Il Senato ha approvato la legge di Bilancio per il 2026 con 113 voti favorevoli. La quarta manovra del governo di Giorgia Meloni passa ora alla Camera per l'approvazione definitiva.
Il Senato ha approvato la legge di Bilancio 2026 con 110 voti a favore, 66 contrari e due astenuti.
L'Assemblea ha approvato anche (con 110 voti favorevoli, 62 voti contrari e un solo astenuto) la nota di variazione dal Bilancio.
Il testo della legge di Bilancio passa ora alla Camera per la seconda lettura parlamentare. L'obiettivo è l'approvazione prima della fine del 2025.
Prima del voto sulla fiducia, in Aula si è registrata la protesta delle opposizioni, con i senatori di Pd, M5S e Avs che hanno esposto dei cartelli rossi con la scritta bianca 'Voltafaccia Meloni'.
La manovra vale complessivamente "circa 22 miliardi", ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, ammontare complessivo che è salito dai 18,7 miliardi iniziali.
Il provvedimento prevede tra le altre cose il taglio dell'aliquota Irpef dal 35 al 33 per cento per i redditi fino a 50mila euro coperto da misure su banche e assicurazioni (in particolare l’aumento dell’Irap di due punti).
"Siamo intervenuti su questioni che sembravano quasi impossibili. La tassazione solo al cinque per cento degli aumenti contrattuali, veniva da sempre chiesta dai sindacati e l'abbiamo fatta, naturalmente per i lavoratori dipendenti con i redditi più bassi. Anche la tassazione all'uno per cento dei salari di produttività credo che sia anche sintomatica della direzione verso cui si deve andare. Un bilancio positivo che dimostra come ancora una volta tutto il governo alla fine sostiene questa linea che abbiamo impostato tre anni fa", ha aggiunto il ministro in quota Lega.
"Con l'ultimo maxi-emendamento abbiamo integrato gli stanziamenti per Transizione 5.0, la Zes e sull'adeguamento prezzi. Tutto è bene ciò che finisce bene. Sono convinto che sia una buona legge di bilancio, che conferma una traiettoria positiva, per il Paese, e per gli italiani. Andiamo avanti", ha chiarito Giorgetti ai giornalisti al Senato dopo l'approvazione della finanziaria.
"Salvini? Magari gli porto un po' di carbone sotto l'albero. Siamo nella transizione green, magari non si usa più", ha scherzato il ministro dell'Economia rispondendo alle domande sullo stato delle relazioni con il leader del Carroccio, Matteo Salvini, dopo le tensioni fra i due che si sono registrate negli ultimi giorni proprio in merito al contenuto della legge finanziaria.
Le critiche dalle opposizioni
La legge di bilancio 2026 è stata accolta in modo negativo dalle opposizioni.
Sui social, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, si è scagliata contro l'esecutivo Meloni.
"Avevano provato di nuovo a smantellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori più in difficoltà, li abbiamo fermati. Fratelli d'Italia aveva inserito in Manovra l'ennesima norma contro i lavoratori sfruttati, un vero e proprio condono per chi non paga adeguatamente i propri dipendenti, anche dopo la condanna al pagamento degli arretrati da parte di un giudice, e legalizza di fatto il lavoro sottopagato. Un provvedimento vigliacco e palesemente incostituzionale ai danni di chi ha lottato per veder riconosciuti i propri diritti: ma non ci stupisce, questi sono loro, questo è il governo di Giorgia Meloni. Una destra servile con i più ricchi e i più furbi, tracotante con chi è in difficoltà. E la Manovra che si apprestano ad approvare ne è la dimostrazione più plastica", ha scritto Schlein.
"La manovra del Governo dei pasticcioni toglie diritti alle pensioni degli italiani, taglia sanità, scuola e trasporto pubblico per finanziare l'opera illegittima del Ponte sullo Stretto e l'acquisto di armi. È una manovra che trasforma l'Italia in un'economia di guerra: con un emendamento del Governo le fabbriche potranno essere trasferite e riconvertite in siti di produzione di armi. Una scelta gravissima", ha detto Angelo Bonelli, parlamentare di Avs e co-portavoce di Europa Verde.
"Intanto crescono la povertà assoluta e il lavoro povero, mentre le bollette energetiche diventano sempre più care. A tutto questo il Governo risponde con la fiducia e con i tagli sociali. Questa legge di bilancio non parla al Paese reale, ma agli interessi ideologici della destra: meno diritti, più armi, più disuguaglianze", conclude Bonelli.
Critico anche il M5S. A parlare è il leader ed ex premier Giuseppe Conte. "Pensavano di farla franca, calpestando i diritti dei lavoratori sottopagati senza che nessuno se ne accorgesse. Invece no: li abbiamo contrastati con forza e ora Meloni e soci ritirano dalla manovra la vergognosa norma che avrebbe impedito a queste persone di ottenere gli arretrati sul loro stipendio, nonostante una sentenza favorevole del tribunale, basata sul principio della giusta retribuzione dell'art. 36 della Costituzione", ha detto sui social Conte. "Li abbiamo dovuti fermare su questa norma squallida, su aumento del tetto del contante a diecimila euro, sui condoni, sulla tentata 'truffa' dello Stato ai cittadini sul riscatto della laurea, sull'ulteriore mazzata sulle finestre mobili per andare in pensione. Ma quando si occuperanno seriamente di stipendi, taglio delle tasse, boom della cassa integrazione e imprese anziché infilare oscenità a destra e a manca?".
La deputata pentastellata Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, sui social ha invece attaccato la premier Meloni sulla cancellazione di Opzione Donna, il canale di prepensionamento per le lavoratrici introdotto nel 2004.
"Non è solo il trionfo dell'incoerenza ma un ignobile tradimento consumato sulla pelle di migliaia di lavoratrici. Fa rabbia ricordare che Giorgia Meloni, dai banchi dell'opposizione, urlava nelle piazze pretendendo la proroga di Opzione Donna. Oggi la cancella senza pietà, calpestando le sue stesse promesse. Per questo più volte sono scesa in piazza con loro, con le madri, le figlie, le lavoratrici che da decenni sorreggono l'ossatura di questo Paese. Qualche settimana fa siamo andate sotto i Palazzi per 'suonare la sveglia' a un Governo sordo e arrogante, ma la risposta è stata il silenzio. Meloni ha scelto deliberatamente di voltare le spalle a chi le aveva dato fiducia. È un accanimento che fa male, prima ancora che indignare. Hanno chiesto alle donne di lavorare più a lungo, mentre sulle nostre spalle da decenni pesava il lavoro di cura gratuito. Da lì lo Stato ha fatto cassa, accumulando risparmi", ha scritto Appendino.