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Cosa c'è nel piano della Ue per diventare energeticamente indipendenti dalla Russia?

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Di Jorge Liboreiro
Ursula von der Leyen ha dichiarato che l'acquisto congiunto di gas eviterà la concorrenza tra gli Stati membri.
Ursula von der Leyen ha dichiarato che l'acquisto congiunto di gas eviterà la concorrenza tra gli Stati membri.   -   Diritti d'autore  DATI BENDO/EC/DATI BENDO

L'Unione europea si trova di fronte a un dilemma senza precedenti: in che modo ridurre la sua pesante e costosa dipendenza dall'energia russa senza creare disagi ai cittadini e alle imprese di tutto il continente? Ad accelerare la resa dei conti è stata l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, un'operazione militare su larga scala che è in parte finanziata dalle redditizie vendite di combustibili fossili del Cremlino, di cui l'UE è il primo cliente.

L'anno scorso il blocco ha speso quasi 100 miliardi di euro per l'energia russa. Con l'intensificarsi delle pressioni di Kiev e di altri alleati internazionali, la necessità di ridurre le importazioni da Mosca diventa una strategia geopolitica di estrema urgenza. In quest'ottica la Commissione europea ha presentato un piano ambizioso e di vasta portata, denominato "REPower EU", per raggiungere la piena indipendenza energetica dalla Russia entro il 2027.

Il piano è "fondamentalmente politico", ha dichiarato un alto funzionario della Commissione, e risponde all'impegno preso dai leader dell'Ue al vertice di Versailles di marzo, quando hanno giurato di "ridurre le nostre dipendenze energetiche". Ma è anche una trasformazione: per un blocco che da decenni si è abituato alle forniture della Russia, affidabili e a buon mercato, un blocco totale delle importazioni comporterà enormi sfide per diversificare i fornitori, riprogettare le infrastrutture, mitigare le impennate dei prezzi, aumentare l'efficienza, potenziare le alternative rinnovabili e, soprattutto, garantire che le famiglie e le fabbriche continuino ad avere energia senza interruzioni.

"La guerra di Putin sta sconvolgendo il mercato globale dell'energia", ha dichiarato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, presentando il piano mercoledì pomeriggio.

Tutti gli occhi sul Gnl

Poiché il carbone russo è già stato sottoposto a sanzioni e il petrolio potrebbe esserlo a breve, le attenzioni ora si concentrano sul gas, il combustibile politicamente più sensibile. La Russia è il principale fornitore di gas dell'Ue e rappresenta il 45% delle forniture totali: 155 miliardi di metri cubi nel 2021.

Bruxelles è consapevole che questa enorme quantità di gas non scomparirà da un giorno all'altro né sarà sostituita da prodotti verdi, quindi la priorità assoluta è trovare gas altrove per colmare il vuoto. Il gas naturale liquefatto (Gnl) rappresenta la soluzione più immediata a questo problema. Il Gnl è un gas che, dopo essere stato raffreddato, viene trasportato dalle navi, che poi scaricano i serbatoi in terminali che ritrasformano il liquido in gas.

Questo offre un grande vantaggio agli Stati costieri che dispongono di terminali, come Spagna, Italia e Paesi Bassi, e possono aumentare i loro acquisti con relativa facilità. Dall'inizio del 2022 l'Ue ha battuto il record di importazioni di Gnl, raggiungendo 12,4 miliardi di metri cubi in aprile.

Tuttavia il Gnl è costoso e il mercato globale è molto competitivo, con acquirenti asiatici che offrono grandi somme per i serbatoi. Inoltre i Paesi senza sbocco sul mare sono svantaggiati perché non hanno accesso ai porti e sono costretti a rifornirsi di gas attraverso i gasdotti, la maggior parte dei quali sono gestiti dalla Russia.

L'obiettivo di REPower EU suggerisce è di tagliare fino a due terzi del gas russo - circa 100 miliardi di metri cubi - entro la fine di quest'anno. La metà di questi - 50 miliardi di metri cubi - verrebbe sostituita dalla diversificazione del Gnl, mentre 10 miliardi di metri cubi arriverebbero da gasdotti non russi, compresi quelli provenienti da Norvegia, Azerbaigian e Algeria.

L'Ue è ora concentrata sulla firma di accordi e partnership con i principali produttori di Gnl. Un recente accordo politico con gli Stati Uniti è destinato a fornire al blocco 15 miliardi di metri cubi di produzione americana. Bruxelles punta ad assicurarsi ulteriori forniture da Qatar, Egitto, Israele e Australia e vuole esplorare il potenziale di Paesi africani come Nigeria, Senegal e Angola.

La spinta a sostituire il gas russo con così tanto Gnl è stata criticata dalle organizzazioni ambientaliste, secondo le quali prolungherà la dipendenza del blocco dai combustibili inquinanti e metterà a rischio gli obiettivi climatici. "Questi piani - ha detto Silvia Pastorelli, responsabile della campagna energia di Greenpeace Ue - andranno ad arricchire ulteriormente le tasche di giganti dell'energia come Saudi Aramco e Shell, che stanno facendo profitti record grazie alla guerra, mentre i cittadini europei faticano a pagare le bollette".

27 Stati membri, un unico cliente

Per superare l'agguerrita concorrenza per il Gnl Bruxelles vorrebbe che i 27 Stati membri acquistassero come un unico cliente e sfruttassero la loro influenza come mercato unico più grande del mondo. Il blocco ha già istituito la Piattaforma energetica dell'Ue, uno schema volontario per mettere in comune la domanda e coordinare le importazioni.

Bruxelles intende fare un ulteriore passo avanti e creare un "meccanismo di acquisto congiunto", un'impresa collettiva per negoziare contratti di gas per conto degli Stati membri. Il meccanismo sarebbe volontario e si baserebbe sulle lezioni apprese dall'acquisto dei vaccini per il Covid-19, portato avanti dalla Commissione per ottenere milioni di dosi a prezzi accessibili evitando una corsa al ribasso.

L'idea di acquisti congiunti di gas è ha cominciato a farsi strada lo scorso autunno, quando la crisi energetica ha fatto impennare le bollette. Francia, Spagna, Italia, Grecia e Romania avevano già espresso il loro sostegno all'acquisto centralizzato, sostenendo che avrebbe fatto scendere i prezzi e rafforzato la sicurezza energetica.

"È molto importante che tutti gli Stati membri, a partire dai grandi Paesi, siano a bordo - ha dichiarato a Euronews Simone Tagliapietra, senior fellow di Bruegel -. Non sarà un bene solo per i piccoli Paesi, in particolare quelli dell'est, che potrebbero avere problemi a procurarsi il gas in caso di interruzione dei flussi da parte della Russia. Salvaguarderà la sicurezza energetica complessiva dell'Europa".

Ridurre la burocrazia

Poiché il gas è un bene limitato e molto richiesto l'Ue deve trovare altre risorse che possano compensare la perdita dei combustibili russi. REPower EU è considerato un livello aggiuntivo del Green Deal europeo e si concentra in modo particolare sulle energie rinnovabili. La Commissione propone di accelerare la diffusione di impianti eolici e solari con l'obiettivo di sostituire oltre 20 miliardi di metri cubi di gas russo entro la fine dell'anno.

Ma questo obiettivo si scontra con il grande muro della burocrazia: in media i parchi eolici richiedono nove anni per essere completati, mentre i pannelli solari richiedono dai quattro ai cinque anni per essere installati. Il processo è molto complesso e comporta numerose autorizzazioni relative a norme edilizie, energetiche, ambientali e architettoniche.

In una nuova raccomandazione Bruxelles ha chiesto agli Stati membri di accelerare significativamente il processo e di stabilire scadenze vincolanti per tutte le fasi. L'energia rinnovabile diventa un "interesse pubblico prevalente" che giustifica procedure più snelle.

"Accelerare le autorizzazioni è una buona idea - ha detto Alex Mason, responsabile delle politiche energetiche dell'ufficio Ue del Wwf -. Ma il modo per farlo è risolvere le procedure burocratiche inefficienti, non indebolire la legislazione ambientale. Esenzioni indiscriminate per i progetti di energia rinnovabile potrebbero danneggiare la biodiversità e fomentare l'opposizione dell'opinione pubblica, causando conflitti e ulteriori ritardi".

Allo stesso tempo la Commissione propone di aggiornare l'obiettivo dell'Ue in materia di energie rinnovabili per il 2030, portandolo dal 40% al 45% di tutta l'energia totale prodotta nel blocco, e di rendere obbligatori i pannelli solari in tutti i nuovi edifici pubblici e commerciali entro il 2025 e in tutte le unità residenziali entro il 2029.

La questione dei "cambiamenti comportamentali

L'indipendenza dall'energia russa non richiederà solo Ggl e pannelli solari: serviranno anche "cambiamenti comportamentali" nel modo in cui gli europei consumano elettricità. Tra i suggerimenti: usare di più i trasporti pubblici, ridurre la velocità in autostrada, abbassare il riscaldamento e l'aria condizionata, lavorare da casa e scegliere elettrodomestici più efficienti.

"Risparmiare energia è il modo più economico, sicuro e pulito per ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili dalla Russia", si legge nel documento della Commissione. Nessuno di questi suggerimenti è giuridicamente vincolante e fanno eco a precedenti appelli dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie).

Bruxelles stima che l'adozione di queste misure ridurrà la domanda di elettricità e a breve termine cancellerà il bisogno di 13 miliardi di metri cubi di gas russo. Tuttavia, poiché le proposte non hanno peso legislativo, non è chiaro quanto le famiglie e le imprese europee, alle prese con bollette e inflazione alle stelle, siano disposte a contribuire di propria volontà. La Commissione intende collaborare con l'Aie, i governi nazionali e le autorità locali per sviluppare campagne informative nel tentativo di promuovere atteggiamenti di efficienza energetica.

Un prezzo elevato

La trasformazione prevista da REPower EU ha, come prevedibile, un prezzo elevato: secondo le stime della Commissione diventare indipendenti dall'energia russa costerà 210 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi tra il 2022 e il 2027.

Oltre 110 miliardi di euro saranno destinati alla diffusione delle energie rinnovabili e dei sistemi a idrogeno, mentre 10 miliardi di euro saranno utilizzati per diversificare le importazioni di Gnl e quelle tramite i gasdotti. In un esercizio di riorganizzazione finanziaria Bruxelles ha proposto che la maggior parte del denaro provenga dai prestiti non utilizzati del fondo di recupero per il Covid-19.

Quando i leader dell'Ue hanno deciso di potenziare il nuovo strumento, nel 2020, hanno suddiviso i fondi in 312,5 miliardi di euro per le sovvenzioni e 360 miliardi di euro per i prestiti a basso interesse. Poiché i prestiti dovevano essere rimborsati progressivamente, la maggior parte degli Stati membri vi ha rinunciato e ha richiesto solo la quota di sovvenzioni loro assegnata.

In questo modo sono rimasti 225 miliardi di euro di prestiti non utilizzati, a cui ora si può attingere per finanziare la riprogettazione delle reti energetiche. Le entrate ottenute dal sistema di scambio delle quote di emissione potrebbero portare altri 20 miliardi di euro in sovvenzioni.

"La combinazione di nuove sovvenzioni e prestiti non utilizzati può diventare molto interessante", ha dichiarato un alto funzionario della Commissione, sottolineando che le sfide economiche poste dalla guerra richiedono inevitabilmente maggiori finanziamenti. In particolare la stima dei costi della Commissione prevede 2 miliardi di euro per il rinnovamento delle infrastrutture petrolifere.

Gli Stati membri stanno attualmente discutendo un divieto sul petrolio russo nell'ambito di un nuovo pacchetto di sanzioni, ma la proposta rimane bloccata perché l'Ungheria, un Paese collegato all'oleodotto Druzhba gestito dai russi, chiede un'eliminazione graduale più lunga e ingenti aiuti economici.