La risposta europea all'Inflation Reduction Act

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Di Vincenzo Genovese  & Jorge Liboreiro, Efi Koutsokosta
Ursula von der Leyen ha annunciato il suo piano al Forum economico mondiale di Davos
Ursula von der Leyen ha annunciato il suo piano al Forum economico mondiale di Davos   -   Diritti d'autore  Markus Schreiber/Copyright 2023 The AP

Non è un segreto che i leader europei siano molto preoccupati per l'Inflation Reduction Act, il massiccio pacchetto di sussidi pubblici ideato dal governo degli Stati Uniti, che rischia di dirottare oltreoceano gli investimenti destinati dalle aziende in Europa.

Contromisure annunciate

L'Unione Europea prova a rispondere. Nel suo intervento al Forum economico mondiale di Davos, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato le prime contromisure: il Net-Zero Industry Act,.

Seguendo il modello del Chips Act, l'iniziativa legislativa identificherà gli obiettivi della cosiddetta industria "clean tech", formata da quei processi produttivi che riducono l'impatto ambientale negativo attraverso 'efficienza energetica l'uso sostenibile delle risorse o attività di protezione ambientale.

Per raggiungerli, ha affermato la presidente della Commissione, sarà necessario semplificare i processi di autorizzazione per i nuovi impianti di produzione, ma anche facilitare il finanziamento dei "Progetti importanti di comune interesse", iniziative sostenute dall'Unione perché producono un beneficio che va oltre i confini nazionali.

Nei prossimi mesi è previsto anche un nuovo fondo di finanziamento comune, l'European sovereignty Fund, ha spiegato von der Leyen.

“Per evitare un effetto di frammentazione sul mercato unico e sostenere la transizione verso tecnologie pulite in tutta l'Unione, e' necessario anche intensificare i finanziamenti europei. Nel medio termine, allestiremo un Fondo sovrano europeo, tramite la revisione del nostro bilancio comunitario”.

Aiuti di Stato e fondi comuni

Tuttavia, la questione cruciale è come bilanciare i finanziamenti comunitari e quelli derivanti dagli aiuti di Stato nazionali, le cui regole sono già state allentate tramite un "Temporary Crisis Framework", un regime speciale adottato a marzo 2022 per far fronte alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina.

Da una parte ci sono i Paesi favorevoli a prolungare questo regime, o comunque a lasciare ampi margini di manovra ai governi nazionali. 

Idrogeno, batterie elettriche, pannelli solari, semiconduttori dovrebbero essere inclusi in un elenco di progetti industriali strategici per i quali gli aiuti di Stato dovrebbero essere più massicci. Sia tramite sovvenzioni che con il credito d'imposta”, ha detto ad esempio il ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire.

Dall'altra c'è chi teme che lasciare troppa liberta' ai singoli governi possa provacare una "corsa ai sussidi" in grado di compromettere il funzionamento del mercato interno. Sei Paesi (Danimarca, Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia e Svezia) hanno inviato una lettera alla Commissione chiedendo cautela su questo argomento, poiché gli aiuti di Stato possono portare a una cosiddetta "corsa ai sussidi" e alla frammentazione del mercato interno.

Sulla stessa linea ci sono molte forze politiche italiane, come il Movimento Cinque Stelle. "Gli aiuti di Stato da soli non possono funzionare per tutti i Paesi, ma solo per alcuni, come per esempio la Germania o la Francia che hanno più spazio fiscale, più possibilità. Quindi pensiamo chesia necessario un nuovo Recovery Fund", dice a Euronews l'eurodeputata a capo della delegazione Tiziana Beghin.

Aiuti sbilanciati

In effetti, Francia e Germania sono i Paesi che possono mobilitare più risorse a sostegno delle proprie industrie. Insieme hanno il 77% dei 672 miliardi di aiuti di Stato approvati nell'ambito dell'attuale Temporary Crisis Framework

Le modifiche alle regole sugli aiuti di Stato hanno consentito erogazioni più rapide e più facili di prestiti, sovvenzioni e garanzie statali agevolate per le aziende in difficoltà a causa del caro-energia e alle contro-sanzioni russe. 

Tecnicamente, per "aiuto di Stato" si intende qualsiasi forma di sostegno economico concesso da un governo a una specifica azienda o gruppo di aziende che genera un vantaggio rispetto ai concorrenti. Di solito, la Commissione è chiamata a controllare che quelli relativi ai settori industriali non intacchino la concorrenza leale nel mercato unico europeo.

I cosiddetti "quadri di crisi temporanei", come quello presentato a marzo dello scorso anno per mitigare la crisi economica innescata dalla guerra, introducono condizioni di maggiore flessibilità nella valutazionee consentono approvazioni più rapide con una portata più ampia.

In questo contesto, la Germania ha immesso oltre 356 miliardi di euro di sostegno economico nel suo tessuto economico (il 53% di tutta l'Ue), mentre la Francia è arrivata al 24%, approssimativamente 161 miliardi di euro.

Al terzo posto l'Italia, che ha visto approvati aiuti per 51 miliardi di euro (7,65% del totale), e al quarto posto la Danimarca, con 24 miliardi di euro. Il resto del blocco rappresenta collettivamente meno del 12% del totale degli aiuti di Stato accettati dalla Commissione, circa 78 miliardi di euro.

La distribuzione ineguale riflette a grandi linee la forza delle economie coinvolte. Secondo i dati Eurostat relativi al 2021, il Paese con la maggiore produzione manifatturiera in Europa è la Germania (27%), seguita da Italia (16%), Francia (11%) e Spagna (8%). Le industrie francesi e tedesche rappresentano dunque il 38% della produzione industriale totale.

La Banca mondiale riporta invece i dati relativi al prodotto interno lordo: l'intera economia dell'Unione valeva 17mila miliardi di dollari nel 2021, con la Germania che ha contribuito per oltre 4mila miliardi e la Francia per quasi tremila. Ciò significa che Berlino e Parigi da sole valgono il 42% del totale.

Anche per quersto, forse, la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager ha avvertito i ministri dei 27 Paesi membri sui rischi legati a un nuovo schema di aiuti di Stato facilitati. "Possono rappresentare una spinta a breve termine, ovviamente, ma non si costruisce la competitività con i sussidi. Dev'essere un meccanismo temporaneo".

La Commissione potrebbe presentareproposte formali entro la fine del mese, per alimentare la discussione nel prossimo Consiglio europeo di febbraio. Per l'industria europea e per i governi del continente non c'è tempo da perdere.