I colloqui sono il primo incontro diplomatico tra gli Stati Uniti e l'Iran da quando, a giugno, Washington si è unita al conflitto di Israele contro la Repubblica islamica, colpendo i siti nucleari
A Muscat, la capitale dell'Oman, si sono tenuti i primi round di colloqui sul programma nucleare iraniano fra funzionari della Repubblica islamica e degli Stati Uniti.
Il ministro degli Esteri dell'Oman, Sayyid Badr bin Hamad Al Busaidi, ha tenuto due round di colloqui separati con l'inviato del presidente statunitense Donald Trump per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che hanno guidato le rispettive delegazioni ai negoziati nel sultanato del Golfo, che periodicamente ha svolto il ruolo di mediatore tra i Paesi.
Presenti ai colloqui anche il comandante del Centcom, l'Ammiraglio Brad Cooper, e Jared Kushner, genero di Trump.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, al termine del second round di colloqui, ha dichiarato: "Nel complesso, è stato un buon inizio di negoziati. Le decisioni relative al proseguimento dei colloqui saranno prese nelle rispettive capitali. È stato concordato che i negoziati proseguiranno. Non voglio esprimere giudizi affrettati, ma se i colloqui continueranno su questa linea, sarà possibile raggiungere un accordo quadro. Dopo otto mesi turbolenti, il processo di dialogo è iniziato e la sfida principale è la mancanza di fiducia".
I colloqui indiretti in Oman potrebbero durare più a lungo del previsto e proseguire quindi anche nei prossimi giorni.
Il tema dei colloqui con gli Stati Uniti in Oman è stato "esclusivamente il nucleare e non stiamo discutendo di nessun altro argomento", ha aggiunto il ministro iraniano. "Oggi abbiamo affermato chiaramente che il prerequisito per qualsiasi dialogo è evitare minacce e pressioni".
Al termine del primo dei due round di venerdì, il ministro dell'Oman Al Busaidi ha scritto su X che i negoziati "si sono concentrati sulla preparazione delle condizioni appropriate per riprendere i negoziati diplomatici e tecnici".
Ha aggiunto che ciò è avvenuto "alla luce della determinazione delle parti a garantirne il successo nel conseguire sicurezza e stabilità sostenibili".
Si è trattato del primo incontro di questo tipo tra Iran e Usa da quando, a giugno, Washington si è unita al conflitto di dodici giorni di Israele contro la Repubblica islamica, colpendo i siti nucleari.
La tensione tra Washington e Teheran rimane alta dopo le proteste contro il governo iraniano e la violenta repressione dei manifestanti da parte delle autorità del Paese.
Trump rifiuta di escludere un'azione militare in Iran
In vista dei colloqui, Araghchi aveva dichiarato che Teheran adotterà "l'approccio di usare la diplomazia per garantire gli interessi nazionali dell'Iran" durante un incontro a Muscat con Badr al-Busaidi, ministro degli Esteri dell'Oman.
Aveva aggiunto che "l'Iran mantiene la piena disponibilità a difendere la sovranità e la sicurezza nazionale del Paese contro qualsiasi richiesta eccessiva o avventurismo" da parte degli Stati Uniti, dato che Trump si è rifiutato di escludere un'azione militare contro Teheran.
La delegazione statunitense intende esplorare la "capacità nucleare zero" per l'Iran, aveva detto la segretaria stampa della Casa Bianca Karoline Leavitt, avvertendo che Trump ha "molte opzioni a sua disposizione oltre alla diplomazia".
"Stanno negoziando", aveva detto Trump dell'Iran giovedì. "Non vogliono che li colpiamo, abbiamo una grande flotta che sta andando lì", aveva aggiunto il presidente statunitense, riferendosi al gruppo di portaerei che ha ripetutamente chiamato "armada".
L'incontro è arrivato a poco meno di un mese dal culmine di un'ondata di proteste nazionali in Iran, scatenate dalla persistente iperinflazione e dall'alto costo della vita, che si sono trasformate in manifestazioni contro il regime di Teheran.
Le proteste sono state represse con un blackout informativo e una repressione senza precedenti che ha provocato la morte di circa 30mila persone, secondo quanto riferito da addetti ai lavori in Iran e da gruppi per i diritti umani.
Trump ha inizialmente minacciato un'azione militare contro Teheran, dicendo ai manifestanti che "l'aiuto sta arrivando", ma finora si è astenuto da un vero e proprio intervento.
Le tensioni tra Teheran e Washington
Nel periodo precedente i colloqui ci sono state tensioni sulla necessità di includere anche i Paesi della regione, e di affrontare il sostegno di Teheran ai suoi alleati e i suoi programmi di missili balistici, due preoccupazioni a cui l'Iran ha opposto resistenza.
Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio aveva affermato che i colloqui avrebbero includere tutte queste questioni. "Penso che, affinché i colloqui portino effettivamente a qualcosa di significativo, dovranno includere alcune cose, tra cui la portata dei loro missili balistici", aveva detto Rubio ai giornalisti mercoledì. "Questo include la loro sponsorizzazione delle organizzazioni terroristiche in tutta la regione. Questo include il programma nucleare e il trattamento del loro stesso popolo".
Con la portaerei Uss Abraham Lincoln e altre navi da guerra nella regione, insieme a un maggior numero di jet da combattimento, gli Stati Uniti hanno ora probabilmente la potenza di fuoco militare per lanciare un attacco se lo volessero.
Nel frattempo, le nazioni arabe del Golfo temono che un attacco possa scatenare una più ampia guerra regionale, dato che questa settimana le forze statunitensi hanno abbattuto un drone iraniano vicino alla portaerei, mentre l'Iran ha tentato di fermare una nave battente bandiera statunitense con motoscafi nello Stretto di Hormuz.
Le posizioni di Cina e Russia
La Cina ha dichiarato di sostenere l'Iran "nella salvaguardia della sua sovranità, sicurezza, dignità nazionale e legittimi diritti e interessi", si legge in una dichiarazione del ministero degli Esteri cinese, aggiungendo che "si oppone alle intimidazioni unilaterali".
Anche la Russia ha "accolto con favore" l'avvio dei colloqui, ha dichiarato il portavoce della presidenza russa, Dmitrij Peskov, aggiungendo che l'auspicio è che i colloqui possano rivelarsi produttivi e contribuire a una descalation della tensione.
"Invitiamo tutte le parti alla moderazione", ha dichiarato Peskov.