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Borsalino: la casa che ha vestito i divi del cinema fallisce

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Borsalino: la casa che ha vestito i divi del cinema fallisce

Borsalino: la casa che ha vestito i divi del cinema fallisce
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Un brand noto al mondo, un simbolo di eleganza europea e del made in Italy di lusso. Per molti un must have, un vezzo, con quella falda, capace di rendere enigmatico qualunque sguardo, non a caso utilizzatissima nel cinema.

La Borsalino, la casa di cappelli produttrice dell'omonimo copricapo, dichiara falimento.

Questo lunedì il tribunale di Alessandria ha respinto la richiesta di concordato preventivo presentata dalla società Haeres Equita dell'imprenditore svizzero Philippe Camperio, che ha rilevato l'azienda ed è titolare del marchio. Le ragioni del diritto non vanno giù ai 130 lavoratori che vedrebbero la loro ditta fallire sebbene piena di lavoro e ordini. 

Perché? Per i giri di capitali e società come scatole cinesi dell'ex titolare, operazioni finite nel più grande crac della storia d'Italia dopo Parmalat. Al centro il finanziere Marco Marenco nome del settore gas-energia imputato per la bancarotta fraudolenta delle sue società, con danni complessivi per oltre 3 miliardi di euro tra debiti con le banche e evasione fiscale. Quando il crac viene alla luce, nel 2015, fra le società a lui riconducibili spunta anche Borsalino. 

Rischia così di finire prosaicamente un simbolo di classe, divenuto anche icona romantica del grande schermo tanto che il regista Jacques Deray intitolò proprio "Borsalino" il film con Alain Delon e Jean-Paul Belmondo, belli e dannati nei panni di due malviventi marsigliesi, ovviamente vestiti con l'immortale copricapo. Lo stesso indossato da Marcello Mastroianni in "8 e mezzo", in un'interpretazione di cui Robert Redfort si innamorò, tanto da scrivere agli eredi della famiglia Borsalino chiedendo quel cappello.