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Stretta UE sui rimpatri: accordo per centri extra-europei e regole più dure sui migranti

Migranti camminano nel porto di Shengjin, in Albania, dopo essere sbarcati da una nave della Marina italiana. L'Italia ha costruito due centri di rimpatrio in Albania
Migranti camminano nel porto di Shengjin, in Albania, dopo essere sbarcati da una nave della Marina militare italiana. L'Italia ha costruito due centri di rimpatrio nel Paese. Diritti d'autore  Vlasov Sulaj/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Vlasov Sulaj/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Di Vincenzo Genovese
Pubblicato il
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Una nuova legge UE sulla migrazione permetterà l'istituzione di centri di rimpatrio fuori dal blocco e perquisizioni nelle case di migranti irregolari. Le ONG denunciano la svolta xenofoba nella politica europea

L'UE e il Parlamento europeo hanno raggiunto lunedì un accordo su una legge controversa che punta ad accelerare il rimpatrio dei migranti senza un diritto legale a restare in Europa, segnando la svolta più dura nelle politiche migratorie del blocco da decenni.

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I responsabili politici dell'UE sostengono che il cosiddetto Regolamento sui rimpatri sia essenziale per accelerare i rientri ed è il perno della stretta del blocco sulla migrazione irregolare.

Riflette anche un più ampio spostamento politico in Europa, con i conservatori, talvolta appoggiati dall'estrema destra, che spingono per un approccio più duro all'immigrazione.

Secondo i dati ufficiali, solo il 29% dei migranti senza un diritto legale a rimanere in Europa lascia l'UE.

"Questo è un passo davvero molto importante per garantire che abbiamo il controllo su ciò che accade nell'UE, su chi arriva ma anche su chi deve lasciare l'Unione", ha dichiarato il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner al termine dei colloqui.

Al centro della legge c'è una disposizione che consente ai Paesi dell'UE di istituire centri di espulsione al di fuori del blocco, noti come centri di rimpatrio, se concludono un accordo con un Paese non appartenente all'UE.

"Il passo successivo è lavorare di più sulla diplomazia migratoria, insieme ai Paesi terzi", ha spiegato Brunner, senza però fare una lista di possibili Paesi in cui collocare i centri di rimpatrio.

Il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner parla con i rappresentanti del Parlamento e del Consiglio fuori dalla sala
Il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner parla con i rappresentanti del Parlamento e del Consiglio fuori dalla sala Euronews

I centri potranno essere sia luoghi di transito sia strutture in cui le persone resteranno. Tale mossa segna una netta rottura rispetto alle norme attuali.

Oggi la maggior parte dei migranti può essere rimpatriata solo nel proprio Paese d'origine o in un Paese con cui abbia un legame comprovato.

Con il nuovo sistema questo requisito verrebbe eliminato. Solo i minori non accompagnati sarebbero esclusi dal trasferimento in un centro di rimpatrio. Le famiglie con figli vi potranno essere, invece, inviate.

Alcuni Paesi dell'UE stanno già lavorando per individuare potenziali Paesi partner per futuri centri di rimpatrio. Germania, Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Grecia si sono alleati lo scorso marzo per portare avanti il controverso progetto, mentre l'Italia sta già attuando un regime simile in Albania, con due centri che ospitano in totale meno di un centinaio di migranti.

Una legge vaga?

La legge consente inoltre ai Paesi dell'UE di perquisire il "luogo di residenza o altri locali pertinenti" dei migranti irregolari, una disposizione che ONG e società civile paragonano alle famigerate retate condotte dall'agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement (ICE).

"La disposizione è volutamente vaga, per consentire un'interpretazione ampia nei diversi Stati membri. Apre la porta alle irruzioni nelle abitazioni e anche nei locali delle associazioni che aiutano i migranti e nelle strutture sanitarie", ha dichiarato a Euronews Eleonora Celoria di Asgi, un'associazione italiana di giuristi.

Pur riconoscendo che in molti Stati membri la polizia avrà comunque bisogno di un mandato giudiziario per entrare nelle abitazioni private, ha definito la legge "preoccupante", perché può spingere le autorità ad ampliare i propri poteri.

Altre disposizioni prevedono periodi di detenzione più lunghi, divieti di ingresso più severi e nuovi poteri per rintracciare i migranti irregolari.

Il periodo massimo di detenzione per i migranti irregolari in attesa di rimpatrio passa da sei mesi a due anni, con una possibile proroga di altri sei mesi e una durata illimitata per le persone considerate un rischio per la sicurezza.

Anche i divieti di ingresso diventerebbero molto più rigidi: nella maggior parte dei casi passerebbero da cinque a dieci anni, con la possibilità di un divieto a vita per chi è ritenuto un pericolo per la sicurezza.

Un'altra novità riguarda i ricorsi. In base alle norme attuali, le espulsioni sono automaticamente sospese mentre sono in corso gli appelli legali. La nuova legge eliminerebbe, inceve, questa tutela automatica e lascerebbe ai tribunali la decisione, caso per caso, se sospendere o meno un ordine di rimpatrio.

Il regolamento introduce inoltre un Ordine europeo di rimpatrio per facilitare il reciproco riconoscimento delle decisioni di rimpatrio tra gli Stati membri, ma il suo utilizzo resterà volontario.

Tra quanto tempo andrà in vigore il nuovo regolamento?

La tempistica di attuazione è stata il nodo più difficile nei negoziati tra Consiglio e Parlamento. In base al compromesso raggiunto, alcune disposizioni si applicheranno 12 mesi dopo l'entrata in vigore del regolamento. Il Consiglio inizialmente spingeva per due anni.

Le associazioni della società civile e gli eurodeputati di sinistra hanno criticato il testo, sostenendo che metterà a rischio la vita dei migranti e violerà i diritti fondamentali.

"Il testo finalizzato oggi è il risultato di un accordo vergognoso: l'arsenale giuridico al servizio di un'ideologia xenofoba è ora completo", ha dichiarato a Euronews l'eurodeputata dei Verdi/ALE Mélissa Camara al termine dei colloqui.

"Questo regolamento creerà un sistema draconiano di detenzione ed espulsione: dal trattenere le persone nei centri per l'immigrazione fino a 30 mesi allo spezzare le famiglie e inviare le persone in Paesi che non conoscono", ha dichiarato Silvia Carta, responsabile advocacy di Picum, una rete di diverse organizzazioni che sostengono i migranti senza documenti.

La legge dovrà ora essere approvata formalmente dagli eurodeputati e dai Paesi dell'UE e potrebbe entrare in vigore già il mese prossimo.

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