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Ue, patto sulle Migrazioni: pronte azioni legali per chi non lo rispetta

Commissario europeo per gli Affari interni Ylva Johansson
Commissario europeo per gli Affari interni Ylva Johansson Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Vincenzo GenoveseMared Gwyn Jones, Jorge Liboreiro
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

I Paesi dell'Ue che non attuano il nuovo patto sulla Migrazione e l'Asilo, approvato di stretta misura dal Parlamento europeo mercoledì, potrebbero incorrere in azioni legali

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Il nuovo patto sulla Migrazione e l'Asilo - approvato di stretta misura dal Parlamento europeo mercoledì - non potrà essere disatteso, pena l'applicazione di misure sanzionatorie.

"Tutti gli Stati membri devono attuarlo e applicarlo", ha dichiarato giovedì a Euronews Ylva Johansson, la commissaria che ha guidato la riforma

"In caso contrario, la Commissione interverrà e ricorrerà, se necessario, a procedure di infrazione - ha aggiunto - ma devo dire che sono abbastanza convinta che gli Stati membri attueranno il Patto rapidamente".

Il nuovo patto è un insieme di cinque atti legislativi interconnessi, che mirano a stabilire regole comuni e prevedibili per gestire l'accoglienza e la ricollocazione dei richiedenti asilo. In questo modo, si pensa di voltare pagina rispetto a un decennio di reazioni caotiche e autonome.

L'aumento delle domande di protezione internazionale

L'anno scorso, l'Ue ha ricevuto 1,14 milioni di domande di protezione internazionale, il massimo da sette anni a questa parte, e ha registrato 380.000 attraversamenti irregolari delle frontiere, metà dei quali attraverso la rotta del Mediterraneo centrale.

Dopo quasi quattro anni di negoziati, gli eurodeputati hanno appoggiato di stretta misura il nuovo patto nella votazione di mercoledì, aprendo la strada al timbro finale degli Stati membri, atteso per la fine del mese.

Ma, poco dopo il voto di mercoledì, il primo ministro polacco Donald Tusk si è opposto con forza alla revisione, definendola "inaccettabile" e attaccando il sistema proposto di "solidarietà obbligatoria", una delle principali novità del nuovo accordo.

Cosa prevede il nuovo patto sulle Migrazioni dell'Ue

In base a questo sistema, gli Stati membri avranno tre opzioni per gestire i flussi migratori

  • ricollocare un certo numero di richiedenti asilo
  • pagare 20.000 euro per ogni richiedente asilo che rifiutano di ricollocare
  • finanziare il supporto operativo, come personale e attrezzature

Bruxelles punta a 30.000 ricollocamenti all'anno, ma insiste sul fatto che il sistema non costringerà nessun Paese ad accettare i rifugiati, purché contribuiscano attraverso una delle altre due opzioni.

La Polonia: no alle ricollocazioni

"Proteggeremo la Polonia dal meccanismo di ricollocazione" ha dichiarato Tusk in una conferenza stampa a Varsavia.

Tusk - che appartiene alla Piattaforma civica di centro-destra - è stato eletto primo ministro lo scorso dicembre, con la promessa di guidare un governo pro-europeo e porre fine agli otto anni di governo euroscettico del partito Diritto e Giustizia (PiS).

È considerato uno stretto alleato della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ma il suo fermo rifiuto del patto ha ridimensionato in parte la portata di una riforma salutata come "storica" e un "enorme risultato per l'Europa" dalla stessa von der Leyen.

Anche l'Ungheria critica il nuovo accordo per gestire i flussi

"È un peccato che, dopo nove anni dall'apice della crisi migratoria, il Parlamento sia giunto a una soluzione che fondamentalmente rappresenta una grave violazione della sovranità degli Stati nazionali" ha dichiarato giovedì Zoltán Kovács, portavoce internazionale del governo ungherese, durante un briefing con i giornalisti a Bruxelles.

"Il Patto non fornirà una soluzione praticabile per nessuno Stato membro", ha aggiunto.

Kovács ha ribadito che il suo Paese "si esprimerà a gran voce" contro l'accordo, sostenendo che non tiene conto dell'esperienza ungherese e che è "destinato a fallire".

Ma quando gli è stato chiesto se Budapest avrebbe apertamente disatteso le regole, rischiando di incorrere in una procedura di infrazione, il portavoce è stato più cauto e ha detto che il suo governo deve ancora esaminare la "formulazione esatta" inclusa nella revisione.

Le cririche al patto da sinistra e da destra

In vista del voto in Parlamento, la riforma ha suscitato l'opposizione sia della destra che della sinistra. Alcune voci progressiste ritenevano il patto sulle Migrazioni cedesse alle pressioni delle forze di estrema destra e mettesse a rischio i diritti umani dei richiedenti asilo.

Anche l'estrema destra, tra cui il Rassemblement National francese, ha votato contro alcune parti del provvedimento, sostenendo che le sue disposizioni non si spingono abbastanza in là per proteggere le frontiere.

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La sua approvazione arriva giusto in tempo per le elezioni europee, che si terranno dal 6 al 9 giugno e in cui la migrazione sarà al centro dell'attenzione degli elettori.

Secondo un recente sondaggio esclusivo Euronews/Ipsos, solo il 16% dei cittadini dell'Ue approva la politica migratoria del blocco, mentre più della metà (51%) si oppone.

La cooperazione con alcuni Paesi terzi è "difficile"

Un altro aspetto critico della politica migratoria dell'Ue è la sua "dimensione esterna", un termine ampio utilizzato per indicare gli accordi con i Paesi terzi per frenare le partenze dei migranti irregolari verso l'Europa.

Bruxelles ha già stretto accordi con Tunisia, Mauritania ed Egitto, in cui il denaro dell'Ue viene pompato nelle economie dei Paesi in cambio di misure mirate per ridurre i flussi di migranti e reprimere i trafficanti di esseri umani.

Gli accordi sono stati criticati da europarlamentari e difensori dei diritti umani per non aver riconosciuto le prove crescenti di violazioni dei diritti umani, in particolare da parte delle autorità tunisine.

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I soldi alla Libia per fare argine alle partenze dei migranti

Pur non avendo un accordo formale con la Libia, dal 2017 l'Ue ha speso circa 59 milioni di euro per potenziare i meccanismi di gestione delle frontiere da parte delle autorità libiche, nonostante le numerose prove documentate di respingimenti illegali e trattamenti abusivi dei migranti subsahariani nei centri di detenzione libici.

"La cooperazione con la Libia è difficile - ha riconosciuto Johansson nell'intervista a Euronews - e abbiamo opinioni forti, ad esempio, quando si tratta di centri di detenzione (...) alcuni di questi hanno condizioni davvero inaccettabili".

Ha aggiunto che l'Ue sta lavorando in stretta collaborazione con l'Unione Africana e le Nazioni Unite per salvare i rifugiati dalla Libia e portarli in Paesi più sicuri nell'ambito del cosiddetto "meccanismo di transito di emergenza".

Ma il blocco sta anche continuando a "sostenere" la guardia costiera libica nelle sue operazioni di ricerca e salvataggio "per evitare che le persone perdano la vita nel Mediterraneo", ha aggiunto Johansson.

L'anno scorso, un rapporto delle Nazioni Unite ha rilevato che i guardacoste libici - che hanno ricevuto il sostegno dell'Ue - hanno commesso crimini contro l'umanità, tra cui la costrizione delle donne alla schiavitù sessuale, la detenzione arbitraria, l'omicidio, la tortura, lo stupro, la riduzione in schiavitù e la sparizione forzata.

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