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Il piano della Commissione europea per Lampedusa non ha nulla di nuovo

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen insieme alla premier italiana Giorgia Meloni a Lampedusa
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen insieme alla premier italiana Giorgia Meloni a Lampedusa Diritti d'autore Cecilia Fabiano/LaPresse
Diritti d'autore Cecilia Fabiano/LaPresse
Di Vincenzo Genovese
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Il piano in dieci punti per Lampedusa, presentato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nell'isola, è un mix di proposte già sentite e ipotesi molto complicate da realizzare

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Durante la sua rapida visita sull’isola, insieme alla premier Giorgia Meloni, la presidente von der Leyen ha promesso il sostegno dell'Unione europea all'isola nella gestione degli arrivi di persone migranti. Ma nei dieci punti del piano figurano ipotesi già abbondantemente formulate in passato, che non hanno inciso sulla questione, e altre di difficile realizzazione.

Un piano complicato

Ad esempio, il piano include la possibilità di "un accordo di cooperazione tra la Tunisia e Frontex", ma il governo di Tunisi non ha mai acconsentito finora al dispiegamento di agenti della Guardia di Frontiera europea sul suo territorio.

Anche l’idea di "ampliare le missioni navali nel Mediterraneo" suona ambigua: non è chiaro se la Commissione pensi a una missione militare di sicurezza marittima come fu l'operazione Sophia fino al 2020, a una di ricerca e salvataggio com'era l'italiana Mare Nostrum tra il 2013 e il 2014, o piuttosto a qualcosa di simile al blocco navale proposto in passato da Meloni.

A domanda precisa, la portavoce della Commissione Anitta Hipper è stata piuttosto vaga: “Intensificheremo la sorveglianza delle frontiere marittime e quella aerea, anche attraverso Frontex, e considereremo l'ipotesi di missioni navali al riguardo. La discussione su questo proseguirà".

La misura più urgente, il trasferimento di persone migranti da Lampedusa verso altri Stati membri dell’Unione utilizzando il meccanismo volontario di solidarietà appare ancora più complicata: il ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin ha già chiarito che il suo Paese non accetterà nessuno. 

Del resto il meccanismo stesso non sembra incidere troppo sui flussi migratori diretti in Italia: da quando è stato istituito nel giugno 2022, solo 1159 persone sono state ricollocate dall’Italia in altri Paesi dell'Ue.

"Una procedura d'asilo accelerata ci preoccupa perché pensiamo possa portare a rischi di violazione della Convenzione di Ginevra"
Sara Prestianni
EuroMedRights

Preoccupazioni per i diritti dei migranti

Le organizzazioni del settore, intanto, sollevano preoccupazioni su un altro punto: la velocizzazione delle procedure di analisi delle richieste di asilo.

"Una procedura d'asilo accelerata ci preoccupa perché pensiamo possa portare a rischi di violazione della Convenzione di Ginevra, ma anche perché temiamo non ci sia abbastanza tempo per consentire ai richiedenti asilo di fornire le spiegazioni, di raccontare la loro storia", dice a Euronews Sara Prestianni di EuroMedRights, un network di Ong con sede a Bruxelles, che reputa l'intero piano vago e basato su soluzioni securitarie già dimostratesi fallimentari in passato.

La Commissione, intanto, potrebbe trovarsi in difficoltà anche su un altro fronte della questione migratoria: l'accordo concluso il 23 luglio con la Tunisia per assistere finanziariamente il Paese e fermare i flussi. 

Il servizio giuridico del Consiglio dell'Unione ritiene sia stato firmato senza rispettare le procedure corrette, l'Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri Josep Borrell e la ministra tedesca degli Affari esteri Annalena Baerbock l'ahnno fatto notare al commissario all'AllargamentoOlivér Várhelyi che lo ha siglato.

Gli Stati membri potrebbero dunque bloccare i pagamenti promessi al governo di Tunisi, che per ora, dall'Unione europea, non ha ricevuto nemmeno un euro.

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