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Caro energia, le posizioni degli Stati europei

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Di Aida Sanchez Alonso
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Nella mattianata del 9 settembre i ministri dell'Energia dei 27 Paesi si incontreranno a Bruxelles
Nella mattianata del 9 settembre i ministri dell'Energia dei 27 Paesi si incontreranno a Bruxelles   -   Diritti d'autore  Virginia Mayo/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Con i prezzi dell'energia alle stelle e le minacce di interruzione totale dei flussi di gas dalla Russia, i ministri dell'Energia dei Paesi dell'Unione Europea si incontrano a Bruxelles per discutere le contromisure alla crisi.

Il dibattito partirà dalle cinque idee suggerite dalla Commissione europea: non proposte formali, ma spunti di discussione, per capire l'orientamento dei governi nazionali.

Le proposte più quotate

Secondo diverse fonti diplomatiche ci sarebbe un certo consenso su tre delle cinque misure: la riduzione dei consumi di energia elettrica nelle ore di punta (anche se alcuni Stati vorrebbero target obbligatori e altri solo volontari), la creazione di un fondo di sostegno alle imprese energetiche e lapossibilità di introdurre un tetto ai ricavi delle aziende che producono elettricità a basso costo, utilizzando fonti rinnovabili o energia nucleare.

Spiega la ratio della norma Simone Tagliapietra, esperto di energia del think tank Bruegel

"Il principio in questo caso è quello di cercare una soluzione equa, dove non si espropriano le aziende di tutti i loro profitti. Perché ovviamente chi ha fatto investimenti, ad esempio, nelle centrali rinnovabili, ha tutto il diritto di essere remunerato per questo". 

Ma d'altra parte, dice Tagliapietra, questa è davvero una situazione straordinaria in cui diversi elementi del nostro mercato non funzionano più. "Quindi questo tipo di intervento straordinario una tantum ha senso dal punto di vista sociale, perché ci troviamo e ci troveremo e nei prossimi mesi in una situazione in cui sempre più famiglie e imprese in tutta Europa lotteranno letteralmente per la loro sopravvivenza".

Il tetto contestato

Molto più controversa l'idea di imporre un limite al prezzo del gas russo.

Stati come Germania o Ungheria temono causi carenze e anche l'Austria è molto scettica. Danimarca, Paesi Bassi e altri governi nordici non vogliono alterare il funzionamento del mercato.

Altri Paesi, come l'Italia o il Belgio, sono favorevoli e anzi vorrebbero estendere il price cap a tutto il gas importato in Europa tramite oleodotti. Anche perché le forniture russe, come rivelato dalla Commissione europea, rappresentano ormai solo il 9% delle importazioni totali europee.

"La proposta arriva in un momento in cui la Russia ha già tagliato più di due terzi delle sue forniture", commenta Simone Tagliapietra. "Quindi alcuni sostengono che è una misura poco incisiva e concordata troppo tardi. Per altri vale ancora la pena attuarla perché prima di tutto è una mossa simbolica, che mostra che anche l'Europa ha le sue carte da giocare in questa partita".

Una volta concordata la linea comune, la Commissione dovrà formulare proposte legislative, che potrebbero essere approvate formalmente già la prossima settimana, assicurano fonti diplomatiche. Quando c'è la volontà politica, in Europa, bastano pochi giorni per procedere.