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ONU: perchè la Germania non ce l'ha fatta a diventare membro permanente del consiglio di sicurezza

Consiglio di sicurezza dell'ONU, sede dell'ONU a New York, USA, 14 aprile 2026
Consiglio di sicurezza ONU, sede ONU a New York, USA, 14 aprile 2026 Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Laura Fleischmann
Pubblicato il
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L’elezione al Consiglio di sicurezza ONU si è chiusa con appena 104 voti per la Germania. Politici ed esperti discutono le cause: l’influenza russa, accuse di doppi standard e una candidatura avviata troppo tardi.

Nel tentativo di trovare spiegazioni, il ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) ha attribuito a Mosca la responsabilità del fallimento della candidatura a un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (ONU). Secondo Wadephul, il Cremlino avrebbe lavorato dietro le quinte contro la candidatura della Germania, ha riferito giovedì Reuters. «Non è un segreto che la Russia non voglia una voce come la nostra al tavolo del Consiglio di sicurezza e che abbia fatto campagna contro di noi», ha dichiarato il ministro degli Esteri.

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Inoltre, ha aggiunto Wadephul, la posizione della Germania su altri conflitti, come quello in Medio Oriente, non è condivisa da tutti gli Stati membri dell’ONU.

La Germania ha perso la votazione con un ampio scarto. Con 104 voti, a fronte dei 134 per il Portogallo e dei 131 per l’Austria, la Repubblica federale è stata nettamente sconfitta dai due Paesi dell’Europa occidentale. Dal 1º gennaio 2027 Portogallo e Austria occuperanno il seggio per due anni.

Ekkehard Griep, presidente della Società tedesca per le Nazioni Unite (DGVN), individua anch’egli nella posizione della Germania in diversi conflitti una possibile causa: «Un certo numero di Paesi – come si è notato e sentito negli ultimi anni – accusa la Germania di applicare un doppio standard».

Da un lato la Germania condanna con forza la violazione del diritto internazionale commessa dall’organizzazione terroristica Hamas il 7 ottobre. Dall’altro, però, non insiste con la stessa veemenza sul rispetto del diritto internazionale nella condotta di guerra di Israele, osserva Griep.

Tuttavia, secondo l’esperto, non si può individuare una sola causa precisa. Hanno giocato un ruolo diversi fattori. Tra questi, tra l’altro, anche il fatto che la Germania abbia avviato molto più tardi, rispetto ad Austria e Portogallo, la propria campagna per il seggio. L’Austria, per esempio, aveva annunciato già nel 2011 di puntare a un posto al tavolo del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Il Portogallo lo ha fatto nel 2013. La Germania si è mossa solo nel 2019.

Critici come il ministro di Stato dell’Assia per gli Affari internazionali, Manfred Pentz (CDU), mettono ora sul tavolo l**’ipotesi di ridurre il sostegno finanziario della Germania alle Nazioni Unite.** «Se in futuro non avremo più lì l’influenza che ci spetta, sorge la domanda: perché dovremmo continuare a investire così tanto denaro nell’ONU?», ha dichiarato Pentz al quotidiano Bild. La Germania è tra i maggiori contributori finanziari dell’organizzazione.

«Questo renderebbe poco credibile la nostra stessa campagna», afferma il politologo Griep. Alla fine anche la Germania non ne trarrebbe alcun vantaggio. «L’obiettivo che perseguiamo come Paese, cioè un mondo migliore anche attraverso l’utilizzo del sistema delle Nazioni Unite, diventerebbe ancora più difficile da raggiungere.» Invece di fare un passo indietro, la Germania dovrebbe proprio ora cercare di coinvolgere le Nazioni Unite nelle decisioni di politica estera.

Anche il ministro degli Esteri sembra pensarla allo stesso modo: in occasione di un incontro a Città del Messico con il suo omologo messicano Roberto Velasco, Wadephul ha sottolineato che spetta al parlamento decidere l’entità dell’impegno finanziario. Il politico della CDU si è però detto favorevole «a restare impegnati nelle Nazioni Unite quanto lo siamo stati finora». Nessun’altra istituzione, ha aggiunto, gode di una maggiore legittimità dell’ONU quando si tratta di affrontare crisi e conflitti.

Dall’opposizione piovono critiche sull’attuale politica estera del governo. L’ex ministra della Cultura e co-presidente dei Verdi Claudia Roth scrive su Instagram: «La sconfitta della Germania nel Consiglio di sicurezza dell’ONU è il conto da pagare per una politica estera e di sviluppo totalmente annacquata. Un anno di governo nero-rosso è all’insegna del ritiro dalla responsabilità internazionale: chi relativizza il diritto internazionale, opera tagli radicali agli aiuti umanitari e alla cooperazione allo sviluppo e viene meno agli impegni climatici internazionali non può stupirsi della perdita di credibilità sulla scena mondiale».

Marie-Agnes Strack-Zimmermann, membro della presidenza dell’FDP e deputata al Parlamento europeo, scrive su X: «Il fallimento della Germania nell’elezione al Consiglio di sicurezza dell’ONU è una dura sconfitta di politica estera. Sarebbe però del tutto sbagliato reagire ritirandoci o mettendo in discussione il nostro impegno internazionale. Proprio adesso la Germania deve dimostrare di essere un partner affidabile per l’ordine internazionale basato su regole».

Wadephul riceve sostegno dal collega di partito Roderich Kiesewetter (CDU). Kiesewetter è membro della Commissione Esteri. Su X scrive: «Il fallimento della Germania nell’elezione al Consiglio di sicurezza dell’ONU è un grave insuccesso diplomatico che impone una riflessione strategica. La ragione principale è semplicemente che siamo entrati in gara troppo tardi. Il vantaggio accumulato in anni da Portogallo e soprattutto Austria sul piano diplomatico non poteva più essere colmato sul rettilineo finale. Questa sconfitta, però, non è affatto dovuta alla nostra chiara posizione filo-israeliana».

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