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Inflazione in Europa: potrebbe tornare a salire a sorpresa nel 2026?

ARCHIVIO. La presidente della BCE Christine Lagarde parla ai giornalisti dopo una riunione del Consiglio direttivo della BCE a Francoforte, in Germania, 18 dicembre 2025.
ARCHIVIO. La presidente della BCE, Christine Lagarde, parla ai giornalisti dopo una riunione del consiglio direttivo a Francoforte, in Germania, 18 dic. 2025. Diritti d'autore  Michael Probst/AP
Diritti d'autore Michael Probst/AP
Di Piero Cingari
Pubblicato il
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Eurozona: settore privato in crescita a gennaio. Ma l’inflazione nei servizi mostra un aumento persistente e riaccende i timori della BCE.

L’attività del settore privato dell’Eurozona è cresciuta per l’ottavo mese consecutivo a gennaio, ma il preoccupante rialzo dell’inflazione nei servizi potrebbe complicare il percorso dei tassi della Banca Centrale Europea quest’anno.

Le ultime rilevazioni flash del PMI, pubblicate da Hamburg Commercial Bank (HCOB) e S&P Global, mostrano che l’economia della regione è ancora su un sentiero di crescita fragile a inizio anno.

Il PMI composito dell’area euro, che cattura l’andamento di manifattura e servizi, è rimasto invariato a 51,5 a gennaio, poco sotto le attese di 51,8.

“La ripresa appare ancora piuttosto debole”, ha detto il capo economista di HCOB, Dr. Cyrus de la Rubia.

L’attività nei servizi è rimasta in territorio di espansione, ma il settore ha mostrato segnali di raffreddamento.

Il PMI dei servizi dell’Eurozona è sceso a 51,9 a gennaio — il livello più basso da quattro mesi — da 52,4 di dicembre, sotto le attese di 52,6.

La manifattura, intanto, continua a faticare: il PMI è rimasto leggermente sotto la soglia di 50 per il terzo mese di fila, segnalando una contrazione in corso.

Rischi di inflazione

La preoccupazione maggiore emersa dai dati di gennaio è la nuova accelerazione dell’inflazione nel settore dei servizi.

Sebbene l’inflazione dell’Eurozona sia scesa all’1,9% a dicembre — sotto l’obiettivo del 2% della BCE — il PMI di gennaio indica che le pressioni di fondo sui prezzi sono tutt’altro che sopite.

“L’inflazione nei servizi, che la banca centrale monitora con particolare attenzione, è aumentata sensibilmente in termini di prezzi di vendita”, ha detto de la Rubia.

L’inflazione dei prezzi di vendita ha toccato il massimo da aprile 2024, trainata soprattutto dai servizi. Al contrario, i prezzi alla produzione della manifattura hanno proseguito la marginale flessione.

“Per la BCE, questi risultati sono tutt’altro che rassicuranti”, ha aggiunto de la Rubia, suggerendo che i responsabili della politica monetaria potrebbero sentirsi confermati nella prudenza.

Secondo de la Rubia, le voci più rigoriste nel Consiglio direttivo della BCE potrebbero persino sostenere che la prossima mossa sui tassi debba essere un rialzo.

Nelle ultime previsioni, la BCE stima un’inflazione all’1,9% nel 2026 e all’1,8% nel 2027.

Alla riunione della BCE del mese scorso, la presidente Christine Lagarde ha affermato che non sorprende affatto che l’inflazione dei servizi sia superiore alle attese e contribuisca al dato complessivo.

Ha aggiunto che questo è compensato dal calo dei prezzi dei beni, osservando come le due componenti si muovano in direzioni opposte.

Nonostante dati di attività contrastanti e timori di inflazione rinnovati, la fiducia delle imprese nell’Eurozona è migliorata sensibilmente.

L’ottimismo sulle prospettive per l’anno in corso ha toccato il massimo da 20 mesi, sostenuto da un sentiment più forte sia nella manifattura sia nei servizi. I produttori hanno registrato il livello di ottimismo più alto da quasi quattro anni.

Tendenze nazionali divergenti

Un’analisi delle due maggiori economie dell’Eurozona mostra traiettorie divergenti.

Il settore privato tedesco mostra segnali di nuovo slancio: il PMI composito è salito a 52,5 a gennaio, massimo da tre mesi, da 51,3 di dicembre e sopra le attese di 51,6.

“Nel complesso, i dati mostrano un buon avvio d’anno”, ha detto de la Rubia.

“La produzione manifatturiera e i nuovi ordini sono tornati a un lieve aumento, mentre i servizi hanno registrato un recupero più convincente dell’attività.”

Al contrario, l’economia francese è tornata in contrazione. Il PMI composito della Francia è sceso a 48,6 a gennaio dal livello neutrale di 50 di dicembre, segnando il primo ritorno al calo da ottobre e deludendo le attese di mercato.

I venti contrari esterni continuano a pesare sulle imprese francesi, in particolare sugli esportatori.

“Le rinnovate minacce tariffarie degli Stati Uniti, compresa l’ipotesi di un dazio del 200% sullo champagne francese, evidenziano quanto l’ambiente esterno resti fragile”, ha detto Jonas Feldhusen, economista junior di HCOB.

Anche se tali misure possono essere retorica politica, aumentano l’incertezza per le aziende orientate all’export, già alle prese con un euro forte e una concorrenza crescente dalla Cina.

Pur se la prospettiva di una soluzione al bilancio nazionale 2026 offre un certo grado di stabilità politica, Feldhusen avverte che i manifatturieri francesi hanno ancora davanti un percorso difficile.

“Resta incerto se l’industria manifatturiera avvierà una ripresa nel 2026”, ha detto, sottolineando che i nuovi ordini continuano a contrarsi e la performance dell’export resta sotto pressione.

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