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"Anche le vite dei russi contano". Lars Von Trier difende la sua frase

Il registadanese  Lars Von Trier
Il registadanese Lars Von Trier Diritti d'autore Francois Mori/AP2011
Diritti d'autore Francois Mori/AP2011
Di David Mouriquand
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

"Anche le vite dei russi contano". Il regista danese Lars Von Trier difende la sua presa di posizione sulla guerra in Ucraina

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Il regista danese Lars von Trier, non nuovo a polemiche, si è difeso dopo aver pubblicato un controverso post sui social media, nel quale ha criticato la donazione di jet da combattimento F-16 da parte della Danimarca all'Ucraina. Il regista, autore del film vincitore della Palma d'Oro Dancer in the Dark e di altre celebri pellicole come Melancholia e Nymphomaniac, ha scritto su Instagram che "Anche le vite russe contano!", dopo la visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella nazione scandinava.

Il post di Von Trier era indirizzato a "Mr. Zelensky e Mr. Putin, e non ultimo alla signora Frederiksen (che ieri, come ne fosse perdutamente innamorata, ha posato a bordo di una delle più spaventose macchine portatrici di morte del nostro tempo, con un sorriso a 32 denti". E aggiungendo, appunto, che "anche le vite russe contano! Cordiali saluti, Lars".

Il post di Von Trier ha attirato l'attenzione dei media russi e ucraini. A condividerlo su Twitter/X è stato Oleksiy Danilov, il capo del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell'Ucraina, che ha scritto: "La guerra non è un film in cui gli attori recitano. Dietro ogni terrorista russo vivo, c'è un ucraino morto".

"La scelta tra carnefici e vittime diventa una tragedia se l'artista sceglie la parte del carnefice. L'Ucraina non vive nell'astrazione, ma in una realtà crudele in cui i russi sono gli assassini. Diamo un semplice consiglio ad un regista famoso: immaginare che un missile russo voli ogni giorno sulla sua città, che suo padre o sua madre siano stati uccisi, che suo nipote sia stato portato in Russia e che un soldato russo abbia violentato sua moglie prima di bruciare la sua casa. In questo caso, l'astrazione di un ipocrita 'umanesimo' assume caratteristiche completamente diverse. Quelle della vita reale, non quella di una fiction".

Difendendo le sue osservazioni, il regista 67enne ha aggiunto: "Stavo solo affermando l'ovvio: che tutte le vite in questo mondo contano! Un concetto che risale, a quanto pare, ad un'epoca in cui il pacifismo era una virtù".

In un'intervista al quotidiano danese Politiken, il docente universitario Jakob Baek Kristensen ha dichiarato che la Russia accoglierà il primo post sull'argomento di von Trier "a braccia aperte. Lascia intendere che la Russia non sia un aggressore senza cuore e che si tratti di un conflitto legittimo, nel quale Mosca è altrettanto infelice ogni volta che subisce perdite", ha aggiunto il ricercatore.

Il regista danese è balzato agli onori della cronaca la scorsa settimana dopo aver condiviso un video su Instagram in cui rendeva pubblico il suo desiderio di avere una "fidanzata e musa". Nel filmato afferma: "Non so in cosa mi abbia spinto questa volta. Quindi, prima di annegare in una pubblicità autoreferenziale, lasciatemi chiarire alcune cose. Ho 67 anni. Ho il Parkinson, un disturbo ossessivo-compulsivo e una forma di alcolismo al momento sotto controllo. In breve, con un po' di fortuna dovrei fare ancora qualche film decente. Tutto questo va inteso come un annuncio per essere contattato in vecchio stile: io, senza conoscere minimamente i social media, sto cercando una fidanzata/musa. E nonostante tutti i piagnistei, ribadisco che in una giornata positiva, con la giusta compagnia, posso essere un partner affascinante. Grazie per la vostra infinita pazienza".

Noto per il suo senso dell'umorismo noir, Von Trier non è nuovo alle polemiche - in particolare quando, nel 2011 al Festival di Cannes, durante la conferenza stampa per il film Melancholia, dichiarò di "capire" Hitler. Fu espulso dagli organizzatori e successivamente indagato dalla polizia danese. In seguito si è scusato per l'affermazione. Nel 2017 la musicista e attrice Björk, che Von Trier ha diretto nel film musicale del 2000 Dancer in the Dark, ha accusato il regista di molestie sessuali.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP, Politiken

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