Nuova Cina ha apprezzato in un commento la sua "posizione pragmatica", soprattutto nella parte in cui indica Pechino come opportunità per l'Europa e non come un pericolo. Macron ha assunto la postura di leader guida in una Ue alle prese con la Brexit e con la Germania depotenziata in cui anche la cancelliera Angela Merkel, tradizionale riferimento di Pechino verso l'Europa, resta frenata dai negoziati coi Sociademocratici per la riedizione della Grande coalizione.

La Cina intanto ha già dichiarato di fornire più di 3 miliardi di dollari di fondi per vari progetti di investimento e sviluppo in Europa centro orientale ed è già molto dinamicamente inserita in tutti i grandi mercati del resto d'Europa con azioni non sempre visibili.

LA CINA IN ITALIA

Il fenomeno della massiccia presenza economica a vari livelli della Cina anche in Italia risale allo scenario dei primordi del XXI secolo. Si calcolano in oltre 40 mila le imprese cinesi presenti nello stivale; molte sono aziende familiari.

Com'è noto mentre la piccola e media impresa italiana (la cui chiave del successo era una sola famiglia proprietaria) langue oggi i cinesi diventano imbattibili nel settore anche perchè non sono poche le produzioni a scarso valore aggiunto alle quali riescono a dedicarsi con una tenacia a prova di noia mortale.

Certe dinamiche di acquisizione del know how fanno sì che i cinesi s'interessimo moltissimo all'artigianato italiano come quello del cuoio che consente loro di targare Made in Italy i manufatti di loro aziende di vario cabotaggio rilevate nell'Italia centrosettentrionale.

I colossi made in China invece operano con maggiori cautele sul piano internazionale dovendo comunque produrre investimenti d'alto bordo. La Lenovo aveva comparto IBM, al Pirelli è cinese già da tempo,  Huawei è una delle maggiori aziende nel settore telecomunicazioni ed ovviamente opera alla grande anche in Italia.

Che dietro a queste dinamiche ci sia una nascosta operazione di reale invasione "politica" è cosa più difficile da dimostrare in dettaglio anche perchè la mondializzazione gioca scherzi curiosi. Basti pensare che proprio Macron, nella logica della diplomazia del panda, ha portato in dono al presidente cinese un cavallo della Guardia repubblicana, un simbolo dell'eccellenza francese ma non solo visto che l'altezzoso castrone baio di otto anni si chiama Vesuvio.