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L'impatto del cambiamento climatico sull'agricoltura italiana

Terreno di viticoltura Murgo
Terreno di viticoltura Murgo   -   Diritti d'autore  Pietro Scammacca del Murgo
Di Samuele Damilano

“È l’instabilità climatica l’effetto che maggiormente si percepisce sulla influenza del riscaldamento globale, rispetto al semplice innalzamento delle temperature. Negli ultimi anni si percepiscono sempre di più violenti eventi climatici, caratterizzati da forti venti e piogge torrenziali”. Michele Scammacca del Murgo, 63 anni, siciliano, laureato in scienze agrarie alla Università di Louvain in Belgio, si occupa da 40 anni della viticoltura dell’agriturismo e azienda agricola “Tenuta San Michele – Murgo”, alle pendici dell’Etna, in Sicilia, nato nel 1860 grazie all’impegno del Barone Emanuele Scammacca del Murgo.

Nella regione, negli ultimi 30 anni, secondo una ricerca di Francesco Viola, docente presso l’Università di Cagliari, c’è stato un innalzamento della temperatura di un grado. E lo scorso agosto si è registrato il picco di 48,8 gradi, temperatura più alta mai registrata in Europa. Ma, per Michele Scammacca del Murgo, le teorie climatiche dovrebbero sempre essere considerate in termini statistici piuttosto che su un singolo episodio rilevante. "Queste questioni richiedono inoltre la competenza di esperti in questa materia e non possono basarsi sulla semplice percezione che si può avere una tantum". 

Pietro Scammacca del Murgo
terreno Scammacca del MurgoPietro Scammacca del Murgo

In una vitivinicoltura qualitativa, basata su rese moderate si percepiranno di meno questi effetti rispetto agli impianti intensivi ad alte rese e che richiedono anche una alta tecnologia ed il controllo di ogni singolo elemento della produzione.

Gli agricoltori in Sicilia si sono dovuti riadattare dopo l’aumento delle temperature?

Anche Andrea Passanisi, giovane agricoltore siciliano, possiede un terreno a Giarre, sulle pendici del vulcano Etna e non troppo distante dalla tenuta San Michele.

A cause dell’aumento delle temperature si sarebbe trovato costretto, racconta al Financial Times, a riconvertire la coltura del campo che un tempo apparteneva al nonno: non più uva per il vino, impossibile da coltivare per gli effetti del cambiamento climatico, ma avocado, fino a 1.400 tonnellate all’anno.

Un trend, quello dei frutti esotici nella regione, tra cui anche mango, nelle zone costiere e banane a livello di curiosità, che va avanti ormai da diversi anni, e che negli ultimi dieci anni ha subito un’accelerata notevole.

In C.da Gelso Bianco, alla Piana di Catania, l’Azienda Scammacca produce prevalentemente agrumi ed in una piccola parcella vi sono alcune piante di avocado e in questo caso non vi è stata alcuna influenza dovuta al riscaldamento globale.

Mario Torrisi/1966 AP
alberi di frutta sul monte EtnaMario Torrisi/1966 AP

“Siamo stati tra i primi ad impiantare avocado nella piana di Catania, già alla fine degli anni 80. L’avocado si adatta bene alla fascia climatica degli agrumi ma ha forti esigenze idriche e richiede protezione dai venti forti. Purtroppo abbiamo precorso di troppo i tempi e la nostra produzione non raggiungeva una quantità sufficiente per affrontare la commercializzazione".

I danni del cambiamento climatico nell’agricoltura italiana

Dal rapporto annuale 2022 Ismea (l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) sulla gestione del rischio delle aziende, si evince che nel complesso l’agricoltura italiana sta subendo danni notevoli derivanti dall’aumento delle temperature: nel 2021, + 0,29°C rispetto al trentennio di riferimento 1991-2020.

“Si tratta, ad oggi, del decimo anno più caldo per il nostro Paese dal 1800. Il dato del 2021 si inserisce peraltro in un trend di temperature in costante ascesa, con un aumento di circa 0,45°C per decennio dal 1800 a oggi”, si legge nel rapporto. 

Sempre nel 2021, secondo le stime di Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana, il settore in Italia ha subito danni per due miliardi di euro.

Le temperature bollenti di fine anno confermano l’andamento climatico anomalo del 2021, che ha tagliato i raccolti con crolli che vanno dal 25 percento per il riso al 10 percento per il grano, dal 15 percento per la frutta al 9 percento per il vino, ma anche l’addio a un vasetto di miele Made in Italy su quattro.

“Il cambiamento climatico e l’aumento della temperatura, con conseguente alterazione delle stagioni delle piogge e aumento di eventi estremi, sono le principali sfide che deve affrontare l’agricoltura italiana”, spiega a Euronews Anna Rufolo, responsabile settori ortofrutta e olio presso la Cia (Confederazione italiana agricoltori). 

Antonio Calanni/AP
Donna che lavora nell'agricoltura, SiciliaAntonio Calanni/AP

“Ondate di calore atipiche, grandinate più frequenti e più intense, hanno effetti devastanti sulla vita delle piante e la loro vulnerabilità ai parassiti, rendendo sempre più spesso la produzione non accettabile: una grandinata non prevista su delle pesche fuori raccolto, magari non assicurate, rappresenta una tragedia per l’agricoltore”. 

Si legge in un rapporto della Cia dell'anno scorso che “l’ortofrutta nazionale sta affrontando per il secondo anno consecutivo la crisi per le gelate tardive che hanno procurato, in questo 2021, oltre 800 milioni di danni alla frutticoltura estiva e primaverile (albicocche, pesco, susino e ciliegio) e poi su pere, kiwi e frutta in guscio con particolare riferimento alle nocciole (-70%)”.

Gestire l’emergenza è ormai anacronistico, sostiene la Cia, come lo è pensare che le aziende possano contare solo sul sistema assicurativo con costi di accesso crescenti, o confidare nel Fondo di Solidarietà nazionale che va assolutamente ripensato.

A livello europeo, secondo un rapporto dell’European environment agency, il valore della terra nel sud Europa diminuirà dell’80 percento entro il 2100.