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Tre anni di guerra in Sudan: a Berlino la conferenza dei donatori, per l'Onu è "crisi abbandonata""

Un bambino sudanese fuggito da el-Fasher con la sua famiglia a Tawila, Sudan, 2 novembre 2025
Un bambino sudanese fuggito da el-Fasher con la sua famiglia a Tawila, Sudan, 2 novembre 2025 Diritti d'autore  Copyright 2025 The Associated Press. All rights reserved
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Di Laura Fleischmann & Chiara Zampiva
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Diversi rappresentanti internazionali si sono riuniti a Berlino per discutere di aiuti e di prospettive civili per il Sudan, che è entrato nel terzo anno di guerra, ma le parti in conflitto non sono state invitate. Tajani: "L'Italia stanzierà un pacchetto da 30 milioni per nuovi progetti"

L'Onu ha definito il conflitto in corso da tre anni in Sudan "una crisi abbandonata" per rimarcare come ormai non sia soltanto dimenticata e denunciare come la portata delle atrocità non sia ancora finora a suscitare una reazione da parte del mondo.

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Durante una conferenza stampa virtuale tenuta lunedì da Khartoum, la coordinatrice residente e umanitaria delle Nazioni Unite per il Sudan, Denise Brown, ha affermato che la situazione è diventata un ciclo di sofferenza senza fine, in particolare per le donne e le ragazze.

Nel frattempo, i rappresentanti del governo federale tedesco e dei Paesi africani sono riuniti presso il Ministero degli Esteri di Berlino per la Conferenza internazionale sul Sudan.

Alla conferenza sono presenti rappresentanti delle Nazioni Unite, di varie organizzazioni non governative, della società civile sudanese e di donatori internazionali. L'occasione è il terzo anniversario dello scoppio della guerra in Sudan, dove l'esercito sudanese (Saf) e la milizia paramilitare (Rsf) stanno conducendo una violenta guerra.

La conferenza si concentrerà sugli aiuti umanitari "urgentemente necessari" per la popolazione civile, ha dichiarato ai giornalisti una portavoce del Ministero degli Esteri federale.

Tuttavia, la fine della guerra nel terzo Paese africano per estensione geografica non è in programma, ha spiegato l'africanista Gerrit Kurtz in un'intervista a Euronews. "Non sono nemmeno invitate le parti in conflitto, che pure criticano. L'attenzione è esplicitamente rivolta alle prospettive civili".

Dall'Italia un pacchetto da 30 milioni

"Noi chiediamo una tregua immediata e il riavvio di un dialogo inclusivo. Il Sudan deve tornare ad un processo di pace e a un percorso di crescita", ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo alla conferenza a Berlino.

"Sono lieto di annunciare che quest'anno stanzieremo un nuovo pacchetto di 30 milioni per nuovi progetti in Sudan e nei paesi vicini. Ci concentreremo su tre aree: salute, educazione e agricoltura", ha aggiunto Tajani. "L'obiettivo è quello di inviare un messaggio politico forte per contribuire a una soluzione politica alla crisi sudanese e portare pace e stabilità alla regione".

Al momento, la Germania è uno dei maggiori donatori umanitari al mondo in Sudan. Nel 2025, il governo tedesco ha stanziato più di 160 milioni di euro per la regione. Tuttavia, secondo il quotidiano Merkur, lo scorso anno è stato finanziato solo il 40 per cento del piano di aiuti umanitari per il Sudan.

Oltre 150 mila morti per la guerra civile in Sudan

I tagli di bilancio hanno interessato molti dei Paesi donatori, riducendo drasticamente i fondi per gli aiuti umanitari.

"Sarebbe importante che la questione degli Stati che sostengono direttamente o indirettamente le parti in conflitto venisse affrontata con più forza. Dubito che sarà una priorità. In generale, è necessario fare di più", afferma Kurtz. "È necessaria una vera responsabilità, che in alcuni casi può essere richiesta anche attraverso il dialogo personale".

L’avvertimento arriva mentre il Sudan segna il terzo anniversario dall'inizio del conflitto, quando una lotta di potere tra l’esercito e le Forze paramilitari sudanesi nel 2023 è sfociata in una guerra civile. Da allora le Rsf, sostenute da Russia, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e altri Paesi, stanno cercando di ottenere il controllo del Sudan. L'esercito sudanese, invece, è sostenuto tra gli altri, da Egitto, Iran e Ucraina.

Secondo il Programma alimentare mondiale dell'Onu, circa 21,2 milioni di persone stanno affrontando una grave carestia. Tuttavia, la crisi alimentare in Sudan rischia ora di aggravarsi a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente, poiché i blocchi nel Mar Rosso ritardano le importazioni essenziali e fanno aumentare il costo di cibo, carburante e fertilizzanti.

Secondo, la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, più di 33 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari. Circa il 70 per cento dei sudanesi vive in povertà, quasi il doppio rispetto a prima della guerra, secondo Luca Renda, rappresentante per il Sudan del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (Undp).

Più di 150 mila persone sarebbero state uccise nei combattimenti fino ad ora.

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