Il Piano d’azione italo-tedesco aggiornato di Merz e Meloni raddoppia l’impegno su autolimitazione legislativa, semplificazione e Better Regulation. Banco di prova: il pacchetto Omnibus e la riforma della Better Regulation.
La scorsa settimana il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha incontrato la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni a Roma, dove i due leader hanno firmato un aggiornamento del Piano d'azione italo-tedesco per la cooperazione strategica bilaterale e a livello UE.
Il piano copre diverse aree, sia per la cooperazione bilaterale tra Italia e Germania sia a livello UE, ed è in gran parte in linea con i piani strategici della Commissione europea fino al 2029.
Colpisce la spinta aperta e ambiziosa dei leader tedesco e italiano per un «autodisciplina legislativa», la prosecuzione dell'agenda di semplificazione, un cambio di mentalità sulla regolazione e riforme della pubblica amministrazione.
Non è una novità: posizioni simili si sono già viste tra i leader dell'UE. Tuttavia, per tradurre davvero questa ambizione in pratica servono sia un cambio di mentalità sia una valutazione concreta dell'impianto legislativo e regolatorio, non solo in chiave di semplificazione delle norme vigenti, ma anche per le proposte che stanno arrivando ora sul tavolo.
Infine, i sostenitori della competitività in Europa devono muoversi con cautela sulla prossima riforma della Better Regulation, che potrebbe ridurre ulteriormente la capacità di decidere in modo informato sulla necessità di alcune nuove iniziative.
Proseguire con l'agenda di semplificazione e l'autodisciplina legislativa
Nel piano, italiani e tedeschi chiedono una «agenda di semplificazione coerente», «autodisciplina legislativa», «attuazione delle iniziative UE non burocratica, favorevole alle imprese e alle PMI».
Obiettivi condivisibili sulla carta, ma difficili da attuare senza un cambio di mentalità: bisogna passare da grandi volumi di nuove iniziative a un processo legislativo mirato, ponderato e proporzionato, con un'azione reale e coordinata in sede di Consiglio dell'UE per incidere sull'agenda della Commissione europea.
Il piano riconosce i limiti attuali a un cambiamento di questo tipo e afferma che serve «una nuova mentalità di autodisciplina legislativa e regolatoria». Anche l'idea che le nuove proposte legislative che rischiano di introdurre oneri amministrativi eccessivi «vadano ritirate o non presentate affatto» è incoraggiante, ma apre interrogativi: Italia e Germania porteranno davvero avanti questi principi non solo con la semplificazione, ma anche restando ferme sulle nuove iniziative che duplicano norme esistenti o incidono in modo sproporzionato su imprese e consumatori europei?
Posizioni comuni sulle proposte Omnibus
Nel piano, Germania e Italia affermano che coordineranno le proprie posizioni sulle proposte Omnibus e proveranno a spingere insieme per una «semplificazione significativa» e una «riduzione tangibile degli oneri» a beneficio di start-up, PMI e «dell'industria nel suo complesso».
Anche questo è un cambio di passo positivo e potrebbe incoraggiare i Paesi membri più piccoli a seguire l'esempio. Finora, però, le proposte Omnibus hanno ricevuto un'accoglienza fredda da parte di politici e organizzazioni di sinistra, che non esitano a mettere sotto pressione gli eletti fino al ripiegamento o all'inazione.
Riforma della Better Regulation: serve cautela
L'ambizione di Italia e Germania di spingere per un'Europa più competitiva attraverso norme più intelligenti e un migliore processo legislativo sarà messa alla prova dalla prossima riforma del sistema di Better Regulation.
La Commissione europea ha in corso fino al 4 febbraio una Call for Evidence sulla Better Regulation e, finora, purtroppo sono arrivate solo 23 risposte. I documenti di supporto sostengono in sostanza che l'UE deve accelerare il processo decisionale, perché alcune consultazioni e valutazioni richiedono troppo tempo e risorse.
Le linee guida e i principi della Better Regulation dell'UE sono spesso criticati perché ambiziosi e coinvolgenti (ma anche riconosciuti da organizzazioni come l'OCSE come esemplari), però di rado applicati fino in fondo, con i decisori che sfruttano spesso scappatoie o evitano i passaggi necessari invocando circostanze di «forza maggiore». Per esempio, le linee guida sulla Better Regulation affermano che si può chiedere alla Segreteria generale l'esenzione dalle stesse (con conseguente eliminazione o riduzione di consultazioni e valutazioni). Esiste perfino una casella di posta dedicata.
Se le linee guida della Better Regulation venissero ulteriormente allentate e il processo di consultazione delle parti interessate fosse ridotto, la Commissione potrebbe scegliere a discrezione da chi ricevere contributi. E se anche le valutazioni (sulla necessità di nuove iniziative legislative, sul loro impatto sull'economia e sul quadro vigente) fossero ridotte al minimo, Paesi come Italia e Germania avrebbero ancora meno leva sull'agenda della Commissione europea e non potrebbero prendere decisioni informate quando discutono le proposte presentate nei negoziati di trilogo.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su EU Tech Loop ed è stato ripubblicato nell'ambito di un accordo con Euronews.