Trump conferma il blocco dei porti iraniani finché Teheran non accetterà un accordo di pace. Sequestrata una nave nello Stretto di Hormuz, petrolio in rialzo e negoziati a rischio
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito con fermezza che Washington non revocherà il blocco dei porti iraniani finché Teheran non accetterà un accordo per porre fine alla guerra in corso.
“Il blocco non sarà rimosso finché non ci sarà un deal”, ha scritto Trump sui social, sottolineando l’impatto economico devastante per l’Iran, che secondo lui starebbe perdendo circa 500 milioni di dollari al giorno.
La crisi si concentra nello strategico Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il traffico petrolifero mondiale. Nonostante segnali contrastanti sull’apertura della rotta, il traffico marittimo resta fortemente limitato e soggetto a controlli e tensioni tra le due potenze.
Sequestro della nave e nuova escalation
La situazione è precipitata ulteriormente dopo che la Marina statunitense ha sequestrato una nave cargo battente bandiera iraniana, la Touska, accusata di aver tentato di violare il blocco navale.
Secondo fonti statunitensi, l’imbarcazione è stata fermata dopo ore di avvertimenti e immobilizzata con un attacco mirato alla sala macchine, prima dell’abbordaggio da parte dei Marines.
Teheran ha reagito duramente, definendo l’operazione un “atto di pirateria” e una violazione del fragile cessate il fuoco, promettendo una risposta. L’episodio rischia ora di compromettere definitivamente i negoziati diplomatici.
Negoziati a rischio
Il sequestro arriva infatti a ridosso del secondo round di colloqui di pace previsti in Pakistan, ai quali l’Iran ha deciso di non partecipare.
Secondo fonti diplomatiche, le richieste statunitensi e il mantenimento del blocco navale hanno alimentato la sfiducia di Teheran, mettendo in dubbio la reale volontà di Washington di perseguire una soluzione negoziale.
Nonostante nei giorni scorsi Trump avesse parlato di una guerra “quasi finita”, gli ultimi sviluppi indicano invece un possibile ritorno all’escalation.
Petrolio in rialzo e mercati in allerta
Le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno già avendo effetti immediati sull’economia globale. Il prezzo del petrolio è tornato a salire con forza, con il Brent che ha registrato un significativo aumento dopo giorni di relativa stabilità.
Considerato che circa il 20 per cento del petrolio mondiale transita da questa rotta, ogni interruzione o incertezza ha ripercussioni dirette sui mercati energetici e sull’inflazione globale.
Un equilibrio sempre più fragile
Il blocco imposto dagli Stati Uniti, avviato per costringere l’Iran a riaprire completamente lo stretto e accettare condizioni di pace, resta quindi il nodo centrale della crisi.
"Senza un accordo entro mercoledì ripartono le bombe" ha minacciato Trump. "Non accettiamo negoziati all'ombra della minaccia" è stata la replica di Teheran.
Nel frattempo, sono previste nuove trattative tra Israele e Libano giovedì.