Martedì il ministro della Giustizia Nordio si è assunto la responsabilità della sconfitta del Sì al referendum sulla giustizia, attribuendo il risultato non alla natura del quesito referendario ma a errori di comunicazione e allo scontro politico. Richieste di dimissioni dalle opposizioni
All’indomani della vittoria del No al referendum sulla giustizia, il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è assunto la responsabilità politica della sconfitta, rivendicando apertamente la paternità della riforma.
“Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei”, ha dichiarato Nordio a SkyTg24, escludendo le sue dimissioni.
Nordio ribadisce, governo rimarrà al suo posto: vittoria dell'Anm più che delle opposizioni
Se da un lato il Guardasigilli ha ammesso che l’esito negativo rappresenta anche una responsabilità personale, pur sottolineando di aver dedicato settimane a spiegare il contenuto del provvedimento, dall’altro ha detto di non essere riuscito a contrastare una campagna che, a suo giudizio, ha fatto leva soprattutto su argomenti emotivi più che tecnici.
Secondo Nordio, l'attenzione si è gradualmente spostata dal complesso quesito referendario allo scontro politico nel dibattito pubblico.
Sul piano politico, Nordio ha escluso conseguenze immediate sul piano dell’esecutivo: “Abbiamo una maggioranza parlamentare solidissima e un governo che resterà al suo posto”, pur tenendo conto del segnale arrivato dalle urne. Tra le priorità dell'esecutivo indicate dal ministro ci sono gli interventi sull’efficienza della giustizia, dal rafforzamento dell’ufficio del processo ai concorsi per nuovi magistrati.
Sul fronte dei rapporti con la magistratura, Nordio ha escluso con decisione possibili ritorsioni dopo la sconfitta del Sì al referendum. “Sarebbe sacrilego anche solo pensare” a un uso del potere giudiziario contro chi ha sostenuto la riforma.
Il ministro ha però offerto una lettura politica del risultato. A suo giudizio, il referendum non rappresenta soltanto una vittoria delle opposizioni, ma soprattutto un rafforzamento del ruolo dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). “È una vittoria dell’Anm, parliamoci chiaro”, ha dichiarato Nordio, aggiungendo che questo esito “darà all’Anm un potere contrattuale enorme” nel dibattito sulle riforme.
Il ministro ha poi difeso la posizione della capo gabinetto del ministero, Giusy Bartolozzi, sostenendo che non è “assolutamente” in discussione.
Dalle opposizioni critiche a Nordio e richieste di dimissioni
Dopo la rivendicazione della responsabilità politica della sconfitta, non sono tardate ad arrivare le richieste di dimissioni nei confronti di Nordio da parte di esponenti delle opposizioni. "Se il ministro Nordio intende assumersi la responsabilità politica della pesante sconfitta subita con il referendum, allora tragga le conseguenze e si dimetta", ha commentato il deputato di Alleanza verdi e sinistra Angelo Bonelli.
“A proposito di separazione delle carriere. Dopo il referendum sarebbe un atto di decenza separare subito le carriere di Nordio e Delmastro dal ministero della Giustizia. Non possono rimanere al loro posto. Devono dimettersi", ha dichiarato il senatore del Partito democratico (Pd) Dario Parrini. La richiesta di dimissioni per il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove arriva dopo le polemiche seguite ai suoi rapporti d'affari con un prestanome del clan senese.
Il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, ha criticato l'atteggiamento di Nordio e il suo ridurre la sconfitta a un errore di comunicazione. "Non è così: siamo di fronte a un approccio che sta trasformando il ministero della Giustizia in un terreno di scontro politico", ha detto Boccia ai microfoni di Rai Radio 1. "Mentre il Paese chiede risposte su tempi della giustizia e condizioni del sistema, continuiamo a vedere tensioni e dichiarazioni che dividono invece di risolvere i problemi".