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Meloni piccata per l'incontro tra Zelensky, Macron e Scholz

Il Consiglio europeo ospita per la prima volta il presidente ucraino Volodymyr Zelensky
Il Consiglio europeo ospita per la prima volta il presidente ucraino Volodymyr Zelensky Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Virginia Mayo/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Vincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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All'arrivo al Consiglio europeo, la presidente del Consiglio italiana ha definito "inopportuno" l'invito a Parigi del presidente ucraino, che a suo dire mina l'unità dell'Unione europea

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A Giorgia Meloni non è piaciuto il fatto che Volodymyr Zelensky abbia incontrato i suoi omologhi di Francia e Germania, Emmanuel Macron e Olaf Scholz, prima di arrivare a Bruxelles per prendere parte al Consiglio Europeo.

"Invito inopportuno"

"Mi è sembrato più inopportuno l'invito a Zelensky di ieri", ha detto la presidente del Consiglio italiana all'arrivo all'Europa Building, sede della riunione fra i capi di Stato e di governo, rispondendo alla domanda di un giornalista sulla missione diplomatica di Macron e Scholz a Washington.

"Credo che la nostra forza in questa vicenda sia l'unità e la compattezza. Capisco le questioni di politica interna, ma ci sono momenti nei quali privilegiare la propria opinione pubblica interna rischia di andare a discapito della causa. E questo mi pare fosse uno di quei casi".

Meloni ha comunque tenuto un colloquio bilaterale con Zelensky nella pausa dei lavori del Consiglio europeo, in cui ha ribadito il sostegno dell'Italia all'Ucraina e ricevuto i ringraziamenti del presidente, che prima del Consiglio aveva fatto tappa al Parlamento comunitario.

Sul tema della guerra, l'Unione sembra compatta nell'impegno a un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il decimo. Dovrebbe essere approvato entro il 24 febbraio, giorno dell'anniversario dell'invasione russa e allargare la lista dei divieti di importazione e delle persone colpite da misure restrittive, oltre a prevedere dei meccanismi per impedire l'aggiramento delle sazioni finora comminate.

Alla vigilia del vertice è circolata pure una lettera firmata dai primi ministri di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, che chiede di utilizzare i 300 miliardi di beni russi attualmente congelati dai Paesi dell'Unione per finanziare la ricostruzione dell'Ucraina: un'ipotesi che però presenta grosse complicazioni dal punto di vista giuridico-legale, come spiegano a Euronews fonti comunitarie.

Sulle altre richieste di Zelensky, armi e adesione all'Ue, le decisioni spettano agli Stati membri. "Semplicemente non posso permettermi di tornare a casa senza risultati", ha detto Zelensky rispondendo a una domanda di Euronews. "Dipende dai partner europei e per me personalmente è molto importante che tutti i colloqui possano portare a risultati. Forse è una posizione un po' impertinente, ma il mio è un punto di vista pragmatico... E sempre per essere pragmatici: ci servono armi, per sopravvivere alle armi".

Migrazioni ed economia al centro del vertice

I temi principali di dibattito del Consiglio sono tuttavia la questione migratoria e la risposta europea all'Inflation Reduction Act degli Stati Uniti, il massiccio pacchetto di sussidi pubblici, che rischia di dirottare oltreoceano gli investimenti destinati dalle aziende in Europa.

Aumentare i rimpatri di migranti irregolari è obiettivo comune, mentre ci si divide sulla protezione delle frontiere esterne dell'Unione, tra chi vorrebbe la costruzione di muri con fondi europei e chi predilige altri metodi. "Dobbiamo migliorare anche il dialogo con i Paesi di origine di questi flussi migratori, per essere più efficaci", ha detto il presidente Emmanuel Macron.

Su questo tema Meloni sottolinea come grandi progessi siano già stati fatti: il riconoscimento della migrazione come una "sfida europea che richiede una risposta europea" e la specificità dei confini marittimi.

Sul versante economico, ci sono sul tavolo l'allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, maggiore flessibilità sull'utilizzo dei contributi comunitari già stanziati e un nuovo fondo comune europeo.

In questo caso il governo italiano, come molti altri, teme che la sola deregolamentazione degli aiuti di Stato svantaggi quei Paesi con un margine fiscale più limitato, che non possono indebitarsi troppo per aiutare le proprie imprese, come ha fatto capire Meloni.

"Abbiamo un problema di competitività. Bisogna aiutare il nostro sistema produttivo, in manera tale da non creare disparità all'interno del mercato unico. Per esempio, immaginare un fondo sovrano per sostenere le imprese, lavorare su una piena flessibilità dei fondi esistenti sono questioni da discutere, nel momento in cui alcuni hanno uno spazio fiscale superiore ad altri e richiedono allentamenti sulle norme sugli aiuti di Stato".

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