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Assedio per assedio: gli Houthi bloccano la navigazione marittima verso l'Arabia Saudita

Sostenitori degli houthi sfilano davanti a manifesti di autorevoli religiosi iraniani uccisi in attacchi israeliani, a Sana'a, Yemen, 13 luglio 2026.
Sostenitori degli Houthi sfilano davanti a manifesti di alcuni alti chierici iraniani uccisi in attacchi israeliani, a Sana'a, Yemen, 13 luglio 2026. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Clara Nabaa & يورونيوز
Pubblicato il
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Il portavoce militare del movimento Ansar Allah (Houthi), Yahya Sarea, ha annunciato lunedì un "divieto di navigazione marittima" verso l’Arabia Saudita, efficace da subito, parlando di una "equazione assedio per assedio".

Gli Houthi, il movimento che controlla lo Yemen, ha reso nota la decisione di bloccare la navigazione verso l'Arabia Saudita nel Mar Rosso, una mossa che viene descritta in un comunicato come una risposta a quello che viene definito un "assedio saudita continuo" al Paese, accusando Riad di continuare a chiudere porti e aeroporti e di imporre restrizioni via mare, terra e aria da anni.

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Un portavoce ha ribadito che gli Houthi considerano il contrasto all’assedio un "diritto legittimo", sottolineando che il movimento resterà fedele a quella che ha definito la formula "assedio per assedio ed escalation totale per escalation totale".

Nel comunicato si aggiunge che le forze della formazione sono "pienamente pronte" a rispondere a qualsiasi escalation saudita, avvertendo che ogni mossa da parte di Riad sarà accolta con una "escalation totale e dura".

Sarea ha inoltre invitato i sostenitori del movimento a proseguire la mobilitazione e a restare pronti a ogni sviluppo, rendendo omaggio ai partecipanti a quella che ha definito la "manifestazione di un milione di persone" e ha assicurato che gli Houthi continueranno a impegnarsi per recuperare i "diritti usurpati" e porre fine all’assedio.

Un’escalation che minaccia la stabilità della regione

L’annuncio degli Houthi è arrivato dopo un’escalation reciproca avvenuta la scorsa settimana tra il movimento e l’Arabia Saudita, quando sia l’aeroporto internazionale di Sana’a sia l’aeroporto saudita di Abha sono stati presi di mira in attacchi che mettono a rischio la tregua in vigore tra le parti dal 2022.

Secondo gli osservatori, questi sviluppi evidenziano l’ampliarsi della tensione in Medio Oriente, mentre si riaccende lo scontro tra Stati Uniti e Iran. Teheran appare sempre più propensa, attraverso i suoi alleati Houthi, a sfidare le restrizioni imposte dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita sullo spazio aereo yemenita, organizzando voli diretti tra Teheran e Sana’a senza ottenere un’autorizzazione preventiva.

Da oltre un decennio il traffico aereo civile verso lo Yemen è sottoposto all’approvazione della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, che afferma che queste misure vengono attuate su richiesta del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale.

Esplosione all’aeroporto internazionale di Sana’a, in seguito a raid che, secondo il movimento Houthi, sono stati condotti dall’Arabia Saudita, 13 luglio 2026.
Esplosione all’aeroporto internazionale di Sana’a, in seguito a raid che, secondo il movimento Houthi, sono stati condotti dall’Arabia Saudita, 13 luglio 2026. AP Photo

Nei mesi scorsi gli Houthi hanno avvertito che avrebbero adottato misure drastiche se le loro forze fossero state prese di mira nel contesto dello scontro tra Iran e Stati Uniti. Pur avendo compiuto attacchi contro navi che hanno definito legate a Israele nel Mar Rosso durante la guerra nella Striscia di Gaza, hanno evitato di colpire obiettivi nel Golfo, restando in larga misura fuori dal confronto diretto tra Washington e Teheran.

Gli analisti avvertono che, partendo dalle aree sotto il suo controllo affacciate sul Mar Rosso, il movimento ha la capacità di interrompere il traffico marittimo e di colpire gli impianti costieri sauditi per l’esportazione di petrolio, che pompano milioni di barili al giorno verso i mercati mondiali, aumentando il rischio di un allargamento del conflitto.

Osservatori sottolineano inoltre che qualsiasi nuova escalation nel Mar Rosso potrebbe avere ampie ripercussioni economiche, soprattutto dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato la reintroduzione del blocco dei porti iraniani in seguito alla ripresa degli scambi di attacchi con Teheran, decisione che si è già riflessa sui prezzi globali del petrolio, in aumento.

Le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per l’escalation. Il vice segretario generale dell’ONU, Khaled Khiari, durante una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza, ha dichiarato che "lo Yemen e la regione non possono permettersi un nuovo ciclo di escalation", invitando tutte le parti a impegnarsi in negoziati sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Il conflitto in Yemen risale al 2014, quando gli Houthi hanno preso il controllo della capitale Sana’a dopo la destituzione del governo. L’anno seguente è intervenuta la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita a sostegno dell’esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale.

Il conflitto si è trasformato in una guerra devastante che ha causato la morte di oltre 150 mila persone e ha spinto il Paese in una delle peggiori crisi umanitarie al mondo: più di 22 milioni di persone hanno bisogno di assistenza, secondo le Nazioni Unite.

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