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Migranti, archiviato in Grecia il caso contro i nove egiziani a processo per il naufragio di Pylos

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Image Diritti d'autore AP/AP
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Di Michela Morsa
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Lo scorso giugno un peschereccio affondò a largo della Grecia causando la morte di circa 600 persone. Le autorità greche accusarono nove uomini sopravvissuti di essere i trafficanti. Costante la denuncia degli attivisti per i diritti umani: accertare le responsabilità della Guardia costiera

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Un giudice greco ha archiviato il processo contro nove uomini egiziani accusati di essere i responsabili del naufragio di un peschereccio che lo scorso giugno ha causato la morte di circa seicento migranti. La decisione è stata accolta con un applauso degli attivisti per i diritti umani che assistevano all'udienza nel tribunale di Kalamata, nel Peloponneso. 

Il 14 giugno 2023 il peschereccio "Adriana", diretto dalla Libia all'Italia, affondò nelle acque internazionali a largo di Pylos, area di responsabilità greca per la ricerca e il salvataggio. Furono tratte in salvo 104 persone, per lo più migranti provenienti da Siria, Pakistan ed Egitto, e furono recuperati solo 82 corpi, a fronte delle 700 persone che sarebbero state a bordo.  

Il naufragio, uno dei più letali del Mediterraneo, sconvolse l'opinione pubblica e provocò proteste contro le politiche migratorie del governo e dell'Unione europea. 

Gli attivisti per i diritti umani: processo inequo

Gli imputati, per lo più ventenni, erano stati identificati come "trafficanti" da altri sopravvissuti e rischiavano fino all'ergastolo se condannati per le molteplici accuse penali a loro carico, basate, affermano le autorità greche, sulle testimonianze degli altri migranti. Tra queste traffico di migranti, partecipazione a un'organizzazione criminale e l'aver causato un naufragio mortale. 

I loro avvocati hanno ribadito che i loro clienti sono sopravvissuti innocenti, ingiustamente perseguiti. Inoltre, i gruppi internazionali per i diritti umani hanno denunciato fino all'ultimo che il loro diritto a un processo equo era compromesso, in quanto il giudizio sulla loro condotta era precedente alla conclusione di un'indagine parallela che sta accertando le responsabilità della Guardia costiera greca, che potrebbe aver commesso errori durante le operazioni di salvataggio. 

Le presunte responsabilità della Guardia costiera

La guardia costiera greca avrebbe sorvegliato la nave per un giorno intero senza intervenire. All'indomani del naufragio, alcuni sopravvissuti hanno dichiarato che la Guardia costiera stava cercando di rimorchiare l'imbarcazione quando è affondata, e gli attivisti per i diritti umani hanno accusato le autorità greche di aver provocato il naufragio mentre cercavano di trascinare l'imbarcazione fuori dalla zona Sar della Grecia. Hanno anche accusato Atene di non aver svolto indagini adeguate al riguardo. 

Parlando attraverso un interprete ad Atene, un sopravvissuto ha incolpato di atrocità le autorità greche. "Siamo stati cinque giorni in mare, la nave era rotta ma non siamo annegati. Ma quando loro (la Guardia costiera) hanno messo quella corda, siamo andati sotto il mare", ha raccontato Inzimam Maqbool. 

Le autorità greche respingono le accuse e insistono sul fatto che i migranti a bordo del peschereccio si erano rifiutati di accettare l'aiuto delle navi mercantili vicine e della stessa Guardia costiera greca.

Proteste contro le politiche migratorie del governo, due arresti

Prima del processo la polizia in tenuta antisommossa si è scontrata con un piccolo gruppo di persone radunatesi davanti al tribunale e ha arrestato due persone

Già lunedì decine di manifestanti hanno protestato ad Atene contro le politiche migratorie del governo, un tema che si sta rivelando scottante in vista delle elezioni europee.

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