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In diretta. Referendum giustizia: vince il NO, Meloni garantisce che il "governo andrà avanti"

Lo spoglio delle schede in un seggio elettorale al termine delle votazioni per il referendum sulla riforma giudiziaria a Roma, lunedì 23 marzo 2026.
Lo spoglio delle schede in un seggio elettorale al termine delle votazioni per il referendum sulla riforma giudiziaria a Roma, lunedì 23 marzo 2026. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
Di Amandine Hess & AFP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La premier italiana ha ammesso la sconfitta dopo che i risultati sin dal principio dello scrutinio hanno indicato che ben oltre del 50% degli elettori ha respinto le modifiche al sistema giudiziario italiano, in quello che è stato ampiamente visto come un importante test del governo italiano

Giorgia Meloni ha ammesso la sconfitta lunedì nel referendum sulla riforma giudiziaria, ma ha detto che non si dimetterà. "Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione", ha dichiarato la premier su X, "questo non cambia il nostro impegno a continuare, con serietà e determinazione, a lavorare per il bene della nazione e a onorare il mandato che ci è stato affidato".

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Gli italiani hanno respinto la riforma costituzionale, con circa il 54 per cento di no e il 46% di sì, sulla base di quasi tutti i voti scrutinati: 60353 sezioni su 61533 in Italia e 477 su 2027 all'estero. L'affluenza si è attestata intorno al 58 per cento, una percentuale comparabile con le elezioni legislative.

La riforma avrebbe diviso il sistema giudiziario italiano in carriere separate per giudici e pubblici ministeri, avrebbe diviso il Consiglio Superiore della Magistratura in due organi e avrebbe creato una nuova Corte disciplinare.

Attualmente l'Italia ha un sistema giudiziario unificato in cui giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine professionale, sostengono lo stesso esame professionale e possono passare da un ruolo all'altro nel corso della loro carriera, seppure questa possibilità era già stata limitata a una e a precise condizioni con provvedimenti precendenti.

Il Parlamento ha approvato la riforma nell'ottobre 2025, ma non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi necessaria per evitare il voto popolare. Dunque, il referendum era confermativo, il che significa che la legge sarebbe entrata in vigore solo se il voto popolare fosse stato favorevole. Non era richiesto alcun quorum di partecipazione.

Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei Deputati, ha dichiarato di avere sperato al pari di Meloni in un esito diverso. "È una proposta unitaria del centrodestra", ha detto, sottolineando che l'intera coalizione si è impegnata a realizzare la riforma nel 2022. "Non si può dire che la vittoria sarebbe nostra e la sconfitta degli altri".

Nicola Fratoianni, cofondatore dell'Alleanza Verdi-Sinistra, ha detto che la destra voleva rovesciare il sistema di garanzia. "È andata male per loro", ha detto, "chi si è schierato con il sì ha commesso un errore clamoroso, nel merito e dal punto di vista politico".

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che si è astenuto quando la riforma è stata approvata in Parlamento, ha raccomandato al governo di ascoltare i cittadini. Renzi si è dimesso da premier e leader del Partito Democratico dopo aver perso il referendum costituzionale che aveva promosso nel 2016.

Le opposizioni hanno sostenuto che la riforma avrebbe eroso l'indipendenza giudiziaria e dato al governo il controllo sulla magistratura, un'affermazione che la maggioranza ha negato, e che ora si apre una nuova stagione politica. Meloni è alla guida del governo italiano dall'ottobre 2022 ma l'anno prossimo l'Italia torna al voto.

Schlein: "Batteremo Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche"

"C'è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l'alternativa", ha detto la segretaria del Partito democratico (Pd) dopo la vittoria del NO al referendum. "La legge elettorale proposta dalla maggioranza è un "antipasto del premierato" e per il Pd "non ci sono le migliori premesse" per un confronto, ha detto la segretaria democratica Elly Schlein commentando il significato politico che emerge da questo referendum. "Riguardo alla proposta che la destra sta facendo sulla legge elettorale, ci sono dentro degli elementi che la rendono un antipasto del premierato, che è una riforma che noi naturalmente contrastiamo",

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Festa in piazza a Roma dei sostenitori del NO

Bandiere, musica, striscioni, abbracci e sorrisi. I 'cento passi' di Peppino Impastato dei Modena City Ramblers dalle casse e la pioggia improvvisa che fa scattare a qualche manifestante la battuta "e' la nuvoletta della Meloni". In piazza Barberini a Roma si stanno radunando alcune migliaia di militanti, leader dei partiti di centrosinistra - da Angelo Bonelli a Nicola Fratoianni di Avs e poi Stefano Patuanelli del M5s - per prendere parte alla festa organizzata dalla Cgil per la vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia. Una manifestazione organizzata alla spicciolata, sull'onda del risultato elettorale. Una festa "per l'avvio di una nuova primavera", come la ha definita il segretario della Cgil Maurizio Landini. In piazza anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Un grande striscione con la scritta 'L'Italia che resiste ancora', come il verso della canzone di Francesco De Gregori campeggia al centro della piazza. Attorno giovani a scandire il coro "Ora e sempre resistenza" e poi "la Costituzione non si tocca".



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Conte (M5S): "Si apre una nuova stagione politica"

"Si apre una nuova stagione politica, una nuova primavera. Ce la metteremo tutta per rispondere a questa richiesta di voltare pagina da parte dei cittadini", ha detto il leader del Movimento Cinque Stelle (M5s). "Questo è un voto molto politico, la presidente Meloni è scesa in campo a reti unificate" e l'esito del referendum "è un avviso di sfratto a questo governo, un segnale politico fortissimo", ha concluso Conte. 

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Meloni: "Gli italiani hanno deciso, andremo avanti"

La premier ha commentato il risultato negativo per il governo del referendum. "Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia", ha detto Giorgia Meloni sui social media.

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Renzi invita Meloni e il governo ad "ascoltare il Popolo"

Matteo Renzi, leader di Italia Viva che si è astenuta in aula quando è stata approvata la riforma, ha commentato la probabile bocciatura della modifica costituzionale al referendum raccomandando "al Palazzo di ascoltare" visto che il "Popolo ha parlato". Renzi ha rivendicato di essersi dimesso da premier e leader del Partito democratico quando perse il referendum costituzionale da lui promosso nel 2016 consigliando indirettamente a Giorgia Meloni di prendersi le proprie responsabilità

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Bignami (Fratelli d'Italia): speravamo in "risultato diverso"

"Io conosco Meloni da tempo, non ho memoria di una battaglia politica da cui lei si sia sottratta, Meloni ci mette sempre la faccia. Certamente sperava in risultato diverso" ma la riforma sulla separazione delle carriere "era un impegno che aveva preso tutto il centrodestra quindi non si può dire che la vittoria sarebbe stata la nostra e la sconfitta degli altri, avevamo presentato insieme nel 2022 questa proposta, e' una proposta unitaria del centrodestra". Lo ha detto il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, ai microfoni di La7. 

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Fratoianni: "La destra voleva stravolgere il sistema delle garanzie, gli è andata male"

"Abbiamo visto crescere un'onda, hai voglia a dire che il risultato non è politico. È un dato clamoroso. La prima cosa da dire, lo dico a Elly Schlein e Giuseppe Conte, quando governeremo la Costituzione non cercheremo di cambiarla ma di applicarla". Lo dice Nicola Fratoianni commentando i dati del Referendum. "Chi si e' schierato per il si' ha commesso un errore clamoroso, nel merito e dal punto di vista politico", aggiunge il co-fondatore di Alleanza Verdi Sinistra. 

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Metà dei voti scrutinati: No al 54,45%, SI al 45,55%

Sembra chiara ormai l'indicazione degli italiani. Stanno arrivando infatti i primi commenti politici su questo risultato

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Seconda proiezione Rai: vince NO con i 53,9 per cento

La seconda proiezione Rai con un campione allargato (mentre lo spoglio reale ha superato il 25%) dà risultati in linea con i primi risultati: No alla riforma della giustizia è in vantaggio, al 53,9%. Il Sì al 46,1. E' quanto rilevato dal consorzio opinio Rai

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Referendum giustizia: 25% voti scrutinati e il No è in ampio vantaggio

Lo spoglio procede abbastanza rapidamente nelle sezioni in Italia. Siamo a oltre 16mila su 61533 ed è iniziato anche lo scrutinio delle sezioni estere. Questa la situazione:

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Un milione di voti per il NO

Il sito Eligendo del Ministero dell'Interno dove si può seguire la diretta dello spoglio indica in questo momento 5435 sezioni scrutinate su 61533 in Italia (ancora a zero le 2207 sezioni all'estero) e oltre un milione di voti per la bocciatura della riforma: No al 54,55% e SI al 45,45%

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Referendum: SI al 45,92%

Aggiornamento dello spoglio alle 15:35 dopo circa 4mila sezioni scrutinate.

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Spoglio iniziato: dopo circa 1000 sezioni (su 60mila) vince il NO

Il No è al 53,57%, il Sì al 46,43% quando sul sito Eligendo del Viminale sono disponibili i dati di 1.347 sezioni su 61.533. 

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Si è dimesso il presidente dell'Anm Parodi

Il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (Anm), Cesare Parodi, ha comunicato le proprie dimissioni. La decisione è stata presa per motivi familiari, ma la tempistica coincide con i risultati preliminari di un referendum che riguarda proprio il futuro dei magistrati e del potere giudiziario in Italia.

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Anche per Tecnè e Tgcom 24 Sì al 47-51% e No al 49-53%

Il primo intention poll di Tecnè per Tgcom 24 sulla giustizia vede il Sì al 47-51% e il No al 49-53%. Le rilevazioni finora commissionate da Rai, La7, Skytg24, sono abbastanza in linea con il No avanti di circa 3 punti percentuali. Siamo tuttavia ancora a livello di stime e di forchette di percentuali

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Referendum giustizia: affluenza al voto al 58,51% stando a primi scrutini

In base ai primi dati disponibili sul sito Eligendo del Viminale, quando sono state scrutinate 15.941 sezioni su 61.533, l'affluenza al voto le sulla riforma della giustizia è al 58,51%. 

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