Una nuova legge europea permetterà l'istituzione di hub di rimpatrio fuori dal territorio degli Stati membri e perquisizioni nelle case di sospetti migranti irregolari. Le Ong denunciano una svolta xenofoba nella politica europea
Parlamento europeo e Stati membri dell'Ue hanno raggiunto lunedì un accordo sul controverso regolamento sui rimpatri, che punta ad accelerare le espulsioni delle persone senza diritto a rimanere in Europa, in quella che appare la legge più rigida sull'immigrazione degli ultimi anni.
Obiettivo del regolamento è accelerare e incrementare i rimpatri, nell'ambito di una strategia complessiva molto rigida sull'immigrazione irregolare che riflette un chiaro spostamento politico in Europa, con i conservatori appoggiati dall'estrema destra che spingono per un approccio sempre più duro.
Al centro della legge c'è una disposizione che consente ai Paesi dell'Ue di istituire "hub di rimpatrio", cioè centri di detenzione per migranti al di fuori del territorio europeo, se concludono un accordo con un Paese non appartenente all'Ue.
I centri potranno essere luoghi di transito, dove una persona viene collocata in attesa del rimpatrio nel proprio Paese di origine, oppure strutture in cui la persona in questione resta senza alcuna garanzia di un rimpatrio.
La decisione segna una svolta rispetto alle norme attuali, per cui ogni persona può essere rimpatriata solo nel proprio Paese d'origine o in uno con cui abbia un legame comprovato.
Con il nuovo sistema questo requisito verrebbe eliminato. Solo i minori non accompagnati restano esclusi dal trasferimento negli hub di rimpatrio, mentre le famiglie con bambini possono essere incluse.
Alcuni Paesi dell'Ue stanno già lavorando per individuare potenziali Paesi partner per futuri centri di rimpatrio. Germania, Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Grecia stanno lavorando insieme, mentre l'Italia sta già attuando un progetto simile in Albania, con i due centri di Shengjin e Gjadër che ospitano in totale meno di un centinaio di migranti.
"Questo è un passo davvero molto importante per garantire che abbiamo il controllo su ciò che accade nell'Ue, su chi arriva ma anche su chi deve lasciare l'Unione", ha dichiarato il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner al termine del negoziato.
"Il passo successivo è lavorare di più sulla diplomazia migratoria, insieme ai Paesi terzi", ha spiegato Brunner, senza però fare una lista di possibili Paesi in cui collocare i centri di rimpatrio.
Secondo i dati ufficiali, al momento il 29% delle persone migranti soggette a allontanamento viene effettivamente espulso dall'Ue.
Aumentano detenzioni e divieti d'ingresso
La nuova legge consente inoltre perquisizioni nel "luogo di residenza o altri locali pertinenti" delle persone migranti irregolari, una disposizione che Ong e società civile paragonano alle famigerate retate condotte dall'agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement (ICE).
"La disposizione è volutamente vaga, per consentire un'interpretazione ampia nei diversi Stati membri. Apre la porta alle irruzioni nelle abitazioni e anche nei locali delle associazioni che aiutano i migranti e nelle strutture sanitarie", dice a Euronews Eleonora Celoria di Asgi, un'associazione italiana di giuristi esperti in temi migratori.
Pur riconoscendo che in molti Stati membri la polizia avrà comunque bisogno di un mandato giudiziario per entrare nelle abitazioni private, Celoria definisce la legge "preoccupante", perché può spingere le autorità ad ampliare i propri poteri.
Altre disposizioni del regolamento prevedono periodi di detenzione più lunghi e divieti di ingresso più severi.
Il periodo massimo di detenzione per i migranti irregolari in attesa di rimpatrio passa da sei mesi a due anni, con una possibile proroga di altri sei mesi e una durata illimitata per le persone considerate un rischio per la sicurezza.
Anche i divieti di ingresso diventerebbero molto più rigidi: nella maggior parte dei casi passerebbero da cinque a dieci anni, con la possibilità di un divieto a vita per chi è ritenuto un pericolo per la sicurezza.
Un'altra novità riguarda i ricorsi. In base alle norme attuali, le espulsioni sono automaticamente sospese mentre sono in corso gli appelli legali. La nuova legge eliminerebbe, invece, questa tutela automatica e lascerebbe ai tribunali la decisione caso per caso.
Il regolamento introduce inoltre un Ordine europeo di rimpatrio per facilitare il reciproco riconoscimento delle decisioni di rimpatrio tra gli Stati membri, ma il suo utilizzo resterà volontario.
Quando entrerà in vigore il nuovo regolamento?
La tempistica di attuazione è stata il nodo più difficile nei negoziati tra Consiglio e Parlamento. In base al compromesso raggiunto, alcune disposizioni si applicheranno 12 mesi dopo l'entrata in vigore del regolamento. Il Consiglio inizialmente spingeva per due anni di tempo per adeguare le normative nazionali.
Le associazioni della società civile e gli eurodeputati di sinistra hanno criticato il testo, sostenendo che metterà a rischio la vita dei migranti e violerà i diritti fondamentali.
"Il testo finalizzato oggi è il risultato di un accordo vergognoso: l'arsenale giuridico al servizio di un'ideologia xenofoba è ora completo", ha dichiarato a Euronews l'eurodeputata dei Verdi/Ale Mélissa Camara al termine dei negoziati.
"Questo regolamento creerà un sistema draconiano di detenzione ed espulsione: dal trattenere le persone nei centri per l'immigrazione fino a 30 mesi, allo spezzare le famiglie e inviare le persone in Paesi che non conoscono", ha dichiarato Silvia Carta, responsabile di Picum, una rete di diverse organizzazioni che sostengono le persone migranti senza documenti.
La legge dovrà ora essere approvata formalmente sia dal Consiglio che dal Parlamento europeo, e potrebbe entrare in vigore già nei prossimi mesi.