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Cos'è lo ius soli, cosa cambierebbe e le ragioni del sì e del no

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Cos'è lo ius soli, cosa cambierebbe e le ragioni del sì e del no

Una migrante che manifesta al confine italo-francese
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REUTERS/Eric Gaillard
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Si tratta del tassello mancante al capitolo, "incompiuto ma storico", delle leggi sui diritti fondamentali dei cittadini del governo Gentiloni. Uno dei temi politici che ha generato più discussioni in questo periodo, in Italia, ma anche la parola dell'anno 2017 secondo euronews. Il dibattito si trascinerà anche con l'inizio della nuova legislatura.

Parliamo ovviamente dello ius soli. Vediamo di fare chiarezza su cosa esattamente prevede il disegno di legge arenatosi in Senato, cosa possono e non possono fare i figli dei migranti nati o cresciuti in Italia, cosa cambierebbe se dovesse passare e perchè essere favorevoli, o contrari, alla sua istituzione. 

Cosa dice oggi la legge

Oggi per diventare cittadini italiani si fa riferimento alla legge 91 del 1992 che si basa principalmente sullo ius sanguinis. Tradotto: un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano, mentre un bambino nato da genitori stanieri diventa italiano al compimento dei 18 anni e se fino a quel momento ha risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente. Qui trovate un utile schema.

Residenza continua. Dopo dieci anni di residenza in Italia può essere richiesto lo status civitatis qualora uno straniero dimostri di avere redditi sufficienti al sostentamento, di non avere condanne penali e in assenza di impedimenti per la sicurezza della Repubblica. Per uno straniero con cittadinanza europea, la permanenza ininterrotta nel nostro Paese si riduce a quattro anni.

Matrimonio. Si può diventare italiani anche iure matrimonii, sposando appunto un cittadino italiano, dopo due anni di residenza legale in Italia o dopo tre anni di matrimonio se residenti all’estero (termini ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi), a condizione di assenza di precedenti penali. Una fattispecie, questa, riconosciuta dal prefetto della provincia di residenza della persona che ne fa richiesta.

Nell'antica Roma erano cittadini romani, da Caracalla in poi, uomini e donne liberi nati nel territorio vastissimo dell’impero di Roma. Qui qualche riflessione sulla storia politica della cittadinanza in Italia

Il Senato italiano
REUTERS

A che punto siamo

Approvato alla Camera nel 2015, il ddl 2092 di iniziativa popolare (“Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza”) è fermo al Senato in attesa di approvazione (qui potete seguire l'iter). E' rimasta bloccata per un anno e mezzo nella commissione affari costituzionali di palazzo Madama perchè l’opposizione, in particolare la Lega nord, ha presentato decine di emendamenti. La legge è sostenuta dal Partito Democratico, mentre sono contrarie le principali forze di opposizione: Forza Italia e Lega Nord. Il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi, come già aveva fatto alla Camera.

Cosa cambierebbe se passasse

La legge in discussione al Senato introduce due nuovi diritti soggetti al rispetto di certe condizioni:

L’immigrato sospetta la realtà

Salman Rushdie Scrittore
  • Ius soli temperato: In base al primo un figlio di stranieri può ottenere il diritto alla cittadinanza se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia con diritto di soggiorno illimitato o permesso di soggiorno della UE;
  • Ius culturae: Nel secondo caso possono chiedere la cittadinanza i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano superato almeno un ciclo scolastico.

Quanto ai genitori, il diritto di soggiorno permanente è riconosciuto a chi abbia soggiornato legalmente in via continuativa per 5 anni in Italia. 

Necessari altri tre requisiti per gli extracomunitari: alloggio idoneo a termini di legge, superamento di un test di conoscenza della lingua italiana e reddito non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale. Da questo permesso sono esclusi gli stranieri pericolosi per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.

Su Facebook il gruppo Italiani Senza Cittadinanza fa sua la battaglia di più di un milione di figli di stranieri in Italia, tre su quattro. Al momento, scrive Il Post, i minori nati in Italia da madri straniere dal 1999 a oggi sono 634.592 (assumendo che nessuno di loro abbia lasciato l’Italia). Per quanto riguarda lo ius culturae, sono invece 166.008 i ragazzi stranieri che hanno completato almeno cinque anni di scuola in Italia, non tenendo conto degli iscritti all’ultimo anno di scuole superiori perché maggiorenni.

Come funziona negli altri paesi europei

Nessuno dei 27 Paesi dell’Unione Europea applica uno ius soli ‘puro’ come fanno invece gli Stati Uniti (chi nasce sul territorio americano, anche da genitori stranieri senza cittadinanza, acquisisce automaticamente la cittadinanza). In Europa, la maggior parte dei paesi adotta il principio dello “ius sanguinis” e in alcuni casi invece viene preso in considerazione uno “ius soli temperato”.

Alcune delle cose che NON possono fare, oggi, i minori stranieri nati in Italia:

I figli di genitori immigrati, benché nati in Italia, sono considerati stranieri nel Paese in cui sono cresciuti. La componente del benessere psico-fisico del ragazzo/a, rispetto all'integrazione con i coetanei, è un aspetto importante del dibattito e non va sottovalutato. Sentirsi addosso quell'etichetta di "extracomunitario" perenne: la non cittadinanza mina alla base la costruzione educativa, scrive un insegnante su Internazionale.

Ecco altre cose che non possono fare allo stato attuale delle cose:

  • "Molti ragazzi, nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccolissimi, rischiano di dipendere fino ai 18 anni dal permesso di soggiorno dei genitori, se il permesso scade e se i genitori perdono il lavoro diventano irregolari”, dice Kwanza Musi Dos Santos, rappresentate della rete Italiani senza Cittadinanza, a Internazionale. "Per molti ragazzi giunti in Italia da piccoli arrivare alla maggiore età diventa un incubo “perché devono preoccuparsi di avere un lavoro o un visto di studio che gli permetta di rimanere in Italia in maniera regolare”;

  • Finché non raggiungono il 18° anno di età, alcuni ragazzi non possono iscriversi a campionati sportivi in cui esistono limitazioni per i giocatori stranieri in rosa. La legge permette ai minori stranieri di fare sport, ma non dà la possibilità di essere inseriti nelle selezioni nazionali, per le quali è necessario avere la cittadinanza. Il presidente del Coni Malagò ha definito la legge "sacrosanta". Lo ius soli sportivo può essere applicato solo ai minori che sono entrati in Italia prima di compiere 10 anni. Esistono inoltre altre limitazioni per alcune federazioni sportive come la FIGC che segue il regolamento internazionale FIFA;

  • Ogni loro viaggio all'estero deve essere preceduto dalla verifica se sia necessario o meno il passaporto italiano o un visto;

  • Andare all’estero con una borsa di studio per un'esperienza di studio più lunga di dodici mesi. Si perderebbero automaticamente la carta di soggiorno, la trafila per richiederla è lunga e complessa e richiede anche un test di italiano che per la cittadinanza non c'è;

  • Se non si è cittadini italiani non si può votare e candidarsi, ma nemmeno partecipare a numerosi concorsi pubblici;

  • Contributi assistenziali, borse di studio, colloqui di lavoro: le differenze esistono, ricorda l'ex ministro Kyenge;

  • Visitare Montecitorio, come nel caso di Ilham Mounssif: possono entrare solo i cittadini UE per ragioni di sicurezza;

  • Riuscire a sbrigare tutte le pratica per la cittadinanza, e per votare quando si compiono 18 anni, se sorgono difficoltà nel reperire i documenti nel paese d'origine - come nel caso di Mohamed Rmaily;

Reuters

Studentesse e attiviste marocchine: una a favore, una contraria

Euronews  ha parlato con due ragazze, entrambe studentesse universitarie e attiviste, entrambe venute dal Marocco quando avevano due anni. Una figlia di ambulante, l'altra di operaio. L'una non ha ancora preso la cittadinanza, l'altra si. Hanno visioni opposte sulla questione.

Ilham Mounssif risiede in Sardegna da quando aveva due anni ed è diventata nota nel marzo 2017 quando fu respinta da Montecitorio perché non aveva il passaporto italiano. La giovane era poi stata accolta dalla presidente della Camera Laura Boldrini. 

Kawtar Bar​ghout, 26 anni, è presidente dell'Associazione Stop Radicalizzazione di Albignasego (PD). Naturalizzata nel 2016, non essendo nata in Italia non ha potuto prendere la cittadinanza a 18 anni ma ha dovuto seguire un altro iter burocratico.

Ilham MounssiffKawtar Bar​ghout
"Non sempre il percorso per ottenere la cittadinanza è sereno perchè sappiamo perfettamente che gli intoppi e le difficoltà sono all'angolo. Sono tantissimi i casi di persone che non si sono neanche mai smosse dal Belpaese e nonostante ciò per alcuni problemi di natura burocratica non sono ancora cittadini. Invece coloro che piu' soffrono di questa mancata riforma sono quelli nella mia situazione, perchè siamo cresciuti ma non nati in questo Paese e non c'è proprio una disposizione che disciplini la nostra situazione. C'è proprio una falla giuridica che non contempla coloro che crescono in Italia a differenza di chi vi nasce. L'hanno chiamato ius culturae sottolineando l'aspetto del percorso scolastico accademico richiesto. Purtroppo non ci sarà e per noi sarebbe stata assolutamente una grande svolta, perchè noi per esempio per poterne fare richiesta dovremo ancorarci alla nostra famiglia. Per la maggior parte sono semplicemente studenti, giovani che non possono permettersi di trovare un lavoro nel lungo termine quindi avere un reddito e dimostrare la sufficiente autonomia reddituale che consenta appunto di fare richiesta della cittadinanza". "In realtà non si sarebbe mai dovuta mai chiamare Ius soli questa riforma, infatti il ddl si chiama modifiche alle disposizioni in materia di cittadinanza. Lo ius soli l'hanno adottato ma con il riferimento di "temperato", quindi non han proprio senso tutte queste polemiche"."Con il mio permesso di soggiorno sono stata ovunque in Europa. L'unico problema è stato viaggiare in Inghilterra, ma tutti gli stranieri lo sanno: ma non è un problema dell'Italia se un Paese terzo chiede il visto. Ho sempre ottenuto borse di studio. Sono i genitori che devono sapersi organizzare e non devono fare sentire il figlio discriminato, senza che la responsabilità la prendano terzi. Lo Stato non può fare da madre o da padre per i figli degli altri", ha detto intervistata da Diego Malcangi di euronews. "Non mi sono mai sentita diversa dagli altri, sapevo che mio padre e mia madre erano stranieri, sono orgogliosa di quello che sono e sempre lo sarò. Non mi sono sentita discriminata per avere un pezzo di carta più piccolo rispetto a uno più grande", continua Barghout, secondo la quale "la legge attuale è correttissima. Se rispetti tutti i requisiti, ottieni la cittadinanza. Così è successo nella mia famiglia e con tutti i miei amici". "Mi pare grave che un bambino prima di 18 anni si senta discriminato senza cittadinanza", conclude. "E' come ti atteggi o come ti comporti che fa la differenza, a quell'età non si sa neanche che valore abbia. Concedere la cittadinanza così le farebbe perdere importanza, è una cosa seria: vuol dire accettare i principi scritti nella costituzione e non cercare escamotage, avere le cose facilmente".

Alcune delle ragioni di chi dice no

Esiste un ebook di Neodemos che riassume parte del dibattito sulla cittadinanza dei giovani migranti, schierato a favore del sì e che sfata falsi miti sulla legge in discussione. I Radicali ne fanno una battaglia di "civiltà e umanità". 

Ecco invece alcuni punti di vista opposti: 

Beppe Grillo, politico e comico: "Concedere la cittadinanza italiana significa concedere anche la cittadinanza europea. Un tema così delicato - che coinvolge 28 Stati membri e oltre 500 milioni di cittadini - deve essere preceduto da una discussione e una concertazione a livello europeo. Bisogna trovare regole uniformi perché la cittadinanza di un Paese dell’Unione coincide con quella europea".

Silvio Berlusconi, politico e imprenditore: "Io non sono per nulla contrario al fatto che chi è cresciuto in Italia, si sente italiano, condivide i nostri valori, ama il nostro Paese, possa diventare italiano. Sono però invece contrarissimo a questa legge, che per la cittadinanza prevede che basti qualche adempimento formale. Non credo debbano diventare italiani coloro che, per esempio, tengono le loro donne segregate, non credono nella libertà religiosa, simpatizzano per i terroristi, odiano i cristiani o gli ebrei. Neppure se hanno seguito cinque anni di studi in una scuola italiana". 

Roberto Marchesi, politologo: "Il diritto alla cittadinanza per questi bambini lo si potrebbe dare agevolmente, e più equamente, anche con una legge apposita che esaminasse più a fondo, e più utilmente per tutti, il livello di base culturale minimo necessario alla completa integrazione in fieri del richiedente". Come nella legislazione USA con il naturalization process. "Se l’Italia adottasse lo “ius soli” spalancherebbe la sua già malandata porta d’ingresso a una ondata migratoria dall’Africa (e da tutti i Paesi della confinante Asia Indo-Europea) che sarebbe l’equivalente di uno tsunami umano di proporzioni bibliche".

Diego Fusaro, filosofo: "Così prevale la figura dell’eguaglianza dell’irrilevanza, mediante la quale si è tutti eguali nel senso di egualmente irrilevanti. Quanti più diritti si estendono ai non-cittadini, tanto più la categoria di cittadinanza smarrisce il suo valore e si dissolve"

Kawtar Barghout (v. sopra): "Questa proposta di legge mette in difficoltà gli stranieri che non possono mantenere la doppia cittadinanza, ad esempio la comunità cinese"

Stefano Parisi, politico: "Introdurre un automatismo è pericoloso e la tempistica è sbagliata. Un simile provvedimento porta sei-settecentomila persone ad avere subito la cittadinanza: una gigantesca sanatoria in una fase storica difficile in materia di immigrazione. Per diventate cittadino del nostro Paese uno straniero deve esprimere una vera volontà di essere italiano. C'è poi il rischio sicurezza: davanti a potenziali terroristi, non potresti più espellerli se italiani"

Rocco Todero, esperto di diritto pubblico amministrativo, il Foglio: "Lo status giuridico è pressoché identico per gli stranieri a quello dei cittadini italiani, i diritti fondamentali sono tutelati.  L’effettiva equiparazione fra cittadini e stranieri che soggiornano regolarmente in Italia è esclusa, invece, con riguardo ai diritti politici e all’elettorato attivo e passivo. Ma sono diritti radicati nell’effettiva partecipazione “fisica” dello straniero alla vita di una comunità e non già nel concetto obsoleto di cittadinanza che richiama, invece, appartenenze a dimensioni omogenee di natura etica, morale, culturale e storica di cui nessuno oggi avverte l’esigenze nell’epoca di un mondo globalizzato multi culturale all’interno del quale diritti e libertà sono riconosciuti a prescindere dallo Stato cui formalmente si appartiene"

Marco Taradash, giornalista e politico: "Sarebbe  la legge più permissiva di tutta Europa e prevede un automatismo condizionato non alla volontà dello Stato bensì a quella della famiglia del bambino. Si lascia ai genitori non solo il diritto di chiedere la cittadinanza ma anche la possibilità di fare una discriminazione all’interno della famiglia. Ritengo che sullo Ius Culturae sarebbe stato possibile trovare in Parlamento una maggioranza più ampia. Chi viene da Paesi dove la religione ufficiale è l’islam – in cui esistono divieti e pene pesantissime per le donne e dove la blasfemia è punita anche con la morte – deve essere in grado di dimostrare che accetta la cultura del mondo più o meno libero".