Un nuovo test del sangue sviluppato con il supporto dei NIH potrebbe individuare il cancro al pancreas nelle fasi iniziali, migliorando diagnosi precoce e sopravvivenza
Un nuovo esame del sangue potrebbe cambiare radicalmente la diagnosi del cancro al pancreas, uno dei tumori più aggressivi e difficili da individuare in tempo.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Cancer Research, un team di ricercatori statunitensi sostenuti dal National Institutes of Health (NIH) ha sviluppato un test capace di rilevare la malattia nelle sue fasi iniziali, combinando biomarcatori già noti con nuove proteine individuate di recente.
L’obiettivo è migliorare la diagnosi precoce e ampliare le possibilità di trattamento di un tumore che, nella maggior parte dei casi, viene scoperto quando è già in fase avanzata.
Un tumore spesso scoperto troppo tardi
L’adenocarcinoma duttale del pancreas è la forma più comune di cancro pancreatico ed è considerato uno dei più letali. La malattia è spesso asintomatica nelle fasi iniziali e, quando i sintomi compaiono, il tumore è già progredito, limitando fortemente le opzioni terapeutiche.
Le statistiche parlano chiaro: solo circa il 10 per cento dei pazienti sopravvive oltre cinque anni dalla diagnosi. Gli specialisti sottolineano però che, se individuato precocemente, il tumore può essere trattato in modo più efficace, con un significativo miglioramento delle probabilità di sopravvivenza.
I limiti dei biomarcatori attualmente disponibili
Il nuovo studio è stato condotto da ricercatori della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania e della Mayo Clinic del Minnesota. Gli scienziati hanno adottato un approccio graduale, analizzando campioni di sangue di pazienti affetti da tumore pancreatico e confrontandoli con quelli di soggetti sani.
Finora, due biomarcatori sono stati utilizzati nella pratica clinica: l’antigene carboidratico 19-9 (CA19-9) e la trombospondina 2 (THBS2). Sebbene utili per monitorare l’andamento della malattia o la risposta alle terapie, questi marcatori non si sono dimostrati sufficientemente affidabili per la diagnosi precoce.
Il CA19-9, ad esempio, può risultare elevato anche in condizioni benigne come la pancreatite o l’ostruzione delle vie biliari, mentre una parte della popolazione non produce affatto questa molecola per ragioni genetiche.
Scoperte due nuove proteine chiave
Analizzando campioni di sangue conservati, i ricercatori hanno identificato due nuove proteine presenti in concentrazioni più elevate nei pazienti con cancro al pancreas in fase iniziale rispetto ai soggetti sani: l’aminopeptidasi N (ANPEP) e il recettore delle immunoglobuline polimeriche (PIGR).
Questa scoperta ha aperto la strada allo sviluppo di un test più accurato, in grado di superare i limiti dei biomarcatori utilizzati finora.
Un pannello a quattro marcatori ad alta precisione
Combinando ANPEP e PIGR con i biomarcatori già noti CA19-9 e THBS2, i ricercatori hanno creato un pannello composto da quattro marcatori. I risultati sono promettenti: il test ha mostrato una capacità di distinguere tra pazienti affetti e non affetti da tumore pancreatico con un’accuratezza complessiva del 91,9 per cento in tutti gli stadi della malattia, con un tasso di falsi positivi del 5 per cento tra le persone sane.
Ancora più rilevante è il dato relativo alle fasi iniziali del cancro, quando il tumore è confinato al pancreas o ha coinvolto solo i linfonodi vicini: in questi casi, il test è riuscito a identificare correttamente l’87,5 per ento dei pazienti.
Verso uno strumento di screening per le persone a rischio
"Aggiungendo ANPEP e PIGR ai marcatori esistenti, abbiamo migliorato in modo significativo la nostra capacità di individuare questo tumore nel momento in cui il trattamento può essere più efficace", ha spiegato Kenneth Zaret, professore all’Università della Pennsylvania e autore principale dello studio.
Zaret ha precisato che i risultati, ottenuti in uno studio retrospettivo, dovranno ora essere confermati in ricerche più ampie. In particolare, saranno necessari studi su persone asintomatiche ma ad alto rischio, come chi ha una storia familiare di tumore al pancreas, specifiche mutazioni genetiche o precedenti clinici di cisti pancreatiche o pancreatite.
Se confermato, il test potrebbe diventare in futuro uno strumento di screening fondamentale per individuare il cancro al pancreas prima della comparsa dei sintomi, aprendo nuove prospettive per la prevenzione e la cura di una delle neoplasie più difficili da trattare.