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Gas, il maxi impianto italiano che cambia gli equilibri in Libia

Impianto Eni di compressione del gas in Libia
Impianto Eni di compressione del gas in Libia Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Da Ravenna alla Libia parte il maxi modulo di Eni: meno sprechi, più gas e un asse Italia-Libia sempre più strategico nel Mediterraneo

Il 7 maggio salperà dal porto di Ravenna un’imponente infrastruttura industriale destinata al Campo petrolifero di Bouri, a circa 170 chilometri dalla costa della Libia. Il modulo offshore, con un peso superiore alle 5.200 tonnellate e un’altezza di 45 metri, è progettato per intercettare e valorizzare il gas associato all’estrazione petrolifera, oggi in gran parte disperso o bruciato.

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Non si tratta di una semplice operazione tecnica, ma di un’iniziativa che si inserisce in una più ampia strategia energetica e geopolitica nel Mediterraneo.

Il “made in Italy” che muove l’energia

Il progetto è stato sviluppato da Mellitah Oil & Gas, partecipata da Eni e dalla National Oil Corporation. La costruzione è avvenuta nei cantieri della Rosetti Marino, mentre l’installazione offshore sarà affidata a Saipem tramite la nave gru Saipem 7000. L’intera filiera evidenzia il ruolo centrale dell’industria italiana nell’oil & gas offshore, capace di coprire tutte le fasi del progetto, dalla progettazione alla messa in opera.

La realizzazione del modulo ha coinvolto centinaia di lavoratori altamente specializzati tra ingegneri, tecnici e operai nei cantieri ravennati, generando ricadute significative sull’indotto locale e nazionale. Operazioni di questo tipo, che valgono centinaia di milioni di euro, alimentano una filiera strategica per l’Italia, mantenendo competenze avanzate e posti di lavoro in un settore ad alta specializzazione.

In un settore in trasformazione come quello energetico, iniziative di questo tipo consentono all’Italia di rafforzare il proprio posizionamento competitivo a livello internazionale.

Riduzione del flaring: un nodo cruciale per ambiente ed energia

Il cuore dell’intervento è la riduzione del flaring, la pratica di bruciare il gas in eccesso durante l’estrazione del petrolio. Si tratta di una delle principali fonti di emissioni evitabili nel settore energetico globale, con enormi quantità di gas che ogni anno vengono disperse nell’atmosfera.

Il nuovo modulo permetterà di recuperare questo gas, trattarlo e reimmetterlo nel ciclo produttivo, trasformando uno scarto in una risorsa energetica. Per la Libia, ciò significa avvicinarsi all’obiettivo di azzerare il flaring entro il 2030, riducendo al contempo l’impatto ambientale.

Il giacimento di Bouri è uno dei più importanti della Libia e l’installazione del modulo contribuirà ad aumentarne l’efficienza e la capacità produttiva.

Italia-Libia: un asse sempre più strategico

Per l’Italia, il progetto rappresenta molto più di una commessa industriale. La presenza di Eni in Libia è uno dei pilastri delle relazioni bilaterali e negli ultimi anni si è ulteriormente consolidata.

La collaborazione con la National Oil Corporation si inserisce in un quadro più ampio di cooperazione economica e diplomatica, che vede Roma tra i principali partner europei di Tripoli. Questo rafforza il ruolo dell’Italia come hub energetico nel Mediterraneo.

L’aumento della produzione di gas in Libia ha implicazioni dirette anche per l’Europa. In un contesto segnato da instabilità geopolitica e necessità di diversificazione delle forniture, ogni nuova capacità produttiva rappresenta un elemento di stabilità. Il progetto di Bouri contribuisce quindi non solo alla crescita libica, ma anche alla sicurezza energetica europea, confermando il Mediterraneo come area chiave per gli equilibri energetici futuri.

Dabaiba a Roma: incontro con Meloni

Il primo ministro del Governo di unità nazionale libico Abdulhamid Dabaiba è in visita ufficiale a Roma, dove incontra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per consolidare la cooperazione bilaterale su energia, sicurezza ed economia.

La missione, accompagnata da una delegazione governativa di alto livello proveniente da Tripoli, si inserisce in una fase di rinnovato attivismo diplomatico tra i due Paesi e mira a rafforzare il coordinamento su dossier strategici nel Mediterraneo.

Al centro dei colloqui anche il sostegno al processo di stabilizzazione della Libia promosso dalle Nazioni Unite e appoggiato dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di favorire la riunificazione istituzionale, economica e militare del Paese.

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