Energia, quali Paesi europei si sono impegnati a decarbonizzare entro il 2035?

Neve vicino a turbine eoliche sulla montagna di El Perdon, nel nord della Spagna
Neve vicino a turbine eoliche sulla montagna di El Perdon, nel nord della Spagna Diritti d'autore AP Photo/Alvaro Barrientos
Di Rosie Frost
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Dieci Paesi dell'Unione europea si sono impegnati ad effettuare una decarbonizzare dei loro settori energetici entro il 2035. Ma con grandi differenze nelle strategie

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Un gruppo di Paesi membri dell'Unione europea, che rappresentano oltre il 60% della produzione energetica, si sono impegnati a decarbonizzare il settore entro il 2035. A rivelarlo è un'analisi dell'organizzazione non governativa Beyond Fossil Fuels, secondo la quale le nazioni in questione sono dieci, e l'impegno avanzato è di abbandonare le fonti fossili entro il 2035. Quattro Paesi - Austria, Danimarca, Lituania e Lussemburgo - si anche sono esplicitamente impegnati a sostituirecarbone e gas con le rinnovabili.

"È incoraggiante il fatto che molti governi europei condividano l'ambizione di inaugurare l'era post-combustibili fossili assumendo impegni per il settore energetico entro il 2035. Ora è necessario che altri seguano l'esempio", afferma Tara Connolly, attivista di Beyond Fossil Fuels.

L'Agenzia Internazionale per l'Energia raccomanda proprio il 2035 come termine entro il quale i Paesi dovrebbero decarbonizzare i propri settori energetici, se si voranno rispettare gli impegni assunti con l'Accordo di Parigi, ed in particolare quello che prevede di limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 2°C - entro la fine del secolo, rispetto ai livelli preindustriali - rimanendo il più possibile vicini agli 1,5°.

Altri tre Stati - Portogallo, Svezia e Romania - hanno assunto impegni simili, ma non alla stessa data. Se dovessero anticipare i loro target al 2035, secondo Beyond Fossil Fuels più del 70% della capacità di produzione energetica dell'UE sarebbe coperta da questi impegni.

Secondo la ong, l'adozione di impegni nazionali concreti rappresenta il primo passo per trasformare il settore energetico europeo, fornendo chiari segnali all'industria e alla finanza sulla direzione della transizione energetica: "Rispettare l'orizzonte temporale del 2035 è solo una parte del compito - osserva Connolly -. I governi devono essere espliciti puntando ad eliminare gradualmente carbone, petrolio e gas, sostituendoli completamente con le rinnovabili".

La centrale a carbone di Neurath, nei pressi di Grevenbroich, in Germania
La centrale a carbone di Neurath, nei pressi di Grevenbroich, in GermaniaAP Photo/Michael Probst, File

Perché gli impegni di alcuni Paesi sono "inadeguati"?

Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia e Paesi Bassi completano l'elenco dei dieci Paesi che si sono impegnati a decarbonizzare entro il 2035. Ma secondo il gruppo di attivisti non sono abbastanza chiari sulla necessità di eliminare specificamente le fossili nei loro piani o si affidano a "tecnologie di produzione di energia inadeguate".

Beyond Fossil Fuels afferma di non sostenere l'espansione di queste tecnologie per una serie di ragioni, "tra cui l'impatto negativo sulla natura, i costi esorbitanti o la mancata realizzazione su scala e nei tempi previsti". Connolly cita, ad esempio, i biocarburanti, spiegando che quelli che possono essere generati in modo sostenibile dai nostri ecosistemi sono pochi. Considerando soprattutto che molte aree sono già sotto pressione a causa delle crisi della biodiversità e climatica.

Allo stesso modo, la costruzione di nuove centrali nucleari risulta "incredibilmente costosa" e viene completata sistematicamente con enormi ritardi, il che non è compatibile con le tabelle di marcia necessarie per attuare in tempo l'abbandono dei combustibili fossili. Inoltre, le tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2 è considerata una promessa da oltre un decennio, ma la sua efficacia non è ancora stata dimostrata e non esistono impianti sviluppati su scala europea.

Secondo la ong, infine, l'idrogeno prodotto da combustibili fossili è "incredibilmente ad alta intensità di CO2 e inefficiente, nonostante le promesse di ridurre le emissioni. L'opinione comune è che il solare a terra e sui tetti, insieme all'eolico onshore e offshore, forniranno la maggior quantità di elettricità rinnovabile in un sistema energetico europeo decarbonizzato", conclude Connolly.

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