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Le reazioni dell'Ue alla rivolta in Russia

Josep Borrell è Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri dal 2019
Josep Borrell è Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri dal 2019 Diritti d'autore Frederic Sierakowski/AP
Diritti d'autore Frederic Sierakowski/AP
Di Vincenzo GenoveseJorge Liboreiro
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Mentre la Commissione continua a mantenere un profilo basso, a Lussemburgo si riuniscono i ministri degli Esteri dei 27 Stati membri, tra preoccupazioni e sostegno militare all'Ucraina

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I ministri degli Esteri dell'Unione europea, riunitisi il 26 giugno a Lussemburgo, non possono ignorare quanto accaduto in Russia nei due giorni precedenti e mentre cercano di dare un senso alla drammatica ribellione di Yevgeny Prigozhin e delle sue milizie mercenarie del gruppo Wagner, ribadiscono il sostegno militare all'Ucraina.

Cautele, timori e speranze

"La guerra contro l'Ucraina lanciata da Putin, e il mostro che Putin ha creato con Wagner gli si sta ritorcendo contro. Il mostro sta agendo contro il suo creatore", ha detto Josep Borrell, Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri, al suo arrivo.

"Il sistema politico russo sta mostrando le sue fragilità e il potere militare si sta incrinando. Quindi questa è una conseguenza importante della guerra in Ucraina". Al tempo stesso, ha spiegato Borrell, "non è una cosa positiva vedere una potenza nucleare come la Russia entrare in una fase di instabilità politica".

Al tempo stesso, potrebbero esserci vantaggi sul campo di battaglia: "Se il tuo avversario entra in una lotta interna tra diverse sue componenti, è evidentemente  una cosa positiva per le operazioni militari", ha detto Borrell in conferenza stampa.

"All'improvviso, le truppe di Wagner hanno abbandonato le loro posizioni al fronte e sono andate a fare qualcos'altro. Questo per gli ucraini non può che essere un vantaggio".

"Se il tuo avversario entra in una lotta interna tra diverse sue componenti, è evidentemente è una cosa positiva per le operazioni militari"
Josep Borrell
Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri

Annalena Baerbock, ministra degli Esteri tedesca, è rimasta cauta nella sua valutazione, descrivendo la ribellione di breve durata come una "lotta di potere interna" in cui l'Ue non interferirà. "Con questa brutale guerra di aggressione, Putin sta distruggendo il suo stesso Paese", le sue parole.

La sua omologa francese, Catherine Colonna, è stata altrettanto circospetta sostenendo che la comunità internazionale doveva ancora valutare le conseguenze dell'insurrezione. "Questi eventi sollevano molte domande, forse più domande che risposte", ha detto. "Al momento, è chiaro che ci sono state tensioni interne, crepe, fratture e falle nel sistema".

"Stiamo seguendo l'evolversi della situazione: non tocca a noi interferire, questo è chiaro. Noi difendiamo l'indipendenza dell'Ucraina, non siamo in guerra con la Russia", ha detto invece il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.

Una minaccia in più

Alcuni Paesi sembrano più preoccupati di altri. Il minsitro lituano Gabrielius Landsbergis ha esortato gli alleati occidentali a rafforzare il fianco orientale dell'Europa in reazione alla crescente "imprevedibilità" all'interno della Russia.

"Stiamo vedendo quanto velocemente possono accadere le cose: ci è voluta mezza giornata perché un distaccamento militare arrivasse a 200 chilometri da Mosca. Non è difficile immaginare quanto velocemente possono attraversare la Bielorussia e presentarsi al confine con la Lituania".

"Non è difficile immaginare quanto velocemente i militari russi possano attraversare la Bielorussia e presentarsi al confine con la Lituania"
Gabrielius Landsbergis
Ministro degli Esteri della Lituania

Landsbergis ha sollevato interrogativi sul presunto accordo mediato dal leader bielorusso Aleksander Lukashenko, il presidente bielorusso, che ha fermato l'ammutinamento. I dettagli non sono stati resi pubblici, ma la stampa riporta un probabile esilio di Prigozhin in Bielorussia, mentre i soldati della Wagner saranno con ogni probabilità esentati dai processi a loro carico e potranno essere incorporati nelle forze armate russe.

Secondo il ministro lituano, Lukashenko, che detiene il potere in Bielorussia dal 1994, ha agito nell'interesse del Cremlino perché da esso dipende il suo futuro politico. Allo stesso tempo, per gli europei non è necessario intervenire nelle faccende interne russe.

"Non abbiamo bisogno di pensare a cambiare il regime in Russia, né di pianificarlo. I russi sono assolutamente in grado di farlo da soli".

Nuovi soldi per le armi dell'Ucraina

Nell'incertezza sugli sviluppi futuri, una cosa resta chiara: il supporto europeo all'Ucraina. I ministri hanno concordato di aumentare di 3,5 miliardi lo European Peace Facility, il fondo utilizzato per finanziare missioni e operazioni militari al di fuori dell'Unione, ora portato a 12 miliardi complessivi.

Finora la quasi totalità delle risorse del fondo sono state destinate all'Ucraina, che ha ricevuto 5,6 miliardi di euro: 3,6 miliardi sono stati impiegati per fornire equipaggiamento militare, altri due per comprare nuove munizioni o "rimborsare" quelle fornite dagli Stati dell'Ue a Kiev.

L'ultima tranche di aiuti militari, da 500 milioni di euro, resta però al momento ancora bloccata dal veto dell'Ungheria.

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