Il ministro Nicholas Ioannides afferma che i Paesi Ue adotteranno "misure più concrete" per tutelare i diritti fondamentali dei richiedenti asilo respinti, dopo il via libera definitivo alle nuove norme sui centri di rimpatrio in Paesi terzi.
I Paesi dell'Unione europea che inviano richiedenti asilo respinti in centri di rimpatrio situati in Paesi terzi dovranno individuare garanzie «più concrete» in materia di diritti umani, ha dichiarato a Euronews il viceministro cipriota alla Migrazione, Nicholas Ioannides.
Le sue dichiarazioni arrivano a pochi giorni da dopo l'approvazione da parte dell'Unione di ampie nuove misure volte ad accelerare i rimpatri dei migranti, parte di una più ampia iniziativa salutata come la svolta più netta nella politica migratoria dell'UE da decenni.
«Non vogliamo punire queste persone», ha detto il ministro Ioannides al programma di interviste di Euronews 12 Minutes With. «Vogliamo solo assicurarci che quanti non hanno diritto a restare nell'Unione europea lascino il territorio».
Le nuove norme permetteranno agli Stati membri dell'UE di concludere accordi bilaterali con Paesi terzi per ospitare, in «centri di rimpatrio» sul loro territorio, i migranti cui è stato negato l'asilo nell'UE. I critici denunciano che questa scelta mette a rischio i diritti fondamentali.
«Il rispetto dei diritti umani è una linea rossa per tutti. Non vogliamo alcuna violazione del diritto dell'UE e del diritto internazionale», ha affermato il ministro, aggiungendo che sono previsti accordi perché organizzazioni internazionali, come le agenzie dell'ONU per i rifugiati e per le migrazioni, monitorino le condizioni nei centri di rimpatrio.
Alla domanda se l'UE abbia piani pronti nel caso in cui i diritti fondamentali dei migranti vengano violati, il ministro Ioannides ha risposto: «Negli accordi conclusi tra gli Stati membri e i Paesi terzi che ospitano tali centri saranno previste garanzie che specificheranno nel dettaglio cosa deve accadere in caso di violazione dei diritti umani».
Ma il ministro ha riconosciuto che, in questa fase, i Paesi dell'UE stanno solo «discutendo idee».
«Ora che il regolamento è stato approvato, cominceremo ad approfondire la questione per adottare misure più concrete», ha aggiunto.
Preoccupazioni per i minori
Sebbene i minori non accompagnati non saranno inviati nei centri di rimpatrio in base alle nuove norme, i minori che viaggiano con le loro famiglie potranno invece esservi trasferiti.
Interpellato su come l'UE proteggerà questi minori da potenziali abusi, il ministro ha affermato che il «superiore interesse del minore» verrà considerato prima di decidere di inviare una famiglia con bambini piccoli in un centro di rimpatrio.
La quota di migranti irregolari cui viene ingiunto di lasciare l'UE per il proprio Paese d'origine ma che non lo fanno è in media del 27% nell'insieme del blocco.
Pur riconoscendo che una parte del problema è il rifiuto dei Paesi di origine di riaccogliere i propri cittadini, il ministro Ioannides ha aggiunto che alcuni cittadini di Paesi terzi «non collaborano con gli Stati membri» quando si tratta di rimpatrio.
«Il nuovo regolamento prevede misure che eserciteranno pressione sulle persone affinché collaborino con gli Stati membri», ha spiegato Ioannides.
«Per esempio, ci saranno regole più severe sulla detenzione e divieti di ingresso più lunghi che, in pratica, spingeranno, per così dire, i cittadini di Paesi terzi a collaborare con gli Stati membri e ad accettare il rimpatrio».
Il governo cipriota, che detiene la presidenza semestrale di turno del Consiglio dell'UE, ha fatto dell'inasprimento delle norme migratorie del blocco una priorità centrale.
Il ministro ha definito le norme sui rimpatri dei migranti il «tassello mancante» della vasta riforma delle regole sull'immigrazione dell'UE, nota come EU Pact on Migration and Asylum (Patto dell'UE su migrazione e asilo), che entrerà in vigore la prossima settimana.
L'intervista integrale con il ministro Nicholas Ioannides sarà trasmessa mercoledì 3 giugno alle 21:15 CET.