Gli Usa sequestrano una nave iraniana nello Stretto di Hormuz. Teheran parla di pirateria e promette risposta. Petrolio in rialzo e negoziati a rischio
Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver attaccato e sequestrato una nave da carico battente bandiera iraniana che, secondo Washington, domenica avrebbe tentato di eludere il blocco navale nei pressi dello Stretto di Hormuz. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: il comando militare congiunto ha giurato ritorsioni, mettendo seriamente in discussione il destino del fragile cessate il fuoco, a pochi giorni dalla sua scadenza.
La nave rappresenta il primo caso di intercettazione da parte della Marina statunitense da quando, la scorsa settimana, è stato avviato il blocco dei porti iraniani. La misura è stata adottata in risposta alla chiusura della strategica via marittima da parte dell’Iran dopo lo scoppio della guerra del 28 febbraio, che vede coinvolti Stati Uniti e Israele contro Teheran.
L’Iran ha definito l’abbordaggio armato del cargo una violazione della tregua e un vero e proprio atto di pirateria.
Secondo quanto dichiarato dal presidente Donald Trump sui social media, un cacciatorpediniere missilistico della Marina statunitense nel Golfo dell’Oman avrebbe intimato alla nave iraniana, identificata come Touska, di fermarsi. Dopo sei ore di avvertimenti, l’imbarcazione sarebbe stata fermata con un colpo diretto alla sala macchine, “bloccandola sul posto”.
I Marines statunitensi hanno quindi preso il controllo della nave, autorizzati da Washington, e stanno ispezionando il carico. Non è ancora chiaro se vi siano stati feriti. Il Comando centrale degli Stati Uniti non ha fornito ulteriori dettagli, limitandosi a confermare che sono stati emessi “ripetuti avvertimenti per un periodo di sei ore”.
Petrolio in rialzo e crisi energetica
L’incidente ha avuto un impatto immediato sui mercati energetici globali. Il prezzo del petrolio è salito rapidamente: il Brent ha aperto le contrattazioni lunedì a 95 dollari al barile, in aumento rispetto ai 91-92 dollari registrati durante gran parte del cessate il fuoco.
Il rialzo aggrava una crisi energetica già profonda, considerata tra le più gravi degli ultimi decenni.
Diplomazia in bilico
L’episodio aumenta l’incertezza sull’evoluzione del conflitto. Negli ultimi giorni, Trump aveva dichiarato che la guerra era “quasi finita”, annunciando anche nuovi colloqui con l’Iran in Pakistan.
Washington ha infatti comunicato l’invio a Islamabad di una delegazione guidata dal vicepresidente JD Vance per avviare un secondo ciclo di negoziati con Teheran, con l’obiettivo di colmare le divergenze e raggiungere un accordo globale.
Tuttavia, da parte iraniana non sono arrivate conferme. I media statali di Teheran, citando fonti anonime, hanno anzi lasciato intendere che i colloqui potrebbero non svolgersi.
Poco dopo la notizia del sequestro della nave, i media iraniani hanno riferito di una telefonata tra il presidente Masoud Pezeshkian e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif.
Durante il colloquio, Pezeshkian ha accusato gli Stati Uniti di “bullismo” e comportamento irragionevole, sostenendo che Washington potrebbe voler “tradire la diplomazia”, replicando schemi già visti in passato.
Due precedenti tentativi di negoziato - lo scorso giugno e all’inizio dell’anno - erano infatti falliti a causa di attacchi militari israeliani e statunitensi.
In un’altra conversazione, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato al suo omologo pakistano Ishaq Dar che le recenti azioni e contraddizioni degli Stati Uniti dimostrano “cattive intenzioni e mancanza di serietà nella diplomazia”.
Il Pakistan non ha ufficialmente confermato il nuovo round di colloqui, ma ha rafforzato le misure di sicurezza a Islamabad. Secondo fonti locali, i preparativi sarebbero comunque in fase avanzata, con personale di sicurezza statunitense già presente sul posto.
Sabato, Teheran aveva dichiarato di aver ricevuto nuove proposte da Washington. Il capo negoziatore iraniano e speaker del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf ha affermato che “non ci sarà alcun ritiro nel campo della diplomazia”, pur riconoscendo che resta un ampio divario tra le parti.
Le divergenze riguardano principalmente il programma nucleare iraniano, il ruolo dei gruppi alleati regionali e il controllo dello Stretto di Hormuz.
Minacce e rischio escalation
Nel suo annuncio sui negoziati, Trump ha anche ribadito minacce dirette contro le infrastrutture iraniane, attirando critiche e accuse di possibili crimini di guerra. Se Teheran non accetterà l’accordo proposto, ha scritto, “gli Stati Uniti metteranno fuori uso ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran”.
All’inizio di lunedì, l’Iran ha avvertito che la situazione potrebbe avere conseguenze durature per l’economia globale. Centinaia di navi restano ferme alle estremità dello stretto, in attesa di autorizzazione al transito.
Il primo vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref, ha dichiarato che la sicurezza dello stretto “non è gratuita” e ha posto una scelta netta: “o un mercato del petrolio libero per tutti, o il rischio di costi significativi per tutti”.
Un nodo cruciale per il mondo
Circa un quinto del commercio mondiale di petrolio passa attraverso lo Stretto di Hormuz, insieme a forniture essenziali come gas naturale, fertilizzanti e aiuti umanitari diretti verso aree critiche come Afghanistan e Sudan.
In questo contesto, anche un singolo incidente rischia di avere conseguenze globali. Il sequestro della nave Touska potrebbe rappresentare un punto di svolta: la tregua vacilla, la diplomazia appare fragile e lo spettro di un’escalation resta più concreto che mai.