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Dopo oltre un anno di tensioni, Trump e Sánchez insieme alla finale del Mondiale

Il presidente Pedro Sánchez nel palco d'onore del MetLife Stadium nel New Jersey, il 19 luglio 2026.
Il presidente Pedro Sánchez nel palco d'onore del MetLife Stadium nel New Jersey, il 19 luglio 2026. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Rafael Salido
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Da quasi due anni, Spagna e Stati Uniti si scambiano accuse per la linea bellicista di Trump, che chiede a Madrid più spesa militare e appoggio alle operazioni in Medio Oriente

Dopo quasi due anni di dure critiche e gesti di riavvicinamento, il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sono ritrovati sul palco d’onore del MetLife Stadium, nel New Jersey, dove domenica la Roja si gioca il Mondiale 2026 contro l’Argentina. All’appuntamento hanno partecipato anche il re Felipe VI, la regina Leticia e le principesse Leonor e Sofía.

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Un spesso vetro antiproiettile ha impedito di vedere nel dettaglio come si sia svolto l’incontro tra i due leader. Il faccia a faccia arriva dopo mesi di tensioni tra Washington e Madrid per la questione della spesa per la Difesa, ma anche dopo che Trump ha assicurato di recente che la Spagna si era «redenta completamente» dopo aver accettato un’«importante richiesta di pagamento» alla NATO durante il vertice di Ankara.

In Turchia il presidente statunitense era arrivato a definire il Paese una «causa persa» e a minacciare la rottura delle relazioni commerciali, salvo poi abbassare i toni durante il volo di ritorno a Washington. Dal canto suo, Sánchez ha difeso che la Spagna ha «più che mantenuto gli impegni» aumentando in modo significativo il proprio bilancio della Difesa.

Poche ore prima dell’incontro, in alcune dichiarazioni alla rete RTVE, il presidente spagnolo ha voluto congratularsi con il leader statunitense per il 250esimo anniversario del Paese, che si celebra in questi giorni. Alla domanda sulla possibilità che sia Trump a consegnare il trofeo ai vincitori, Sánchez non ha voluto alimentare polemiche e ha affermato: «Per me, più di chi lo consegna, è importante chi lo riceve».

A fronte della presenza della delegazione spagnola, nel palco d’onore si è notata l’assenza del presidente dell’Argentina, Javier Milei, che questa settimana ha fatto sapere che non avrebbe partecipato di persona all’incontro per superstizione. Trump, da parte sua, in un’intervista alla Fox ha definito il leader argentino un «amico» e, riguardo alla partita, ha commentato che «è difficile scommettere contro Messi».

Anni di tensioni sulla spesa per la Difesa

Il nodo centrale di questo confronto teso è la spesa militare della Spagna. Madrid resta ben lontana dall’obiettivo del 5 per cento del PIL concordato a L’Aia, una richiesta della Casa Bianca che Sánchez ha respinto l’anno scorso, definendola «irragionevole e controproducente». Washington insiste perché i suoi alleati si assumano una maggiore responsabilità economica e ha minacciato di abbandonare l’Alleanza.

La situazione si è aggravata con l’inizio dell’offensiva di Israele contro Gaza, che il governo socialista è arrivato a definire un genocidio, qualificazione respinta in modo netto da Washington. I rapporti bilaterali sono però peggiorati ulteriormente dopo lo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Iran.

Il governo spagnolo ha invocato l’accordo bilaterale di difesa per vietare l’uso delle basi di Rota e Morón nelle operazioni statunitensi. Nonostante il recente disgelo con Trump, il principale motivo di frizione resta immutato: la Spagna continua a rifiutare l’obiettivo del 5% del PIL mentre gli Stati Uniti intendono mantenere la pressione.

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