Merriam-Webster afferma che OpenAI ha usato circa 100.000 articoli, voci di enciclopedia e di dizionario per addestrare ChatGPT senza autorizzazione.
Il noto dizionario di lingua inglese Merriam-Webster ha intentato una causa contro OpenAI, accusando la società di aver utilizzato materiale protetto da copyright per addestrare il suo modello ChatGPT.
La causa, presentata insieme alla società madre Encyclopedia Britannica, sostiene che OpenAI abbia copiato oltre 100.000 articoli, voci di enciclopedia e definizioni di dizionario da fonti online. Nel ricorso si afferma che questi contenuti siano stati usati per insegnare a ChatGPT a generare risposte alle richieste degli utenti senza autorizzazione.
Secondo i querelanti, OpenAI viola il diritto d’autore in tre modi: con copie su larga scala di materiale protetto, utilizzando quei contenuti per addestrare la sua intelligenza artificiale e producendo output che assomigliano al contenuto originale.
Le risposte di ChatGPT contengono spesso «riproduzioni testuali o quasi testuali» delle informazioni tratte dal dizionario, sostiene la causa. Questo finisce per allontanare gli utenti che altrimenti visiterebbero il loro sito.
«I prodotti di intelligenza artificiale basati su ChatGPT degli imputati si appoggiano gratuitamente ai contenuti affidabili e di alta qualità degli attori… cannibalizzando il traffico verso i siti web degli imputati con riepiloghi generati dall’IA dei contenuti degli stessi attori», si legge nella causa.
Secondo il ricorso, le informazioni del dizionario sono state utilizzate anche nelle cosiddette allucinazioni dell’IA, le risposte che i sistemi di intelligenza artificiale inventano quando non dispongono di informazioni sufficienti per rispondere a una domanda.
Le risposte di ChatGPT inoltre «omettono in modo fuorviante» parti del contenuto del dizionario, rendendo le spiegazioni «incomplete e imprecise».
I querelanti chiedono un risarcimento economico e un ordine del tribunale che impedisca in modo permanente a OpenAI di proseguire le pratiche contestate.
Euronews Next ha contattato OpenAI in merito alla causa, ma non ha ricevuto una risposta immediata.