Inflazione nell’Eurozona in calo all’1,7% a gennaio, minimo da settembre 2024 e sotto l’obiettivo BCE del 2%. L’inflazione di fondo scende al 2,2% grazie al crollo dei prezzi dell’energia.
L'inflazione dell'area euro ha continuato a rallentare a gennaio, scendendo ai minimi da settembre 2024 e portandosi al di sotto dell'obiettivo di medio termine della Banca centrale europea (BCE).
Secondo una stima flash di Eurostat, l'inflazione annua nell'area euro è rallentata dal 2,0% di dicembre, in linea con le attese del mercato.
Inflazione di fondo in ulteriore calo
L'inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari, è scesa dal 2,3% al 2,2% su base annua, il livello più basso dall'ottobre 2021. Su base mensile i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,5%, il calo più marcato dal novembre 2023.
I servizi hanno registrato il tasso annuo più elevato, al 3,2%, in calo dal 3,4%, mentre i prezzi di alimentari, alcol e tabacco sono risaliti leggermente al 2,7%. I beni industriali non energetici sono aumentati in modo contenuto dello 0,4% e i prezzi dell'energia sono crollati del 4,1%, accentuando la flessione dell'1,9% del mese precedente.
Su base mensile, i prezzi nell'intera area sono diminuiti dello 0,5%, il calo più forte dal novembre 2023.
Tra le maggiori economie dell'area euro l'inflazione è rimasta contenuta. In Germania il tasso annuo stimato è al 2,1%, sostanzialmente in linea con la media dell'area, mentre in Italia l'inflazione si è fermata all'1%, a testimonianza di una domanda interna debole.
Spicca la Francia, con un dato stimato allo 0,4%, il più basso del blocco, che conferma l'intensità della recente fase di disinflazione. La Slovacchia ha invece registrato il tasso annuo più elevato, al 4,2%.
Inflazione in calo segnala domanda debole
Per alcuni economisti il calo dell'inflazione non è un segnale del tutto positivo.
Joe Nellis, professore emerito e consulente economico presso MHA, avverte che la tendenza disinflazionistica è in parte dovuta a una domanda fiacca.
«Non è necessariamente un motivo di festa», afferma Nellis.
«La debole crescita economica degli ultimi anni ha frenato la domanda, contribuendo a spingere l'inflazione verso il basso».
Il calo dei prezzi dell'energia ha favorito il rallentamento, ma l'inflazione di fondo resta più tenace, anche se la sua dinamica continua ad attenuarsi invece di tornare ad accelerare.
Con un'inflazione ormai vicina all'obiettivo e una crescita debole in gran parte del blocco, non vi sono motivi per un ulteriore irrigidimento della politica monetaria, spiega Nellis.
Per le imprese lo scenario sta diventando più prevedibile. Un'inflazione vicina al target offre maggiore visibilità su costi e listini. I costi di finanziamento, pur restando elevati rispetto al periodo pre-pandemico, sono scesi dai picchi precedenti e potrebbero diminuire ancora più avanti nel 2026.
La domanda dei consumatori, però, dovrebbe riprendersi solo gradualmente, man mano che i redditi reali torneranno a crescere.
Quali saranno le prossime mosse della BCE?
Nella riunione di giovedì, la prima dell'anno, il Consiglio direttivo della BCE dovrebbe lasciare invariati i tassi d'interesse.
Secondo Alexandre Strott, economista di Goldman Sachs, il primo meeting dell'anno della BCE dovrebbe essere privo di sorprese.
«Il Consiglio direttivo probabilmente manterrà invariati i tassi e tutti gli altri parametri di politica monetaria», ha dichiarato, sottolineando che i dati in arrivo restano in gran parte in linea con le proiezioni interne e che i decisori continuano a considerare appropriato l'orientamento attuale.
È quindi probabile che la presidente della BCE Christine Lagarde ribadisca per la sesta riunione consecutiva che la politica monetaria si trova in una «buona posizione».
Roman Ziruk, senior market analyst di Ebury, osserva che il quadro dell'inflazione indica pressioni sui prezzi contenute, con un rischio crescente che l'inflazione scenda al di sotto del target.
«Il rapido apprezzamento dell'euro riduce in misura non trascurabile i prezzi delle importazioni», spiega Ziruk, aggiungendo che allo stesso tempo penalizza la competitività delle esportazioni, un canale fondamentale per l'economia dell'area euro.
Di conseguenza, i mercati che fino a poche settimane fa scommettevano su un rialzo dei tassi ora attribuiscono una probabilità su cinque a un taglio entro fine anno.
Ruben Segura-Cayuela, economista di Bank of America, si aspetta che la BCE mantenga un atteggiamento prudente.
«Se l'incertezza è stata un elemento chiave che ha spinto Lagarde alla prudenza in dicembre, da allora non ha fatto che aumentare», afferma.
Bank of America continua a prevedere un taglio dei tassi di 25 punti base a marzo 2026, che considera l'ultima riduzione del ciclo espansivo, seguito da una lunga fase di pausa nel 2026 e nel 2027.
Reazione dei mercati contenuta
I mercati finanziari hanno reagito poco ai dati. L'euro è rimasto stabile intorno a 1,18 contro il dollaro, mentre il rendimento dei Bund tedeschi è rimasto quasi invariato al 2,88%.
Le Borse dell'eurozona hanno chiuso in leggero rialzo, con l'indice Euro STOXX 50 in progresso dello 0,3%.
Gli indici nazionali hanno mostrato un andamento misto ma nel complesso positivo: il DAX tedesco è salito dello 0,06%, il CAC 40 francese dello 0,74% e il FTSE MIB italiano dello 0,69%.