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Referendum, dopo la vittoria del NO, “in ballo la fine della legislatura”

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meloni votes Diritti d'autore  Valentina Stefanelli/LaPresse
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Di Giorgia Orlandi
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In un incontro presso la sede della stampa estera a Roma, a cui hanno partecipato docenti ed analisti, si è discusso dell'esito del voto e di quali potrebbero essere gli scenari futuri per l'attuale legislatura

Al netto di qualsiasi previsione, comincia un capitolo nuovo per il governo Meloni. L’aurea di invincibilità si è dissolta. Il NO degli oltre 14 milioni di italiani segna l’inizio di una stagione di governo che non ammette sconti.

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Le ipotesi, su quello che potrebbe accadere da adesso in poi, sono molte, anche se, le cronache della guerra in Medio Oriente e le preoccupazioni per il caro energia, impongono in queste ore cautela.

Anche l’idea di un voto di fiducia non sembra percorribile. Il “mea culpa del ministro della giustizia Nordio, che ha detto di volersi “assumere la responsabilità politica” del risultato, per ora potrebbe bastare.

Tanto più che, sia il capo di gabinetto del ministero della Giustizia Bartolozzi e il sottosegretario dello stesso dicastero, il meloniano Dalmastro, hanno rassegnato le dimissioni. Quest'ultimo, per la vicenda del ristorante gestito insieme alla figlia del prestanome del clan Senese.

A quello che sembra avere l'aria di un rimpasto almeno alla Giustizia, potrebbero aggiungersi anche le dimissioni nelle prossime ore, della ministra del Turismo Santanchè, rinviata a giudizio per truffa ai danni dello Stato.

Mentre continua il clima di euforia delle opposizioni che pensano alle prossime politiche, serrare i ranghi e mantenere saldi i rapporti all’interno della coalizione, sembra essere la priorità che Meloni intende perseguire, in vista di una fase pre elettorale che si preannuncia difficile.

In un incontro che si è tenuto presso la sede della stampa estera a Roma, nella giornata di martedì, esperti ed analisti si sono confrontati sui possibili scenari, oltre a fornire un’analisi accurata del voto, che ha visto un’alta partecipazione dei più giovani.

“Si è aperto un dibattito all’interno della maggioranza”

Per Nicola Lupo, Ordinario di diritto costituzionale presso la Luiss e ospite del panel, si capiranno molte più cose da quanto emergerà dall’incontro tra i vertici di maggioranza e il presidente della Repubblica Mattarella in programma, ha detto, nei prossimi giorni.

“Adesso si gioca la fine della legislatura e anche la data delle prossime elezioni non è certa”, ha spiegato Lupo.

“All’interno della maggioranza”, ha osservato, “si è aperto un dibattito che è in corso in queste ore. Tra gli scenari possibili, non tanto la crisi di governo, ma semmai anticipare le urne”.

Anche se, Lupo ha poi specificato, difficilmente il presidente Mattarella potrebbe accogliere la prospettiva di elezioni anticipate, visto l’inasprirsi dell’attuale crisi internazionale.

Astensione più bassa tra i giovani, ”sempre più ideologizzati”

Importante tema di discussione in queste ore è senz’altro l’alta partecipazione al voto, con punte fino al 67%, dei giovanissimi con un’età tra i 18 e i 28 anni. La maggior parte di questi ha votato NO.

“Quello che abbiamo notato”, spiega Elisabetta Mannoni, docente di metodi di ricerca per le scienze sociali presso la Luiss, “non è una tendenza lineare per cui il gruppo dei più giovani ha semplicemente votato contro la riforma”.

“Sicuramente, c’è un picco negli under trenta ed uno simile sugli over 65. Nel primo caso, quello che abbiamo riscontrato anche in altri studi, è una tendenza dei giovani ad essere sempre più polarizzati e ideologizzati. Fenomeno che aumenta con l’uso dei social media”.

“Chi ha votato più per il Sì”, conclude Mannoni, “è il gruppo che riteniamo meno ideologizzato. Quello dei 45-54enni”.

La geografia del voto al referendum

Altro aspetto trattato, nel corso del dibattito, è stato quello legato a come hanno votato le regioni e le grandi città. In quest’ultimo caso, da Nord a Sud, le capitali si sono espresse, in modo compatto contro la riforma.

Mannoni ha poi confermato quanto già detto da molti analisti, ovvero che le aree che hanno votato a favore della riforma, sono quelle che corrispondono allo “zoccolo duro” dell’elettorato di centrodestra.

“Il SÌ ha ottenuto molto più supporto a Nord. Si sono confermate roccaforti una grande quantità di comuni in Lombardia principalmente, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e in una parte del Piemonte. In questi casi il SÌ è stato superiore al 62%.

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