Dopo il vertice in Armenia, la premier Giorgia Meloni è andata a Baku, principale fornitore di gas e greggio per l'Italia. Tra il raddoppio del Tap e commesse per colossi come Leonardo e Ansaldo, Roma si conferma primo partner di Baku per proteggersi dai rischi innescati dalla crisi di Hormuz
L'Italia ha chiesto lunedì ai partner europei di fare un "salto di qualità e di "passare dalla capacità di reagire", come dimostrato per esempio con la crisi del Covid e dell'Ucraina, "alla capacità di anticipare" le emergenze.
Una delle emergenze che la premier, Giorgia Meloni, aveva in mente parlando al vertice della Comunità politica europea a Yerevan, in Armenia, è senza dubbio quella energetica scatenata dalla guerra in corso in Medio Oriente.
È anche per questo che il viaggio di Meloni è proseguito per il vicino Azerbaigian, da tempo uno dei maggiori fornitori di energia per l'Italia.
"Bisogna costruire una strategia nuova, parlando e allargando la cooperazione al proprio spazio geografico, ai Paesi like-minded, cioè ai tanti amici che continuiamo ad avere", ha dichiarato la premier.
Azerbaigian: primo fornitore di greggio e secondo di gas per l'Italia
La leader italiana ha dichiarato di andare in Azerbaigian per una "diplomazia dell'energia a lungo termine", intesa a proteggere famiglie e imprese da shock energetici come il blocco delle forniture dal Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il Paese rappresenta uno dei pilastri della sicurezza energetica dell'Italia, coprendo infatti una quota significativa del fabbisogno nazionale di petrolio e gas (17 e 16 per cento rispettivamente).
Dal 2020 al 2025 l'Italia ha ricevuto circa 45 miliardi di metri cubi di gas attraverso il Gasdotto Trans-Adriatico (Trans-Adriatic Pipeline o Tap), progettato per trasportare il gas dal giacimento Shah Deniz, nel settore azerbaigiano del Caspio sulle coste della Puglia.
Il Tap (il cui consorzio è partecipato al 20 per cento dall'italiana Snam) è una delle tre condutture, insieme con la South Caucasus Pipeline (Scp) e la Trans-Anatolian Pipeline (Tanap), che costituiscono il Corridoio meridionale, vale a dire l'accesso europeo al gas del Caspio.
Il terminale salentino di Melendugno riceve tra i 25 e i 28 milioni di metri cubi di gas azero al giorno. Nel 2022 la Commissione Europea ha firmato con il governo di Baku un protocollo d’intesa per raddoppiare la capacità del Tap da 10 a 20 miliardi di metri cubi l’anno (mc/a), un progetto che a gennaio di quest'anno ha già portato la capacità complessiva a 11,2 mc/a.
Il ruolo dell'Italia per Baku
L'Azerbaigian rientra in una strategia complessiva di diversificazione degli approvvigionamenti italiani di gas - colpiti prima dalla guerra in Ucraina e dallo stop alle forniture dalla Russia deciso dall'Ue e poi dal blocco delle esportazioni del gas naturale dal Qatar - che ha portato di recente la premier anche in Algeria, a oggi il primo fornitore di gas per l'Italia.
I benefici vanno naturalmente anche nella direzione opposta. Secondo dati delle autorità doganali azere, ripubblicati dal governo italiano, nel 2025 l'Italia ha comprato il 38 per cento della produzione azera di gas, ha reso noto il ministro dell'Energia, Parviz Shahbazov, e il 45 per cento di quella di petrolio, secondo il Fondo petrolifero statale azero (Sofaz).
Il settore energetico da solo rende Roma il primo partner commerciale dell'Azerbaigian, davanti a Turchia, Russia e Cina. Agli acquisti si aggiungono gli investimenti di alcune grazie aziende italiane, oltre a Snam.
Secondo l'Osservatorio economico del Ministero degli Affari esteri, Maire Tecnimont lavora per l’ammodernamento della raffineria di Baku, Saipem per la costruzione di piattaforme off-shore, con Eni e Technip attive in oleodotti e settore petrolchimico.
Dal 2023 poi Leonardo fornisce il veicolo da trasporto militare, C-27J Spartan, mentre l'anno passato Ansaldo ha consegnato le turbine per una nuova centrale elettrica della compagnia statale Azenergy.