Più rimpatri di migranti irregolari: la nuova strategia della Commissione europea

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Di Isabel Marques da Silva  & Vincenzo Genovese
La commissaria Ylva Johansson e la coordinatrice europea delle politiche di rimpatrio Mari Juritsch hanno presentato la nuova strategia sui rimpatri dell'Ue
La commissaria Ylva Johansson e la coordinatrice europea delle politiche di rimpatrio Mari Juritsch hanno presentato la nuova strategia sui rimpatri dell'Ue   -   Diritti d'autore  JOHN THYS/AFP or licensors

La Commissione europea vuole aumentare i rimpatri delle persone migranti che non hanno diritto a rimanere sul territorio dei suoi Stati membri, con una nuova "strategia operativa", presentata dalla commissaria agli Affari interni Ylva Johansson insieme a Mari Juritsch, la coordinatrice delle politiche europee di rimpatrio.

Un quarto del totale

A fronte di oltre 342mila decisioni di rimpatrio emesse nel 2021 dagli Stati dell'Ue, circa 80mila soggetti coinvolti sono effettivamente tornati nel Paese d'origine: meno di un quarto del totale, stando ai dati di Eurostat. E il trend sembra simile nel 2022: nel terzo trimestre, ad esempio, meno di 32mila rimpatri effettivi su quasi 110mila decisioni di allontanamento.

La Commissione è preoccupata dal tasso cosÌ basso anche perché nel 2022 sono stati registrati flussi migratori più intensi rispetto all'anno precedente. Ai Paesi dell'Unione Europea sono arrivate 924mila domande di asilo, il 50% in più rispetto al 2021.

I Paesi con più richieste in termini assoluti sono Germania, Francia, Spagna e Austria, mentre in rapporto alla popolazione guidano la classifica Cipro e Austria, seguite da Grecia, Lussemburgo, Slovenia e Belgio. L'Italia non appare nei primi posti in nessuna delle due graduatorie.

Sono aumentati di parecchio anche gli ingressi irregolari alle frontiere: circa 330mila, il 64% in più rispetto all'anno precedente e il numero più alto dal 2016, secondo Frontex.

Ma il numero delle richieste annuali è quasi il triplo rispetto a quello degli ingressi irregolari. Ciò significa, secondo quanto spiegato dalla commissaria Johansson, che molti cittadini stranieri arrivano in modo legale nell'Unione e poi si fermano più del consentito, oppure che sfuggono alle registrazioni iniziali.

Gli obiettivi della Commissione

Dato che il sistema di asilo è "sotto forte pressione" e che la maggior parte degli ingressi irregolari sono effettuati da persone che non hanno diritto alla protezione internazionale, la Commissione vuole imprimere un'accelerazione ai processi di rimpatrio

Che però spettano agli Stati membri, i quali spesso vengono meno alle procedure necessarie per effettuarlo. Una quota significativa di ordini di abbandono del territorio nazionale non viene seguita dalla richiesta di riammissione per il soggetto in questione, che deve essere presentata allo Stato d'origine.

"È necessario che **immediatamente dopo la decisione negativa sul permesso di soggiorno, gli Stati membri presentino la richiesta di riammissione al Paese di origine",**ha detto Johansson.

"Solo dopo possiamo effettivamente riportare indietro queste persone. Per questo è importante lavorare insieme: gli Stati membri non possono risolvere la cosa da soli, ma nemmeno la Commissione da sola può farlo".

La strategia comprende dunque una maggiore collaborazione tra Commissione e governi nazionali, oltre a una maggiore cooperazione con i Paesi d'origine, sempre nel rispetto dei diritti umani. All'obiettivo concorrerà anche Frontex, l'agenzia europea deputata al controllo delle frontiere esterne, che avrà un'unità dedicata ai rimpatri.

Fra le aree di lavoro individuate dalla coordinatrice Mari Juritsch ci sono la digitalizzazione dei processi di rimpatrio e il sistema dei ritorni volontari assistiti, che "accompagna" la persona migrante verso il Paese d'origine.

Il documento programmatico elaborato dalla Commissione sarà discusso nel prossimo incontro informale dei ministri dell'Interno dei 27, in programma a Stoccolma il 26 gennaio.

Meno rimpatri, più cooperazione allo sviluppo

Secondo alcuni, però, il fenomeno andrebbe gestito con politiche diverse. ComeCatherine Woollard, direttrice del Consiglio europeo per i rifugiati e gli esiliati.

"Una sarebbe l'aumento dei canali per la migrazione legale, che in realtà è in calo negli ultimi 20 anni. Stiamo parlando di persone che magari vorrebbero venire in Europa per trovare lavoro e, allo stesso tempo, l'Europa ha bisogno di lavoratori".

Alla strategia della Commissione, che intende intensificare la collaborazione con i Paesi di origine, la sua rete di organizzazioni non governative preferisce un maggiore impiego di risorse nella cooperazione per lo sviluppo.

"Il vero ostacolo è nel Paese di origine - spiega Catherine Woollard - a causa del risentimento nei confronti degli sforzi e delle pressioni dell'Europa per rimpatriare le persone".

Cosa che a suo giudizio non rappresenta una priorità per molti di quei Paesi, in particolare quando le loro economie beneficiano delle rimesse degli emigranti: flussi di denaro, ma anche conoscenze e competenze che provengono dai loro cittadini trasferitisi all'estero.