Con una lettera alla presidente del Consiglio Meloni, si è dimessa dal ruolo di ministra del Turismo Daniela Santanchè. "Non ho difficoltà a dire 'obbedisco'", ha scritto Santanchè, ribadendo di avere un certificato penale "immacolato" e sottolineando amarezza per l'esito del percorso ministeriale
Daniela Santanchè si è dimessa mercoledì pomeriggio da ministra del Turismo, sulla scia delle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d'Italia, Andrea Delmastro Delle Vedove, e della capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi.
In una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Santanchè ha comunicato la decisione dopo la nota di martedì sera in cui la premier ha auspicato le dimissioni della ministra del Turismo.
Santanchè ha sottolineato di avere preso la decisione solo per via dell'esplicita richiesta della premier e ha ribadito che il suo certificato penale è "immacolato" e che "per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio".
La lettera di Santanchè a Meloni per le dimissioni
"Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Non ho difficoltà a dire "obbedisco" e a fare quello che mi chiedi", si legge nella lettera indirizzata a Meloni.
L'ex ministra ha affermato di volere che le dimissioni fossero separate dalla vicenda "contingente ed assai diversa che ha riguardato l'onorevole Del mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire "obbedisco" e a fare quello che mi chiedi", ha scritto Santanchè.
"Non ti nascondo un po' di amarezza per l'esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento", si legge nel testo.
I problemi giudiziari di Santanchè
L'ex ministra del Turismo è coinvolta in un processo per falso in bilancio, un'udienza preliminare per truffa all'Inps e due indagini per bancarotta.
Santanchè è imputata a Milano per i presunti conti truccati delle società del gruppo Visibilia, di cui è presidente e proprietaria, fra il 2016 e il 2022. Con lei sono a processo altre 15 persone.
Per l'accusa, i dirigenti di Visibilia avrebbero falsificato i conti della società per anni per coprire le perdite. Il caso è nato da un'azione civile intentata da alcuni soci, che chiedono il risarcimento danni per avere visto crollare il valore delle proprie partecipazioni.
Il caso che ha avuto maggiore clamore mediatico però è quello legato al procedimento per truffa aggravata ai danni dello Stato nel periodo della pandemia.
Secondo l'accusa, tra il 2020 e il 2022, Santanchè avrebbe continuato a fare lavorare 13 dipendenti di Visibilia in smart working. Tuttavia, le aziende avrebbero dichiarato all'Inps che i lavoratori erano in cassa integrazione a zero ore, incassando oltre 126mila euro.
La Procura di Milano nel 2024 ha chiesto il rinvio a giudizio per Santanchè, il compagno Dimitri Kunz e il manager Paolo Concordia. Tuttavia, il procedimento è fermo dal 2025, quando il Senato ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale sostenendo che la Procura non avrebbe dovuto avere accesso a comunicazioni che coinvolgevano Santanchè in quanto non erano state oggetto di intercettazione da parte degli inquirenti.
Santanchè è anche indagata per bancarotta fraudolenta per i fallimenti delle società Bioera e Ki Group, di cui è stata presidente tra il 2019 e il 2021, attive nella produzione di prodotti biologici per la salute.
Le indagini sono ancora in corso e la Procura dovrebbe riunire i due fallimenti in un unico fascicolo prima di un'eventuale richiesta di rinvio a giudizio.